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Il posto a tavola

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Tragedia: alcune associazioni di categoria si strappano i capelli per la moria di operatori di rete DTT locali in corso…E’ vero, è una tragedia; ma non la moria, quanto il non averla prevista. In tempi non sospetti scuotevamo la testa sulla follia dell’equivalenza un canale analogico = un mux digitale, evidenziando come il sistema non potesse reggere una moltiplicazione dell’esistente di almeno sei volte, passando da 600 emittenti a quasi quattromila marchi/palinsesti.
Non è servito a niente; impiferrati dal flauto che li conduceva verso un improbabile Eldorado (più hell che dorado), gli editori hanno aggiunto sedie al tavolo già imbandito.
Sennonché, la resa dei conti è poi arrivata: il sistema, a regime (nel 2020/2022) sosterrà non più di 50 network provider: più o meno due per regione e per il resto nazionali.
Chi sostiene il contrario o è il medesimo pifferaio di prima o non ha il polso della situazione.
Eppure ciò non è un male: per crescere il sistema necessita di competenza e solidità tecnica ed economica. E l’attività di vettore DTT svolta in maniera professionale esclusivamente in conto terzi (la commistione tra il ruolo di FSMA e di operatore di rete ha fin qui dimostrato di non portare nulla di buono) non è alla portata di tutti, come non lo è la gestione di infrastrutture di telefonia.
Ben venga quindi quella riconversione operativa delle emittenti locali da soggetti ibridi a FSMA puri, che in un mondo ideale avrebbe dovuto avere luogo da subito e nell’interesse concreto di tutti.
Sarà un passo in più verso una tv più matura.

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