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Radio 4.0. L’hybrid radio DTT ha aperto il vaso di Pandora. Apicella (NBC): non vedevo opportunità così dagli anni ’80

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“Siamo partiti due anni fa con l’intento di realizzare la prima visual hybrid radio IP/DTT italiana sotto la spinta di Consultmedia che era interessata ad approfondire il tema, ritenendo il presidio del DTT una delle potenzialità più interessanti sia per la radiofonia che per la televisione italiana, perché coniugava la necessità delle radio di rimpiazzare con i tv la scomparsa nell’indoor dei ricevitori FM e quella dei provider televisivi locali di collocare capacità trasmissiva invenduta”.
Così Stefano Apicella, responsabile del progetto NBC Milano, la test station sostenuta da una cordata di imprese del settore broadcast italiano coordinate da Consultmedia (struttura di competenze a più livelli collegata a questo periodico) interessate a sviluppare l’hybrid radio in Italia.

Nell’ultimo anno abbiamo lavorato a stretto contatto con Diego Campisi, ingegnere della Beacom – l’operatore di rete DTT del nord Italia (Piemonte, Lombardia, Liguria, ndr) che in Lombardia ospita nel suo mux NBC Milano – e con Andrea Valtulina di Bitonlive, che ha affinato il prodotto Flu-O per la visual radio, realizzando di fatto una soluzione veramente intermedia – ma a me piace definirla “superiore” – tra la radio audiografica e la televisione in senso pieno. La nuova Flu-O genera veramente un prodotto particolare, perfetto per i locali pubblici, perché integra la diffusione radiofonica senza introdurre l’invasività (e per certi versi la prevedibilità) del video, inteso come clip”, spiega Apicella.
(Domanda) Ma c’è chi sostiene che così si stia snaturando la radio, come medium monosensoriale che stimola la fantasia proprio attraverso l’assenza del video…
(Risposta) “Non condivido l’opinione di chi professa che la radio non debba godere della componente visiva: le nuove generazioni non accettano l’assenza di un’integrazione visual nel contenuto. Sono nati con i video in rete e l’ascolto monosensoriale per loro è privo di una parte essenziale del prodotto. E la radio, poi, diciamocelo chiaramente, deve evolvere, integrarsi, non rimanere radicata a schemi analogici”.

(D) Come sta andando la sperimentazione?
(R) “Ora che abbiamo affinato con Flu-O la parte del contenuto ci stiamo concentrando  sulle piattaforme. Tra i primi abbiamo perfezionato la trasmissione in H264: ora riusciamo a trasmettere un contenuto di ottima qualità con complessivi 800k (0,8 MB), ma contiamo di arrivare a 500k con la medesima qualità. Il parco ricevitori HD, cioè in grado di ricevere contenuti in H264 è ormai al 50% e cresce velocemente; lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico l’ha recentemente consacrata come tecnologia traghetto fino al 2022 e la sta incentivando: anche in questo abbiamo fatto da propulsore (ride, ndr).  Insieme al partner tecnlogico 22HBG stiamo poi definendo lo sbarco sulle smart tv con una versione tv dell’aggregatore FM-World, che è ormai in avanzata fase di test con uno dei più importanti produttori televisivi mondiali, che ha sposato il progetto test NBC Milano. Probabilmente in primavera saremo online su tutti i tv di quella marca per poi passare agli altri 2/3 costruttori che detengono il mercato. Vogliamo che i clienti Consultmedia siano pronti al 2022, quando il 100% dei tv sarà smart”.

(D) Il mercato ha reagito bene, pare…
(R) “Da quanto abbiamo iniziato a parlarne su NL in forma costante è scoppiata la rincorsa. Consultmedia ha calcolato che solo nel 2017 è stata collocata da nuove radio sul DTT capacità trasmissiva per 700.000 euro sulla sola Lombardia. Giusto per dare il peso della cosa….” 
(D) Si dice che l’hybrid radio multisensoriale importi nuove professionalità…
(R) “Un altro aspetto su cui stiamo lavorando, come Consultmedia, è appunto quello della formazione di nuovi professionisti della hybrid radio: la mutazione del DNA radiofonico esige la nascita di figure innovative sul piano tecnico-produttivo. Pensiamo per esempio alle basi di compensazione per contenuti audio che non dispongono di contributi visivi, oppure alla realizzazione di liners audio/video o alle nuove formule pubblicitarie digital da applicare a prodotti che vanno oltre lo streaming sullo smartphone. E’ un momento fantastico per chi vuole reinventarsi: non assistevo ad una cosa del genere dagli anni ’80, quando le radio erano laboratori creativi fenomenali”.


(D) Anche sul piano commerciale l’ibridizzazione sta fornendo spunti di crescita interessanti…
(R) “Certo: vuoi mettere l’appetibilità maggiore per gli inserzionisti e le potenzialità dell’integrazione del messaggio? Fare visual radio sul piano commerciale non significa solo trasmettere uno spot video, ma realizzare una campagna integrata e più potente, magari sul modello dei minispot di YouTube”.
(D) Ma c’è anche un’altra novità…
(R) “Sì, stiamo esportando il modello DTT in altri paesi europei (ma pensiamo anche ai paesi latini extra UE, per assonanza culturale) dove si sta manifestando in forma dirompente il problema della scomparsa dei ricevitori FM nelle case e della necessità di integrare la componente visiva nelle radio, nonché di impiegare la tv come “vetrina promozionale” dell’emittente radiofonica. Inizieremo i test a gennaio fuori dall’Italia veicolando NBC Milano in DTT”. (E.G. per NL)

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