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Towering. In Italia gioco delle torri è a tre, con uno da buttare giù. Rai Way proverà ad acquistare EI Towers?

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Il controllo delle torri per le telecomunicazioni se è ormai diventato un business molto redditizio in tutto il mondo, in Italia vede tre player che gestiscono la quasi totalità del comparto.
Inwit (Infrastrutture Wireless italiane), ad esempio, ha costruito il proprio business sulla gestione di più di 11mila siti in Italia, generalmente a raso (all’insegna del principio della capillarizzazione tipico della telefonia: “low tower, low power”) che garantisce una proiezione di entrate per l’anno in corso pari a 353,3 milioni di euro con 122,5 milioni di netto. Il primo trimestre della società ha visto i ricavi crescere del 6,2% rispetto al medesimo periodo del 2016 con un potenziale incremento del 30% nel prossimo biennio.

Inwit, al momento la numero uno sia per quanto riguarda i guadagni sia per quanto riguarda gli investimenti, è stata fondata nel 2015 da Telecom Italia (che la controlla al 60% ed è a sua volta partecipata al 24% da Vivendi, che allo stato ha anche il 29% delle quote di Mediaset). Quest’ultima ha deciso due anni fa di aprire il suo spin-off all’allocazione di impianti radiotelevisivi (FM, DTT, DAB+ e ponti di collegamento) per migliorarne l’articolazione gestionale ed aumentarne i ricavi.
Il secondo polo per importanza è quello di Rai Way, le cui infrastrutture operano sia nel mobile che, soprattutto, nel comparto radiotelevisivo.
La tower company del gruppo Rai, che dovrebbe chiudere il 2017 con introiti pari a 217 milioni di euro ed Ebidta di 111,8 milioni, in una curiosa inversione dei ruoli rispetto a quanto accaduto qualche tempo fa, secondo alcuni rumors, potrebbe decidere nel breve periodo di investire nelle azioni della concorrente EI Towers (gruppo Mediaset al 40%): chiaramente in quest’ultimo caso sarà importante vedere le possibili valutazioni espresse dall’Antitrust (anche se le possibilità di un controllo appiano remote), posto che l’ipotetico nuovo soggetto controllerebbe l’80% del mercato.

Peraltro, per viale Mazzini non meno importante sarà la ricollocazione dello spettro 700 MHz dalla tv agli operatori di telefonia mobile (per il 5G) che potrebbe cambiare sinificativamente il mercato del settore: riducendosi i canali tv diminuiranno le prospettive di ricavi nel settore broadcasting, ma aumenteranno esponenzialmente quelle per le tlc, in particolare per le installazioni 5G (che esigono capillarizzazione), dove però Rai Way non ha molte opportunità in termini di torri atte allo scopo (al contrario di Inwit), gestendo soprattutto tralicci in quota.
Il terzo gigante nel Belpaese in materia di telco, la citata EI Towers, è partecipata dal Biscione e detiene soprattutto torri per broadcast radio-tv (più un piccola percentuale per il mobile). La società, che la scorsa settimana ha acquistato 16mila azioni proprie al prezzo medio di 50,70 euro, nel periodo giugno-settembre 2017 ha chiuso con ricavi a +2,7% rispetto al trimestre precedente.
Nel 2015 EI Towers aveva promosso una pubblica offerta d’acquisto e scambio volontario sulla totalità del comparto azioni di Rai Way. L’affare non era andato a buon fine (a causa della clausola statutaria che impone al governo di mantenere il 51% del capitale contenuta nel DPCM sulla privatizzazione delle infrastrutture diffusive RAI), ma, a distanza di due anni, la situazione potrebbe riproporsi a parti invertite. “L’ipotesi che Rai Way acquisti EI Towers – riporta il quotidiano economico ItaliaOggi – è un’iniziativa che secondo Credit Suisse, avrebbe senso strategico, consentendo sinergie e un ritmo di crescita più elevato”.

Una recente analisi di Mediobanca Securities sul comparto tlc e media aveva attribuito al deal “un’alta probabilità” nel corso del 2017 proprio in funzione delle ridistribuzione delle frequenze della banda 700 MHz e dell’operazione Vivendi-Mediaset: “Il consolidamento consentirebbe il mantenimento di questa infrastruttura strategica in mani italiane prevenendo il rischio di offerte ostili dall’estero e allo scopo di giocare un ruolo attivo nelle torri per il mobile”, spiegavano gli analisti nel report di questa primavera. Anche gli analisi di Equita vedevano “un forte senso industriale da un’eventuale fusione Rai Way ed Ei Towers. Recentemente Rai Way ha evidenziato che deal simili hanno portato a sinergie nell’ordine del 10% della base combinata, un livello a nostro avviso prudenziale (…) l’operazione potrebbe essere costruita con una quota di cash e azioni e con il supporto di azionisti nuovi per garantire il controllo pubblico”.  Pure gli advisor di Icbpi concordavano che “un deal avrebbe una forte logica industriale con significative sinergie di costo”. Inoltre il rinnovo del contratto di servizio tra Mediaset ed Ei Towers (scadenza 2018) e la possibile vendita di Towertel da parte di Ei Towers, per gli analisti di Icbpi, avrebbero aumentato significativamente la possibilità di una fusione.
Ma c’è anche un’altro scenario: se Bolloré (Vivendi) trovasse un accordo con Berlusconi (per l’affaire Premium), Inwit che come detto fa capo a Telecom, potrebbe sposarsi con Ei Towers di cui Mediaset ha il 40%.
Come si nota, comunque sia, si andrebbe verso un duopolio del towering. (M.R. per NL)

Foto antenne di Floriano Fornasiero

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