Digitale terrestre: scatta in Lombardia e Piemonte orientale l’allarme art. 30 D. Lgs. 177/2005

Lo Stato pretende il versamento del canone Rai, perciò deve garantire la fruizione del servizio televisivo in tutte le aree del Paese, anche quelle montane, dove il passaggio dall’analogico al digitale comporta maggiori difficoltà”.

Il leghista Davide Caparini, segretario di presidenza in commissione di Vigilanza Rai, raccoglie l’allarme di rischio black-out per le valli laterali di Lombardia e Piemonte orientale (ma anche di Emilia-Romagna, Veneto e Friuli) lanciato da questo periodico qualche settimana fa e già ripreso dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. E lo fa supportando l’istanza avanzata oggi dall’Uncem, che ha chiesto al governo di “non sottrarsi alla necessità di garantire pari opportunità di trattamento anche ai residenti delle aree montane, intervenendo se necessario con opportuni incentivi economici”. Quel che si vuol evitare è la ripetizione del disastro delle valli di Cuneo (territori illuminati pressoché unicamente da impianti analogici di enti locali che non potevano, per problemi amministrativi, essere convertiti in DTT il giorno dello switch-off), che l’anno scorso in questo periodo – nonostante i numerosi avvertimenti lanciati per tempo – aveva comportato un prolungato oscuramento tv di vasti territori decentrati dal punto di vista della diffusione tv. “La copertura televisiva – ha spiegato Caparini in una nota – deve essere assicurata in ogni zona; nei casi estremi, se non con il digitale terrestre, almeno con l’installazione del satellitare gratuito, come del resto prevede un ordine del giorno presentato dalla Lega Nord alla Camera dei deputati”. (A.M. per NL)
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