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Radio. Salvaderi (Radiomediaset): 2018 anno eccezionale con 3 cantieri per ogni radio, ma tv solo per Virgin. Invidia di qualcuno pessimo sentimento

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Il lasso di tempo che intercorre tra il 2016 e il 2017 non può considerarsi un periodo ordinario per la radiofonia italiana: segna infatti l’ingresso massivo di Mediaset in questo comparto attraverso l’acquisizione prima delle radio Finelco (Radio 105 e Virgin, visto che RMC è rimasta della famiglia Hazan, anche se la gestione commerciale è curata dal Biscione) e poi della superstation Radio Subasio (formalmente locale, ma con un peso specifico nazionale).
Un’operazione articolata e finalizzata a riposizionare il brand di R101, a fidelizzare ulteriormente quello di Virgin Radio e, attraverso Subasio, a puntare dritti al pubblico numerosissimo nella nostra penisola che ama la musica italiana.
L’ingresso nel gruppo anche di Radio 105 spinge sull’acceleratore per la caccia al primo posti negli indici di gradimento visti i punti di forza dell’emittente: “Tutto Esaurito”, “Lo zoo”, “105 Friends” che incassano sin dalla conferenza stampa di presentazione dell’appena costituita newco le attestazioni di stima dei vertici dell’azienda.
L’arrivo in forza del polo dei Berlusconi ha sicuramente determinato uno sconvolgimento notevole del settore radiofonico, ha dato il via ad un’innumerevole ridda di domande e di supposizioni. Noi abbiamo puntato il dito su alcuni dei temi più caldi registrando le considerazioni e le previsioni di Paolo Salvaderi a.d. di Radio Mediaset sull’imminente futuro.

(Domanda) Allora Salvaderi, sempre positivi i risultati commerciali annunciati a settembre? Si dice stiate facendo il pieno di pubblicità sul mercato…
(Risposta) Sì, decisamente positivi. La nostra concessionaria Mediamond ha davvero ottenuto una performance superlativa. La cosa che più mi rende orgoglioso del lavoro fatto quest’anno è stata la capacità di sfruttare al massimo il potenziale dei nostri Brand (Radio 105, R101, Virgin Radio e Radio Subasio): le idee, le soluzioni creative, l’ideazione di format costruiti ad hoc e le molte attività sul territorio sono stati gli elementi chiave del risultato ottenuto. La ciliegina sulla torta sarà il nostro evento di Capodanno all’Unipol Arena di Bologna, dove ci aspettiamo 10 mila fan a festeggiare con le nostre radio e con 30 artisti tra i più rappresentativi della musica italiana.
(D) La concorrenza è sul piede di guerra, ma pare operare in forma scoordinata, ognuno per la sua strada. Ma questa non è una novità per il settore…
(R) Non parlerei di guerra, bensì di competizione, di voglia di migliorarsi, di tensione a fare sempre meglio il proprio lavoro per aumentare l’attaccamento ai propri Brand da parte del pubblico radiofonico. Credo che una dimostrazione di questo sia stata rappresentata anche da quanto accaduto nel TER: insieme ai colleghi stiamo provando a costruire una ricerca proprietaria credibile che questo mezzo meraviglioso si merita. E se la merita anche il mercato, che anche nel 2017 ci sta premiando come comparto.(D) Progetti imminenti e a medio termine?
(R) Ogni anno condividiamo con tutti i dipartimenti della nostra squadra una parte strettamente legata ai progetti futuri. Il 2018 sarà un anno davvero eccezionale in quanto ogni radio ha almeno tre cantieri innovativi da implementare. Il mio ruolo è quello di spronare tutte le componenti dell’Azienda ad avere una mentalità innovativa, aperta, di alimentare la creatività e la curiosità dei team e di calibrare queste azioni sempre all’interno di una strategia ben definita e condivisa. Questo metodo di lavoro è un piccolo insegnamento che mi porto dietro dalle mie esperienze professionali passate, dove il riconoscimento delle idee e delle persone è sempre stato un valore aggiunto. E mi permetto di aggiungere che ho un privilegio: avere al mio fianco una delle migliori squadre in circolazione. E’ però fondamentale implementare bene le idee, con velocità e concretezza.
(D) La tv è prevista solo per Virgin Radio a giugno dell’anno prossimo o anche per 105 e Subasio ci saranno novità?
(R) La Tv non è per noi un’ossessione, ma un momento ulteriore di vicinanza tra i nostri Brand e il nostro pubblico. Al momento il progetto Tv lo stiamo prevedendo per Virgin Radio perché crediamo di poter fare un canale decisamente innovativo e a valore aggiunto per i nostri ascoltatori. L’internazionalità, il materiale a disposizione e l’alto tasso di fedeltà del nostro pubblico sono stati decisivi per aprire questo cantiere di lavoro. Ripeto, senza ossessione e senza altre finalità.


(D) Come sta andando Radio Subasio? Ha compensato la perdita (dal portafoglio mezzi) di Radio Italia?
(R) Radio Subasio sta andando oltre ogni aspettativa. Detto questo, non possiamo pensare di compensare la sottrazione dal nostro portafoglio di un’emittente storica della portata di Radio Italia con un’emittente locale. Radio Subasio è un progetto davvero importante per il nostro Gruppo, che colma una leggera carenza di musica italiana nelle nostre emittenti.
(D) Diventerà nazionale? In pancia avete sempre la concessione inespressa di GBR/Orbital: un peccato non sfruttarla; c’è chi farebbe carte false per averla…
(R) Il potenziale per farla diventare nazionale ci sarebbe tutto; tuttavia la nostra strategia è al momento focalizzata sul consolidarne i risultati, che sono già davvero positivi.
(D) Rumors danno per vicino l’acquisto da parte vostra di almeno altre due grandi emittenti: una al Nord e l’altra al Sud. Non facciamo nomi; ci dica solo se c’è un fondo di verità…
(R) Noi non viviamo di rumors, ma di fatti. Il nostro Gruppo ha investito molto in questo periodo assicurandosi i principali Brand disponibili sul mercato. Nel nostro DNA ovviamente c’è sempre attenzione e interesse a quanto avviene nei comparti dove siamo presenti. Stiamo quindi sempre pronti a valutare opportunità di vario genere che riguardino il nostro comparto di riferimento che non è fatto solo di radio, ma di parecchie attività collaterali. In questo senso stiamo valutando davvero parecchie situazioni e alternative.


(D) Finelco con United Music è stato il primo gruppo a credere nel brand bouquet IP. Pare che abbiate deciso di rinverdire la piattaforma nel 2018…
(R) Vero, United Music sarà un grande player nel 2018, con un progetto solido e innovativo. Crediamo molto in questa attività e siamo stati i primi nel 2017 a testare una nuova forma di revenue attraverso il programmatic audio. Proseguiremo con molte attività di implementazione e di innovazione in questo settore specifico.
(D) Si dice che l’indagine TER non vi abbia dato i risultati sperati: è il metodo impiegato o effettivamente ci sono modifiche da fare sui layout di 105 e 101?
(R ) Credo che TER sia un progetto importante per noi così come per tutta la Industry, ma necessiti di un po’ di tempo per andare a regime, come è sempre avvenuto nei nuovi progetti e/o sistemi di rilevazione. I risultati del primo semestre 2017, che ricordo essere decisamente disomogenei rispetto al passato, hanno premiato pressoché tutte le emittenti nazionali. In realtà noi abbiamo dei Brand consolidati e ben posizionati che hanno risposto con un dato complessivo di crescita e di grande vitalità, malgrado, ripeto, il periodo non fosse confrontabile con il passato. Sinceramente siamo perfettamente in linea con le nostre aspettative, ma siamo decisamente tesi a contribuire in maniera fattiva alla costruzione di una ricerca sicuramente complessa che ha come obiettivo principale quello di diventare una currency credibile per il mercato degli investitori pubblicitari. Questo è il nostro primo obiettivo.


(D) Qualche concorrente sostiene che abbiate fatto un pessimo acquisto pagando care emittenti con poche frequenze FM. Ammesso che sia vero, l’FM oggi è ancora determinante?
(R) L’invidia è un brutto sentimento. Io preferisco concentrare le mie forze sulla costruzione e sul lavoro. Visti i risultati, non mi sembra proprio che abbiamo fatto un pessimo acquisto. Il nostro Presidente Piersilvio Berlusconi ha effettuato a gennaio un roadshow internazionale che illustrava le nostre strategie future. Per ciò che riguarda le radio, posso solo confermare che oggi, dicembre 2017, abbiamo già raggiunto i risultati economico/finanziari che ci eravamo prefissati nel 2020, e vi assicuro che non erano certo poco aggressivi. A me questo basta e avanza per avere una valutazione oggettiva di quanto acquisito; c’è una frase che mi piace spesso ricordare: “Chi vince gode, chi perde deve spiegare”.
(D) …e il DAB+?
(R ) Il Dab+ è un cantiere che stiamo studiando con grande attenzione.
(D) Come vede il futuro della radiofonia a breve (5 anni) e a lungo termine (10)?
(R) La radio è un mezzo davvero unico che ha saputo meglio di altri districarsi in questi ultimi 15 anni caratterizzati da un periodo di profondo cambiamento tecnologico che ha colpito e pervaso praticamente tutti i media a livello nazionale e internazionale. Il comparto ha saputo sfruttare meglio di altri le evoluzioni tecnologiche, il digitale, i social e anche le nuove piattaforme di contenuto musicale. La radio ha una profonda radice di attaccamento, partecipazione e fedeltà che spesso io accomuno alle tifoserie sportive: le squadre, i giocatori e i tempi cambiano, ma i tifosi rimangono fedeli. Credo che questa metafora sia sufficientemente chiara per spiegare il mio pensiero. Non a caso mi piace pensare di non avere solo delle radio, ma di avere dei Brand divulgati su più piattaforme che siano partecipate dagli ascoltatori. Per questo motivo affermo di avere il privilegio di lavorare su Brand potentissimi, ben profilati e con grandi margini di miglioramento nei prossimi anni, rispetto ai singoli obiettivi. La radio deve continuare ad alimentare la costante relazione di fiducia e partecipazione che ha con il suo pubblico, che ritengo essere la miglior soluzione per affrontare il futuro. Sono ottimista di natura! Voglio quindi affermare con convinzione che non vedo all’orizzonte ostacoli che il comparto radiofonico non sia in grado di affrontare e sfruttare brillantemente.
Da questa intervista arrivano quindi ulteriori conferme che non ci saranno stravolgimenti; chi ipotizzava cataclismi che modificassero radicalmente l’assetto artistico delle emittenti Mediaset rimarrà deluso, la scelta coerente con quanto dichiarato sin dall’inizio rimane quella dei piccoli passi e di punti di congiunzione tra radio e tv che mirino prevalentemente alla maggiore visibilità dei marchi senza inficiare i contenuti di ogni singolo medium.
Restiamo alla finestra a monitorare cosa accadrà nei prossimi mesi e in che modo le future strategie modificheranno le attuali posizioni nelle indagini di ascolto. (U.F. per NL)

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