DTT. Banda 700 MHz: necessaria una tabella di marcia più che polemiche sulle scadenze

Oettinger incontra i vertici italiani per discutere la questione della liberazione della banda 700 MHz; al di fuori delle polemiche, però, forse sarebbe utile iniziare a discutere come muoversi prima di parlare di tempi e scadenze.

Evitare una neverending story, questa è la preoccupazione principale espressa dal Commissario Ue per l’Economia Digitale Gunther Oettinger a seguito della sua visita a Roma; argomento caldo dell’incontro è stato, ovviamente, la questione riguardante la banda 700 MHz. Secondo quanto discusso più volte su questo periodico, infatti, l’Europa vorrebbe liberare le frequenze in questione entro il 2020 per utilizzarle nell’ambito delle reti mobili di quinta generazione; la decisione è facilmente riconducibile all’intenzione di recuperare un primato nell’ambito delle tecnologie wireless, come quello di cui il vecchio continente ha potuto godere con il GSM. Su questo però l’Italia ha un problema annidato nel fatto che la banda 700 MHz è occupata in maniera massiva dai broadcaster televisivi (oltre il 60% è utilizzato solo da operatori nazionali), che ora chiedono un ritardo di almeno due anni sulla scadenza. Dietro le polemiche, il dato reale è che uno slittamento in avanti di due anni in più non cambierebbe di molto la situazione attuale; ciò che manca nei commenti delle associazioni di categoria, che tanto amano discutere l’argomento, è che se questo cambiamento è del tutto impossibile da operare entro quattro anni, allora è probabile che la situazione non cambi molto entro sei. Il punto importante, sul quale la discussione dovrebbe invece concentrarsi, non è tanto la data di scadenza, quanto il percorso attraverso il quale arrivarci; non è importante la scadenza del 2020, cioè il termine ultimo, ma la scadenza di giugno 2017, entro la quale l’Italia dovrà presentare un piano dettagliato da seguire per liberare le frequenze. Se ci fosse, infatti, una tabella di marcia precisa, costruita in coordinazione con gli altri paesi dell’Unione, sarebbe possibile evitare problematiche interferenziali fra paesi che già hanno terminato le aste per le frequenze (come Germania e Francia) e paesi in netto ritardo (come Italia e Regno Unito). Non è un caso, infatti, si parli di armonizzazione internazionale dello spettro; per citare le parole di Antonio Sassano, docente dell’Università La Sapienza ed esperto di frequenze nel nostro paese, “il generico obiettivo del Coordinamento Internazionale deve essere quello di armonizzare i Piani di spegnimento di tutti i Paesi Europei. Lo spegnimento di Toscana e Corsica potrà avvenire nel 2020 ed essere il primo passo per una transizione 2020-2022 per l’Italia e l’ultimo di una transizione 2018-2020 per la Francia”. Invece, come spesso accade ad associazioni e attori economici del nostro paese, quando il saggio indica la luna, questi preferiscono guardare il dito o, in altri termini, invece di iniziare a preparare un progetto sulla base del quale esprimere giudizi temporali, si inizia chiedendo più tempo. (E.V. per NL)
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