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Radio, USA. Cumulus ad un passo dal default. La crisi dei broadcaster americani non si placa

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Il colosso radiofonico Cumulus, nonostante tutti i tentativi effettuati per invertire un tendenza negativa, è ad un passo dal default: venerdì prossimo scadranno i 30 giorni dalla decisione di non effettuare un pagamento di interessi entro il 2019 (23,6 milioni $ su titoli senior del 7,75%) introducendo l’evento di default contemplato dalle procedure di insolvenza.
Un “Event of Default” significa che i creditori potranno richiedere il rimborso integrale dell’intero prestito anzitempo, escutendo le garanzie costituite in pegno e vendendole per recuperare il prestito.
Secondo il gruppo, la decisione di non effettuare il pagamento degli interessi è stata presa “a supporto degli sforzi della Società per lo sviluppo e l’implementazione di una ristrutturazione che consentirà alla Società di continuare a operare“.
Il documento depositato ad inizio mese presso la Securities and Exchange Commission (noto come SEC, l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, equivalente della nostra Consob)  veniva fornito “come parte di una proposta di ristrutturazione completa”, essendo il player ancora fiducioso di trovare un accordo stragiudiziale con i finanziatori.
Secondo il piano, i creditori senior, cui sono dovuti 1,72 miliardi $, riceveranno 350 milioni $ a copertura di una parte del prestito, mentre il rimborso della restante quota verrà ripianificato. Secondo la società, il 98% degli obbligazionisti dovrebbe accettare il piano di ristrutturazione senza passare dalla procedura concorsuale.

Quattro sono i punti chiave della ristrutturazione proposta nel term sheet:
1) gli obbligazionisti investiranno 350 milioni $, i cui proventi saranno utilizzati per pagare il Term Loan;
2) Il 100% di 610 milioni $ di obbligazioni in circolazione sarà convertito nel capitale comune di Cumulus;
3) Il tasso di interesse del prestito a termine sarà aumentato al LIBOR + 6,0%.;
4) La società utilizzerà la liquidità in eccesso, a partire dalla data di efficacia della ristrutturazione, per rimborsare il Term Loan.
I negoziati sono in corso con i creditori e quindi non vi è alcuna certezza che la proposta sarà accettata o respinta, ma il deposito del documento alla SEC comporta che la società o sarà ristrutturata attraverso una procedura stragiudiziale coerente con i termini e le condizioni descritti nel foglio dei termini, oppure si avvierà una bancarotta volontaria prevista dal Chapter 11.In realtà, al di là dei quasi 2 miliardi di euro di debiti di Cumulus, quello che spaventa gli azionisti è la spirala negativa del comparto, cannoneggiato senza sosta da Spotify e soci (gli altri broadcaster tradizionali, come iHeart, CBS ed Entercom hanno anch’esse delle belle gatte da pelare in termini di conti economici) a fronte di un calo della raccolta pubblicitaria nel momento in cui aumenta la concorrenza delle applicazioni per la connected car (lo snodo dove si giocherà il futuro della radio); a tutto ciò va aggiunto lo spauracchio più che fondato di nuove piattaforme web promosse attraverso Instagram e Facebook (argomenti peraltro all’ordine del giorno anche al consesso europeo IBC). Scenari perfettamente tracciati dal noto Rapporto Miller diffuso nella scorsa estate, che ha messo una forte ipoteca sul futuro della radio per come la conosciamo in assenza di rapidi e profondi correttivi.

Quello che i finanziatori chiedono al comparto della radiofonia storica USA sono: bilanci in pareggio, sviluppo della multipiattaforma (nella direzione della hybrid radio, soluzione ormai acquisita in tutto il mondo), incremento dell’advertising e dell’audience.
E proprio la frammentazione del pubblico, unita, a volte, ad un’incapacità ad interagire con il nuovo mondo social, è la motivazione principale dell’attuale stato di crisi del mercato. Per il futuro prossimo è previsto un calo dei ricavi del settore radiofonico del 2% nel 2017 e dell’1% circa per quanto riguarda il 2018. Il catalizzatore di clienti nel lungo periodo, paradossalmente, potrebbe essere uno spostamento del medium verso alcune strategie del podcasting (in aggiunta anche ad app come Shazam for Radio). “L’opportunità della radio nel podcasting – ha dichiarato Steve Goldstein, fondatore e ceo di Amplifi Media – è a livello locale con diversi esempi di host radio che eseguono podcast mirato territorialmente”.
Per il famoso audio programmer l’originalità del palinsesto di un’emittente – si veda ad esempio il caso Dave Ramsey – ha sempre più un ruolo fondamentale nella sopravvivenza di una stazione.
La versatilità delle web radio evolute ed altamente tematiche, che negli Stati Uniti cattura l’attenzione di un utente su cinque sotto i ventinove anni, secondo Goldstein potrebbe rappresentare un utile riferimento per le difficili sfide che attendono la radio tradizionale. (E.G. per NL)

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