La risoluzione del Parlamento Europeo del 10 marzo 2026 pone al centro la tutela dell’identità personale nell’era dell’intelligenza artificiale.
Assume così estrema rilevanza la registrazione della voce come marchio attraverso le impronte sonore (essendo espressamente assunta a riferimento per la tutela da utilizzi indebiti o comunque non autorizzati).
La presa di posizione europea ridefinisce la proprietà intellettuale. In questo scenario, la voce emerge come asset giuridico da proteggere, anche attraverso strumenti come il marchio vocale.
Sintesi
La risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2026 ridefinisce la tutela della proprietà intellettuale nell’era dell’I.A., ponendo al centro la protezione dell’identità personale, inclusa la voce.
In questo scenario, la voce emerge come asset giuridico strategico, tutelabile anche tramite registrazione come marchio sonoro.
Il documento evidenzia i rischi dei deep fake e riconosce la voce come proiezione della personalità, aprendo a una tutela multilivello: diritti della personalità, diritto d’autore, diritti connessi e marchio.
Si afferma così una stratificazione delle protezioni, necessaria per affrontare le nuove criticità tecnologiche.
In Italia, il caso di Mauro Casciari rappresenta un’applicazione concreta di questo paradigma: la registrazione della propria impronta sonora tramite SITV trasforma la voce in bene giuridico esclusivo opponibile a terzi.
Il marchio vocale assume quindi una funzione non solo identitaria, ma anche difensiva.
Dal punto di vista giuridico, il marchio si distingue dal diritto d’autore perché tutela la funzione distintiva e offre una protezione potenzialmente illimitata, risultando particolarmente efficace contro imitazioni generate dall’I.A.
La risoluzione UE insiste inoltre su trasparenza, licenze e remunerazione, imponendo che l’uso delle voci nei dataset di addestramento avvenga con consenso e compenso.
In un contesto di disintermediazione e rischio di appropriazione di valore da parte delle piattaforme, la registrazione della voce come marchio diventa uno strumento chiave per riequilibrare il mercato.
Per il settore audio si apre così un cambio di paradigma: la voce non è più solo mezzo espressivo, ma asset giuridico ed economico da gestire e proteggere.
Il punto di partenza: la risoluzione del Parlamento Europeo
La recente risoluzione del Parlamento Europeo (10 marzo 2026) sul diritto d’autore e l’intelligenza artificiale generativa segna un passaggio cruciale nella ridefinizione dei confini della proprietà intellettuale nell’ecosistema digitale.
Il documento si inserisce nel solco della normativa europea (dalla direttiva InfoSoc alla direttiva DSM 2019/790 fino al Regolamento IA 2024/1689), ma introduce un elemento di forte discontinuità: il riconoscimento esplicito della necessità di proteggere anche le caratteristiche personali digitalmente replicabili, tra cui la voce.
Il rischio deep fake e la tutela della personalità
Il Parlamento Europeo, nella risoluzione, evidenzia come l’I.A. generativa consenta la creazione di contenuti audio che imitano fedelmente individui reali, configurando il fenomeno dei deep fake. “Qui si innesta un primo nodo giuridico: la voce come proiezione della personalità. Essa può essere tutelata non solo attraverso il diritto d’autore, ma anche mediante diritti della personalità (identità, immagine, reputazione) e strumenti di proprietà industriale“, commenta Alessio Negretti, giurista esperto di proprietà intellettuale e ceo della Società Italiana per la Tutela della Voce, primo ente italiano (è stato costituito a Milano nell’ottobre 2025) per la tutela dei diritti dei 20.000 professionisti della voce italiani nelle relazioni con il variegato mondo della I.A.
Stratificazione delle tutele
Si apre dunque una stratificazione di tutele: diritto alla personalità (contro usi lesivi o ingannevoli); diritto d’autore (quando la prestazione vocale è creativa); diritti connessi (artisti interpreti); marchio (quando la voce è segno distintivo).

Dalla teoria alla pratica: il caso Casciari
In questo quadro si inseriscono le riflessioni già sviluppate su queste pagine, secondo cui la voce rappresenta oggi identità sonora, fiducia e valore economico. Il caso del conduttore Mauro Casciari, che ha registrato la propria impronta sonora come marchio vocale all’UIBM (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi) attraverso i moduli SITV, rappresenta una concretizzazione operativa di tali principi. “Non si tratta solo di un atto formale, ma della trasformazione della voce in bene giuridico esclusivo, dotato di tutela opponibile erga omnes”, commenta sul punto Negretti
SITV e marchio sonoro: qualificazione giuridica
La registrazione della voce come marchio introduce un tema centrale: la qualificazione della voce quale segno distintivo atipico. Nel diritto dei marchi europeo, è ormai ammessa la registrazione di segni non tradizionali (sonori, multimediali), purché: siano rappresentabili (oggi anche tramite file audio); siano distintivi; non siano descrittivi o generici.
Fissare e documentare la distintività
“La voce, se caratterizzata da elementi univoci (timbro, cadenza, riconoscibilità), può soddisfare tali requisiti. I moduli SITV si collocano proprio in questa prospettiva, offrendo uno strumento tecnico-giuridico per fissare e documentare tale distintività”, sottolinea il ceo della Società Italiana per la Tutela della Voce.
Marchio vs diritto d’autore: differenze e complementarità
Un punto dirimente riguarda il rapporto tra marchio sonoro e diritto d’autore. “Il diritto d’autore tutela la forma espressiva creativa, ma non necessariamente la voce in sé. Il marchio, invece, tutela la funzione distintiva. Ne deriva che: il diritto d’autore è automatico ma limitato alla creatività; il marchio richiede registrazione ma offre protezione potenzialmente illimitata nel tempo (rinnovabile). In un contesto di IA generativa, questa distinzione diventa decisiva: mentre l’imitazione vocale può sfuggire alla tutela autoriale, può invece essere intercettata sul piano della contraffazione del marchio“, spiega Negretti
Il nodo della GenAI: uso dei dati e consenso
Ma cosa comporta la risoluzione del Parlamento Europeo in termini di innovazione sulla questione? “Il provvedimento sottolinea la necessità di chiarire le condizioni giuridiche dell’uso di contenuti protetti nei dataset di addestramento. Nel caso della voce, il problema è duplice: utilizzo della voce reale per addestrare modelli, generazione di output che imitano quella voce. Entrambe le fattispecie richiedono consenso e remunerazione, secondo il Parlamento europeo. Tuttavia, il quadro attuale presenta lacune, soprattutto in termini di enforcement – illustra il presidente della Società Italiana per la Tutela della Voce -.
Trasparenza, licenze e nuovi diritti
Il Parlamento europeo insiste su tre pilastri: trasparenza, licenze, remunerazione equa. La richiesta è che i fornitori di I.A. rendano pubblici i contenuti utilizzati per l’addestramento e che si sviluppi un mercato delle licenze. Per la voce, ciò potrebbe tradursi in: sistemi di licensing delle impronte vocali; database certificati (sul modello EUIPO); strumenti di opt-out e tracciabilità (watermarking audio).
Disintermediazione e rischio sistemico
Un ulteriore profilo giuridico riguarda la disintermediazione. Se le piattaforme di IA possono generare contenuti vocali simili a quelli di speaker reali, si crea una concorrenza diretta con i titolari dei diritti, senza necessariamente riconoscere compensi. Il Parlamento europeo segnala il rischio di appropriazione indebita di valore e di indebolimento del settore creativo. In questo scenario, la registrazione del marchio sonoro diventa uno strumento per ristabilire un equilibrio contrattuale.
Il ruolo dell’EUIPO e gli strumenti tecnici
La risoluzione attribuisce un ruolo centrale all’EUIPO come intermediario per la gestione dei diritti e la tracciabilità dei contenuti. Si ipotizzano strumenti come: registri standardizzati di esclusione (opt-out); sistemi di identificazione dei contenuti; filigrane digitali. Tali strumenti potrebbero essere estesi anche alle impronte sonore registrate, rafforzando l’efficacia delle soluzioni come quelle che abbiamo introdotto come SITV.
Il cambio di paradigma per il settore audio
Per radio, tv, podcast e media digitali in generale, si apre una nuova fase. La voce non è più solo elemento editoriale, ma diventa asset giuridico gestibile. Questo implica: strategie di protezione preventiva; integrazione tra diritto d’autore e proprietà industriale; valorizzazione economica della voice identity.
Dalla tutela frammentata al sistema integrato
La convergenza tra evoluzione tecnologica e intervento normativo europeo indica una direzione precisa: superare la frammentazione delle tutele. La voce, oggi al crocevia tra diritto della personalità, copyright e marchio, richiede un approccio integrato.
Un percorso sempre più lineare verso la tutela dei diritti umani
La risoluzione del Parlamento europeo rappresenta un primo passo verso questo modello, mentre esperienze come quella di Casciari anticipano soluzioni operative.
Oltre la fase pionieristica
In prospettiva, la registrazione della voce come marchio non sarà più una scelta pionieristica, ma uno strumento essenziale per presidiare identità, mercato e diritti nell’economia dell’I.A.”, conclude il ceo della Società Italiana per la Tutela della Voce. (E.G. per NL)





























