Home Giurisprudenza e Normativa Diritto d’autore. Copia Privata, è tutto da rifare. È illegittimo il sistema...

Diritto d’autore. Copia Privata, è tutto da rifare. È illegittimo il sistema di riscossione del compenso di riproduzione privata

CONDIVIDI

Sembrerà strano nell’era dell’accesso, doversi occupare ancora della cosiddetta “eccezione per la riproduzione privata ad uso personale”, meglio conosciuta come copia privata e soprattutto del suo compenso che dovrebbe derivare dalle sole copie di propri supporti originali (fonogrammi e videogrammi) effettuate al legittimo possesso o accesso delle persone fisiche.
Ce ne occupiamo perché quel sistema in uso fino ad oggi è illegittimo – ma questo lo aveva già detto un anno fa la Corte di Giustizia Europea a cui si erano rivolti produttori come Samsung, Sony, Fastweb, HP, Telecom, Wind ed altri –  ora  arriva a certificarlo anche il “bollino” del Consiglio di Stato che va a “recepire” quella decisione della Corte e abolisce perciò, tutte quelle parti oggetto della contestazione e in particolare l’articolo 4 del Decreto Ministeriale del 3° dicembre 2009 dell’allora ministro Bondi. Nel 2014 poi, il ministro Franceschini ritoccò al rialzo le tariffe che erano state estese anche a Smartphone, HD e molto altro e senza prevedere alcuna esenzione per i dispositivi per uso professionale.

La copia privata è una eccezione al diritto di riproduzione dell’autore e del produttore che permette alla persona fisica – sono per tanto escluse le aziende o comunque i soggetti dotati di “personalità giuridica” – di copiarsi i dischi in vinile e i cd, i vhs o i dvd acquisiti legittimamente per possesso oppure per accesso. Insomma, i dischi di casa per il proprio uso personale e senza alcuno scopo commerciale diretto o indiretto; esattamente per gli stessi usi e scopi per i quali si acquisiscono registrazioni poste in commercio o comunque distribuite anche se poi ci sono altri molti limiti che ne rendono ormai difficile l’utilizzo; per esempio lo streaming e il digital downloading non può essere copiato o perché espressamente vietato (streaming) o perché regolato dai TOS dei portali, ovvero escluso dalla normativa stessa all’articolo 71-sexies comma 3 del D. Lgs. 68/2003, che ha recepito la Direttiva UE 2001/29/CE.

Quest’ultimo è un passaggio importante per definire con precisione anche il caso in cui sul cd finisse un’opera protetta ma per motivi tecnici o più semplicemente scaricata legittimamente da iTunes e masterizzata duplicata su un altro HD di proprietà dell’utente stesso. Ciò che avremmo ottenuto non sarebbe una copia privata ma più semplicemente una copia autorizzata al pari, per gli usi e gli scopi definiti, del suo originale.
Un DJ per esempio, può quindi copiare il proprio preziosissimo e costosissimo vinile su un CD vergine su cui grava il compenso per copia privata incluso nel prezzo pagato per l’acquisto del CD vergine, così come nel software di masterizzazione, nel masterizzatore stesso, sull’HD del suo PC… senza dover richiedere alcuna licenza e utilizzarlo anche durante le serate nei locali, salvando così dall’usura il prezioso “pezzo di plastica nera”. In realtà poi sappiamo che su questo specifico esempio, negli ultimi 10 anni si è scatenata una vera e propria guerra tra DJ, associazioni e SIAE che nonostante la più che affermata (praticamente unanime) giurisprudenza venutasi a creare dal 2000 in avanti, hanno inventato una “Licenza Online” per la copia dei dischi da usarsi in pubblico, conosciuta anche come “Licenza DJ”. C’è chi ha voluto vedere la figura del DJ, laddove sia munita almeno di partita IVA e nonostante sia un Lavoratore Autonomo, come figura che utilizza i dispositivi come il Libero Professionista, per scopi professionali appunto e pertanto potenzialmente un soggetto avente diritto all’esenzione.

Il compenso previsto per la copia privata di cui all’articolo 71-septies, come accennato sopra, grava direttamente sui dispositivi e viene richiesto ai produttori i quali poi lo “scaricano” sul consumatore finale con l’aumento del prezzo di vendita, senza però che sia prevista un’esenzione (ex ante) per chi acquista i dispositivi per uso professionale costringendo così le imprese ad un complesso iter per il rimborso gestito sempre dalla SIAE, la quale provvede anche a distribuire tra gli aventi diritto tutti i compensi pagati dai produttori e ha il compito di definire con i produttori le esenzioni per chi ha acquista questi dispositivi, ovvero come in un loop un po’ perverso, di valutare i rimborsi chiesti dalle aziende. Tre aspetti di un sistema oggi definito illegittimo perché escluderebbe anche i liberi professionisti o gli usi professionali.
Le Radio e le TV così come tutti coloro che fino ad oggi erano esclusi dalla esenzione ma che avevano sempre acquistato quei dispositivi per usi professionali e i produttori stessi, ora come si dovranno comportare in attesa che il Ministero ponga rimedio al vuoto normativo venutosi a creare con l’intervento del Consiglio di Stato e su quanto già pagato si potrà poi ricevere un rimborso retroattivo?
Ma più in generale ha ancora senso il compenso per la copia fisica e il famoso bollino SIAE, non sono come “refusi” di un’epoca ormai tramontata? (M.S. per NL)

printfriendly pdf button nobg - Diritto d’autore. Copia Privata, è tutto da rifare. È illegittimo il sistema di riscossione del compenso di riproduzione privata