Home Radio e TV Radio. Perche’ una radio ’70-‘80 ha (o dovrebbe avere) piu’ successo di...

Radio. Perche’ una radio ’70-‘80 ha (o dovrebbe avere) piu’ successo di una selezione musicale del medesimo periodo di Spotify? Il caso 105 Classics

SHARE

Perché manca 105 Classics a Milano?
Le radio musicali che propongono selezioni anni ’70 e ’80 sono tra i pochi prodotti che si rigenerano e funzionano nello stantio panorama di una radiofonia seduta su se stessa da troppi anni.
Un sistema che innova (anche se non sempre come dovrebbe) sul piano tecnologico, ma che non rischia a sufficienza sui contenuti, che, peraltro, sono il paradigma del futuro mediatico, dove il potenziale diffusivo via etere (come sta già attestando il Censis) sarà sostituito dalla capacità di attrarre il pubblico con prodotti singolari e – non meno importante – di farsi rintracciare nel mare magnum dell’indifferenziazione IP.
Perché le radio 70 e 80 in gran parte funzionano?
La risposta più ovvia è che gli ascoltatori radiofonici invecchiano, nel senso che i giovani fruiscono della musica attraverso altre piattaforme, streaming audio e video prevalentemente on demand (Spotify e YouTube per intenderci) e quindi sono quasi completamente disinteressati ad un modello di somministrazione di contenuti lineare e non interattivo.

  • Consultmedia 22 HBG 5 900X900 - Radio. Perche’ una radio ’70-‘80 ha (o dovrebbe avere) piu’ successo di una selezione musicale del medesimo periodo di Spotify? Il caso 105 Classics
    Pubblicità

Ovvio quindi che se la radio si rivolge oggi prevalentemente agli over 30 (e presto punterà agli over 40), un’utenza adulta di cinquantenni troverà un tappeto musicale più allineato ai propri gusti in selezioni ’70 e ’80, limitrofe al periodo verde della propria vita.
D’altra parte, quello dei 45-54 anni è, sul piano del marketing, uno dei target commercialmente più appetibili, poiché costituito da un’utenza dotata della maggior capacità di spesa in un mondo in cui la piena autosufficienza economica si raggiunge ormai difficilmente prima dei 40 anni.
Ma i 50enni di oggi non sono quelli di trent’anni fa; anzi, sono assimilabili proprio ai 30enni di tre decadi fa quanto a stili ed abitudini di vita; ergo, sono reattivi agli sviluppi tecnologici.
Perché allora un cinquantenne tecnologicamente ricettivo (cioè quello che non fugge davanti a Google Home o Amazon Echo) non dovrebbe sfruttare Spotify per farsi profilare e somministrare una selezione musicale 70-80 tarata sui suoi gusti e dovrebbe trovare, viceversa, interessante una radio 70-80 “lineare”?
Per lo stesso motivo per cui comprare e cucinare gli alimenti alla base di una ricetta di uno chef non è lo stesso che gustare il suo “elaborato” finito.
Un esempio su tutti: Radio 105 Classics, nella versione col mood “70, 80 non stop” affidata alle cure di Edoardo Hazan e Marcello Manco (“Concertino”), un culto a Milano dal 1998 al 2006. 105 Classics 2 - Radio. Perche’ una radio ’70-‘80 ha (o dovrebbe avere) piu’ successo di una selezione musicale del medesimo periodo di Spotify? Il caso 105 Classics
L’emittente era contraddistinta da una selezione musicale estremamente accurata, quasi maniacale nella definizione della playlist, con pezzi che inchiodavano al ricevitore FM, alternati a raffinate scelte d’elite che rendevano l’ascolto uniforme ed instancabile.
In men che non si dica, 105 Classics era schizzata nelle indagini d’ascolto, registrando 150.000 utenti nel g/m con un solo impianto FM cittadino, nemmeno eccelso quanto a qualità del segnale.
La radio era una bomba: sintonizzatissima sulle auto e nei locali pubblici.

Ecco il punto: Spotify, ti profila e ti cuce addosso la tua selezione, ma non riesce – ed è questo il suo limite – a far crescere la tua cultura musicale, espandendone gli orizzonti. Tornando all’esempio culinario: non è la scelta e la somma degli ingredienti che fanno il piatto gustoso, ma la sua combinazione e l’innovazione che reca.
Così 105 Classics riusciva a mixare grandi successi ’70 e ’80 a brani meno noti ma del tutto coerenti con la classe e la raffinatezza che ne contraddistingueva l’abito sonoro.
E qui sta il nocciolo della questione d’apertura: oggi si sente la mancanza di 105 Classics a Milano, mentre non si sente quella di stazioni CHR che pure avevano dominato l’etere in quegli anni. Perché mentre il pubblico potenziale della prima non ha mutato sostanziali gusti ed abitudini, quello delle seconde sì. (M.L. per NL)