Dtt. Switch-off Sardegna: l’adeguamento dell’utenza alla progressiva attuazione della nuova tecnologia sembra proseguire senza grossi traumi (prima parte)

Persistono però incomprensioni ed incognite, prime fra tutte la necessità di più decoder per famiglie e la questione dei numeri LCN


Prima parte

In verità si pensava sarebbe andata peggio. Invece, buon per Romani, la prima ondata di migrazione dell’utenza sarda dalla tecnologia analogica a quella digitale sembra essere avvenuta senza particolari traumi, così da far ben sperare per il futuro, allorquando lo switch-off riguarderà altre regioni.
E’ vero, tuttavia, che un conto è far migrare i telespettatori in un territorio limitato e in un bacino chiuso sul piano radioelettrico, qual è quello della Sardegna (peraltro con un numero limitato di operatori attivi) e un altro switchoffare la pianura padana. Tanto che è certamente presto per cantar vittoria. Anche perché ci sono ancora da risolvere molti aspetti controversi della digitalizzazione. Come, per esempio, la questione LCN e la necessità di acquistare più decoder per i possessori di più televisori. Principio che dovrebbe essere scontato, ma che una campagna di informazione molto lacunosa non ha sufficientemente radicato negli italiani, sicché sono forse milioni gli utenti ancora convinti che sia sufficiente un decoder per garantire l’adeguamento dell’attuale intero parco tv casalingo alla ricezione delle trasmissioni numeriche.
Quanto al primo problema, va ricordato che i ricevitori per la televisione digitale terrestre più recenti hanno un sistema di numerazione che consente l’assegnazione automatica ad ogni canale sintonizzato di un numero di riconoscimento, cosiddetto Logic Channel Number, appellativo già famoso con l’acronimo LCN o più con il più nostrano “ordinamento automatico dei canali”. Nei primi decoder, infatti, la memorizzazione dei canali aveva luogo esclusivamente in funzione della numerazione naturale dei canali di trasmissione (dal più basso VHF digitalizzabile al più alto UHF), sicché l’utilizzatore doveva manualmente procedere al riordino in base alle preferenze personali, con l’effetto collaterale non indifferente di dover spesso azzerare il lavoro effettuato allorquando doveva procedere con l’aggiornamento della sintonizzazione (attività frequente, stante il work in progress che contraddistingue la migrazione tecnologica televisiva).

(segue seconda parte)

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