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Tv locali, Auditel 2016. Emittenti stanche, ma un caso emblematico da studiare: quello di Espansione Tv

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Nel 2016 il primo posto tra le emittenti televisive per contatti totali l’ottiene Telelombardia, scartando di pochissimo la pugliese Telenorba.
Ma la vera sorpresa è la comasca Espansione Tv: l’unica ad aver creduto in YouTube quale serbatoio di contenuti di qualità, ottenendo, attraverso l’indovinato SuperTube, ben 316.214 contatti.
In generale, la radiografia Auditel mostra come la maggior parte delle televisioni locali abbia risentito della progressiva (ed inevitabile) frammentazione dell’audience, caso che ha interessato in questi anni le tv generaliste anche nazionali. A causa di questo fenomeno, l’ascolto generale è in calo rispetto al 2015, dopo che aveva avuto luogo il riequilibrio conseguente allo tsunami della migrazione al DTT del 2010/2012, che aveva azzerato (o quasi) le rendite di posizione.
Sta di fatto che, secondo i dati (contatti) Auditel, nel 2016 Telelombardia ha totalizzato 616.459 ascolti, ad un niente di distanza da Telenorba (615.131), mentre al 3° posto si è collocata l’ibrida Canale Italia 83 (troppo grande per essere una tv locale, troppo piccola per essere una nazionale). A dimostrare il tramonto di un’epoca, solo al 4° posto fa capolino la capostipite delle tv locali generaliste: Antennatre (Lombardia), con 431.823 contatti, seguita dall’altro storico brand napoletano Canale 21. Buon riscontro per il FSMA Top Calcio 24, che vede premiata la formula del videotesto, evoluzione del televideo, con 378.395 utenti.
Al 7° posto c’è ancora il gruppo pugliese Telenorba, con Teledue (377.794), seguita da 7 Gold Telecity Lombardia (371.206), che precede, al 9° posto, la sarda Videolina (340.764).
Ed ecco, in decima posizione, il caso citato in apertura di Espansione Tv, sul quale ci soffermeremo con un’ampia dissertazione al termine dell’esposizione dei dati. Undicesima in classifica ancora un affiliato alla syndication 7 Gold: Tele Padova, con 304.690 contatti, valore limitrofo a quello della concittadina Telenuovo (297.955).
Evidentemente premiata da un layout editoriale rinnovato, con al centro la veicolazione di film della collezione “commedia sexy anni ‘70”, la lombarda Telereporter, che fa coincidere la posizione d’audience con quella del proprio LCN in regione (13), la quale totalizza 288.055 telespettatori (a confermare che per un certo tipo di televisione c’è ancora ampio spazio).
Al 14° posto troviamo secondo Auditel Canale 9 (281.476), che distanzia la milanese Telenova, con 250.925 teste raggiunte. Seguono: Antenna Sicilia al 16° posto (247.437), Canale 8 (245.631), la napoletana Televomero (234.957), A3 (231.409) mentre chiude il gruppo delle prime 20 televisioni TVA Vicenza (220.328).
Ciò posto, passiamo ad approfondire l’annunciata sensazionale crescita di Espansione Tv, peraltro ampiamente prevista da questo periodico e che pare conseguente ad una scelta più logica che strategica del suo editore, Maurizio Giunco (tra l’altro presidente dell’Associazione Tv Locali di Confindustria), il quale, prima di altri (anzi, all’evidenza, solo), ha capito che l’antico modello televisivo era definitivamente tramontato.
D’altra parte, nell’ottobre 2015, su queste pagine, in occasione di un intervento conferenziale per i 40 anni della rivista Millecanali, il direttore di NL, Massimo Lualdi, osservava come, con l’avvento del digitale, le tv locali avessero “tradito le proprie origini, sottovalutando l’importanza dei contenuti e sopravvalutando quella della fornitura di servizi, illudendosi – o facendosi illudere – di avere un improbabile ricco futuro come fornitori di banda”. Esse si erano “mostrate scoordinate e confuse sul piano politico: mentre gli operatori nazionali avevano ben chiari i propri obiettivi”, le tv locali si erano mosse in maniera scompaginata, “avvallando la scelta dissennata di tradurre un canale analogico in un mux e così moltiplicando a dismisura il panorama dei soggetti esistenti senza che vi fossero i contenuti necessari per supportarli”. Ciò aveva generato “la ghettizzazione sotto gli occhi di tutti: centinaia di programmi-monoscopio perduti tra LCN infrequentabili”.
Eppure, spiegava Lualdi, “Le tv locali hanno (oggi, ndr) una grandissima opportunità: non tanto come operatori di rete, attività che sarà appannaggio, medio tempore, di non più di una cinquantina di operatori regionali, ma come collettori di contenuti, sfruttando il palese limite del telespettatore medio: la pigrizia”.
E qui si arrivava al caso specifico di Espansione Tv, con la felice intuizione di SuperTube, collettore che ne caratterizza diverse fasce di trasmissione quotidiana: “Il web, YouTube in primis – sottolineava nel 2015 Lualdi – offre oggi una quantità enorme di contenuti di altissima qualità assolutamente liberi. L’utente lo sa bene, ma non ha voglia di ricercarli e selezionarli. Gli editori possono quindi diventare dei gatekeeper, cercando e selezionando per conto degli utenti contenuti ad alta appetibilità da trasmettere. Le tv locali non devono ritenere il web un nemico da combattere con una guerra che sarebbe inevitabilmente persa (anche perché il futuro mediatico sarà webcentrico) ma un alleato, un mare pescoso di contenuti che aspettano solo di essere presi e proposti”. Addirittura, senza citarla espressamente, in quell’occasione, si faceva riferimento a Espansione Tv: “Una tv lombarda trasmette già oggi, per molte ore al giorno una selezione di filmati di alta qualità tecnica e contenutistica presa da You Tube: pare che l’ascolto nelle fasce di trasmissione di tale collettore sia superiore alla media della restante programmazione”. Del resto, spiegava Massimo Lualdi: “Gran parte dei filmati di Paperissima è noto non provenire dagli utenti ma da una selezione degli autori su YouTube e anche i tg ormai attingono spessissimo a filmati in rete. Il web è pieno di contenuti internazionali, nazionali e locali, di aspiranti documentaristi, attori, registi, conduttori, giornalisti, reporter di grandissima capacità che attendono solo di essere scoperti e trasmessi. E le tv locali ben potrebbero essere talent scout in questo senso”. Anche sul lato commerciale si osservava come il web potesse essere maestro: “le tv locali dovrebbero assimilare le tendenze degli utenti mutuate dal web. Basta televendite noiose e lunghissime o spot di bassa qualità e scarsa comunicatività: come insegna il colosso QVC la vendita deve diventare spettacolo e il messaggio pubblicitario deve integrarsi nel contenuto, non interromperlo”. L’esempio erano i minispot di YouTube: “immaginate un collettore di contenuti di grandissima attrattività (e sul web il problema è solo quello di selezionarli) intervallato in punti strategici da microspot da 10 secondi, rapidi la concisi, martellanti ma non dissuasivi, efficaci senza essere invasivi”. Considerazioni all’evidenza purtroppo cadute nel vuoto. Salvo che da parte di Maurizio Giunco, del quale già immaginiamo il soddisfatto sorriso nel leggere questo articolo. (E.G. per NL)

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