Truffa editoria: rischia processo ex direttore di giornale

PM Roma chiede giudizio anche per moglie e due collaboratori


(ANSA) – Avrebbero organizzato una vera e propria associazione a delinquere che, inventando false collaborazioni giornalistiche, era riuscita ad ottenere contributi ‘gonfiati’ dalle legge sull’ editoria. Per le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, frode fiscale mediante emissione e annotazione di fatture per operazioni inesistenti, favoreggiamento, false comunicazioni sociali e falsità nelle relazioni delle società di revisione rischiano di finire sotto processo Massimo Bassoli, ex direttore del ‘Giornale d’ Italià, la moglie Francesca Romana Dolazza, responsabile della società editrice del giornale ‘Puntocom’, e due stretti collaboratori dello stesso Bassoli, Umberto Lorenzini e Rocco De Filippis. Nei loro confronti, il pm di Roma Olga Capasso, a conclusione dell’ inchiesta e dopo il deposito degli atti d’ indagine, ha chiesto il rinvio a giudizio. Saranno giudicati in sede preliminare dal gup Galileo D’ Agostino il prossimo 13 ottobre. I quattro furono arrestati nel maggio scorso (solo Francesca Romana Molazza fu posta agli arresti domiciliari) dopo una indagine effettuata dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza. Secondo gli investigatori, fin dal 2000, sarebbero stati sottratti alle casse dello Stato 14 milioni di euro, ottenuti illegittimamente da un fondo di 600 milioni di euro che ogni anno la presidenza del consiglio dei ministri destina alla testate giornalistiche. Il ‘Giornale d’ Italià, di cui Bassoli è stato direttore fino al novembre scorso, secondo l’ accusa riceveva ogni anno circa 2,5 milioni di euro in quanto organo del movimento politico ‘Pensionati uomini vivi’. Per gli inquirenti, il meccanismo ideato per materialmente ricevere i contributi era semplice: venivano formate e contabilizzate fatture su collaborazioni giornalistiche fittizie emesse a nome di società inglesi, irlandesi e maltesi (poi risultate inesistenti), frodando così il fisco e ‘gonfiando’ in maniera rilevante i costi sulla cui base erano calcolate le provvidenze statali erogate dalla normativa sull’ editoria. Per l’accusa i pagamenti fittizi riportati in contabilità in realtà affluivano sui conti degli indagati o di società a loro riconducibili. Nell’ ambito della stessa inchiesta, la procura di Roma si appresta a chiedere ulteriori sei rinvii a giudizio: si tratta di persone che, per l’ accusa, sarebbero ‘favoreggiatori’ del gruppo. Tra questi ci sarebbero anche i responsabili della società di revisione che ha certificato i falsi bilanci delle società editrici, relativi agli esercizi dal 2000 al 2004. (ANSA).

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