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Tlc, media e mercati. Il braccio di ferro italo-francese si sposta dai cantieri navali alle telecomunicazioni

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Dalla Libia, ai cantieri navali, lo scontro si sposta sulle tlc con TIM, Mediaset e Vivendi e l’Agenda Digitale sulla banda ultralarga. La guerra tra Italia e Francia si fa più aspra.
Siamo dentro una grande bolla con molti segnali che ci dicono come la sua esplosione sia relativamente imminente?
È possibile che la fine di questa epoca, perché di questo si tratterrebbe, sia la diretta conseguenza della crisi del 2008 con il crollo di alcuni ‘totem’ della finanza americana che come un’onda di tsunami si è propagata in tutto il pianeta, cancellando un po’ alla volta, tutte quelle certezze che avevamo accumulato in più di 30 anni della nostra storia.
Sul piano politico, con l’uscita di scena del Regno Unito una volta completata la “Brexit”, sembrano essersi messi in moto tutta una serie di ‘riposizionamenti‘ per la conquista della leadership nel nostro continente, capaci poi di influenzare le scelte degli altri paesi membri anche dal punto di vista economico, o forse si potrebbe dire, principalmente dal punto di vista economico.
È in questo quadro che possiamo leggere lo scontro in atto tra Italia e Francia, diventato più forte con la decisione del Presidente francese Macron di nazionalizzare i Cantieri di Saint Nazaire per evitare che possano cadere sotto il controllo di Fincantieri e che ha innescato la reazione italiana.antenne UHF Torre Eiffel 300x225 - Tlc, media e mercati. Il braccio di ferro italo-francese si sposta dai cantieri navali alle telecomunicazioni
Prima il ministro Calenda con la minaccia della Golden Power per TIM ‘a trazione francese’ che agli osservatori politici è sembrata una contromossa alla decisione francese sulla cantieristica per dire che il nostro governo non gradirebbe un Bollorè al timone di Vivendi con il 23,9% del gestore telefonico e contemporaneamente con il 28,8% delle quote e il 29,9% dei diritti di voto di Mediaset in violazione al ‘Sistema Integrato delle Comunicazioni’ (con tanto di presa di posizione UE e per conseguenza dell’Agcom sul problema del piede in due scarpe: quella delle telecomunicazioni e quella dei media).
A Calenda si è poi aggiunta la voce del ministro Padoan che ha aperto ad uno scorporo della rete di Telecom Italia applicando in pratica, quella proprietà transitiva dove se A controlla B e B gestisce C, allora A controlla C. Da qui l’ipotesi del Ministro a portare la gestione degli investimenti sulla banda ultralarga sotto CDP Reti e non solo per l’importanza strategica per il nostro paese delle telecomunicazioni e delle reti in genere, ma anche per il rispetto degli obiettivi di copertura fissati dall’Agenda Digitale (30 Mbps per il 100% del paese e a 100 Mbps per almeno il 50% entro il 2020).
Padoan è poi andato oltre, facendo capire che la questione è prettamente politica, di leadership o almeno, di equilibrio.
Le sue dichiarazioni  rilasciate in un’intervista al Sole 24 Ore, dove senza troppi giri di parole, mette giù tutta una serie di paletti al giovane Presidente francese Macron, non lasciano troppi dubbi: “Il discorso va legato all’obiettivo strategico di dotare l’Italia di un capitale Ict adeguato alle sfide di un Paese avanzato” – ha affermato il Ministro – Ho detto in passato che il problema non è costituito dagli investimenti esteri in Italia, che possono aiutare la crescita e l’occupazione, ma dalla scarsità degli investimenti italiani nel mondo. Vorrei vedere più Italia nel mondo e quando le nostre aziende vanno a fare investimenti all’estero ci aspettiamo parità di trattamento”. La diplomazia può attendere.telecom Italia 300x157 - Tlc, media e mercati. Il braccio di ferro italo-francese si sposta dai cantieri navali alle telecomunicazioni
Come si dice sempre in casi come questi, “La partita è aperta”; come si troverà la quadra, non è facile dirlo. Il punto fondamentale è che nessun paese può oggi pensare di non disporre di un proprio capitale di tecnologie di informazione, comunicazione e telecomunicazioni, le parole del Ministro sono chiare, e se le spinte nazionalistiche di paesi economicamente più forti, dovessero incidere sulla sovranità del nostro paese, intesa come libertà di prendere decisioni per il bene comune, allora si potranno mettere in campo le ‘contromisure’ ritenute necessarie.
L’Italia già soffre in modo importante della presenza di interessi francesi in settore portanti per la nostra economia. Il manifatturiero di lusso, il tanto decantato Made in Italy dello stile, per esempio, è oggi praticamente sotto il controllo totale di grandi società francesi con propri modelli di gestione che stanno avendo come conseguenza l’estinzione di quelle piccole ‘botteghe artigiane’ vanto della creatività italiana ma anche fondamento culturale per il nostro paese. E non è il solo settore economico ad destare da sempre, l’interesse dello shopping d’oltralpe.
In UK e in Usa, così come nella stessa Francia, in Spagna o in Grecimediaset vivendi 300x185 - Tlc, media e mercati. Il braccio di ferro italo-francese si sposta dai cantieri navali alle telecomunicazionia, si sono affacciate da tempo nuove correnti di pensiero, come col laburista Geremy Corbyn o col ‘socialismo democratico‘ di Bernie Sanders, figure politiche che potrebbero in un futuro non troppo lontano, più Corbyn che Sanders, essere i nuovi interlocutori con cui confrontarsi su basi diverse.
La partita tra Italia e Francia, come si diceva è aperta, i “generali” stanno schierando le truppe e svelando, poco per volta le loro strategie.
Ci saranno vinti e vincitori o si troverà uno scopo comune per il bene e lo sviluppo armonico di tutti gli interessi?  Quest’ultimo, naturalmente è l’augurio di tutti. (M.S. per NL)

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