Leggendo le ultime vicende delle testate GEDI ed osservando l’andamento della diffusione della stampa italiana si potrebbe pensare che gli storici quotidiani siano tutti destinati a soccombere a breve, in “un contesto di mercato sempre più ostile alla stampa tradizionale“.
Tuttavia, non è necessariamente così, come dimostra il francese Le Figaro, che, oggi, 15/01/2026, compie i duecento anni tuttora godendo di ottima salute. E producendo utili.
Sintesi
Mentre i quotidiani italiani attraversano una crisi profonda, con diffusioni in costante calo, il francese Le Figaro celebra il 15/01/2026 i suoi duecento anni in ottima salute economica, producendo utili e registrando una crescita del 4,3% nel fatturato.
Nato nel 1826 come foglio settimanale letterario e satirico, fu trasformato in quotidiano nel 1866 mantenendo la pubblicazione ininterrottamente tranne durante l’occupazione nazista, quando scelse volontariamente di sospendersi per non collaborare col regime.
Dal dopoguerra crebbe costantemente fino ad attestarsi oggi su 400.000 copie quotidiane diffuse, con 500 giornalisti ed un modello editoriale conservatore-liberale sotto la direzione di Alexis Brézet dal 2012.
I numeri di Le Figaro sono impressionanti: il fatturato 2024 ha raggiunto 579 milioni di euro con un utile operativo di 27 milioni e un EBITDA di 42 milioni. Il giornale vanta 315.000 abbonati digitali contro 76.000 cartacei (rapporto 4:1), 20 milioni di visitatori unici mensili e 240 milioni di articoli letti al mese.
La chiave del successo sta nella diversificazione: una TV e radio nazionali gestite dai propri giornalisti, l’acquisizione del settimanale Gala nel 2023 e investimenti in e-commerce. Un modello che dimostra come, con innovazione e qualità , sia possibile prosperare nell’editoria moderna.
Le origini
Maurice Alhoy e Étienne Arago, un musicista ed un uomo politico originari di Lione danno vita nel 1826 a “Figaro“, un foglio settimanale letterario e satirico.
Inizialmente pubblicato in modo irregolare, ma già improntato a uno spirito critico e indipendente, prende nome dal personaggio di Figaro creato da Pierre-Auguste Caron de Beaumarchais nelle sue celebri commedie come Il barbiere di Siviglia e Le nozze di Figaro.
La vérité, quand même !
Anche in questa prima versione satirica la pubblicazione si vanta di raccontare la verità (“la vérité, quand même !“). Successivamente, nel 1854, Hippolyte de Villemessant rileva la testata e la rilancia con grande successo.
Trasformato in quotidiano non politico nel 1866, riesce a mantenere la cadenza editoriale ininterrottamente per oltre un secolo e mezzo. Con un’eccezione: un’interruzione durante l’occupazione nazista nella Seconda Guerra Mondiale: non per obbligo dei tedeschi, ma per la scelta di non collaborare con il regime nazista e il governo di Vichy.
Il dopoguerra
La pubblicazione riprende nel 1944 dopo la Liberazione e dopo una pausa che viene spesso ricordata come un atto di grande integrità e lungimiranza nel mondo del giornalismo. Il quotidiano si lancia anche nella pubblicazione di grandi reportage originali dotandosi di corrispondenti nelle principali capitali del mondo.
La diffusione
La tiratura media passa da 233.000 nel 1945 a 397.000 esemplari nel 1949, poi 487.400 nel 1959, anche grazie a un raddoppio della foliazione che permette di ospitare intere pagine di piccoli annunci. Sono stampate allora quattro edizioni quotidiane, dalle 16 alle 4 del mattino.
L’assetto proprietario
Dal punto di vista proprietario ed editoriale, a partire dal 2004 Le Figaro entra a far parte del Groupe Figaro, controllato dalla famiglia Dassault, nota per le sue attività nell’industria aeronautica. Serge Dassault ne fu il proprietario fino alla sua morte nel 2018.
Alexis Brézet
Dal 2012 il giornale è diretto da Alexis Brézet, che imprime un orientamento conservatore e liberale, rafforzato da iniziative come il lancio di FigaroVox nel 2014, una piattaforma dedicata a dibattiti e opinioni che ospita contributi da intellettuali e politici, spesso con un taglio di destra.
Formato
Sul fronte delle innovazioni e della transizione al digitale, nel 2009 Le Figaro adotta il formato Berliner, compatto e moderno. ma piu grande del “tabloid”. Ma è stato soprattutto negli anni successivi che investe pesantemente nel mondo online, acquisendo nel 2015 il CCM Benchmark Group, un’importante piattaforma digitale che potenzia la sua presenza sul web.
Un numero vale mille parole
E veniamo ai numeri che contano, snocciolati in piena trasparenza durante la trasmissione “Soft Power” di France Culture da parte del CEO e del direttore della testata.
Pubblichiamo i dati senza commenti particolari, perché – come si suol dire – un numero vale mille parole.
Numero di giornalisti: 500
Copie cartacee diffuse quotidianamente: 400.000
Numero abbonati alla versione cartacea, ottobre 2025: 76.000
Numero abbonati alla versione digitale PDF: 315.000
Rapporto digitale/carta 4:1
Numero visitatori unici mensili al sito: 20 milioni
Numero di articoli letti (cliccati) al mese: 240 milioni

Fatturato
Il gruppo Dassault non disaggrega i risultati finanziari di Le Figaro, pertanto dobbiamo recuperarli indirettamente in base a quanto pubblicato in Francia da Les Echos a febbraio 2025. Eccoli:
Fatturato 2024: 579 milioni di Euro
Crescita rispetto al 2023: +4,3%
Utile operativo: 27 milioni di Euro
EBITDA: 42 milioni di Euro
Gli ultimi dati ufficiali – che si fermano al 2022 – sono comunque consultabili dal grafico a barre pubblicato qui sopra.
Radio e TV
Come è riuscito Le Figaro a mantenere costante nel tempo la sua crescita in un panorama – come sappiamo – molto difficile per l’editoria quotidiana? Innanzitutto creando una TV ed una radio nazionale animata dai propri giornalisti e dedicata anche ai non lettori. Notevole il fatto che la radio si dichiari on-air “digitale su DAB” ma sia ascoltabile con un ottimo segnale anche in FM in importanti zone della Francia.
Gala
Ma non basta. Nel 2023 è acquistato Gala, settimanale legato al gossip che potremmo considerare equivalente all’italiano Chi edito da Mondadori. Viene anche attivata una diversificazione nel settore viaggi ed e-commerce.
Confronto con l’Italia
Numeri che sorprendono e che in parte sono condivisi dall’altro grande quotidiano francese, Le Monde.
Per chi desidera un confronto diretto con il nostro paese consigliamo la rilettura dell’ultimo dei nostri articoli sulla diffusione dei quotidiani in Italia pubblicato nel 2022. Il titolo, da solo, basta a far comprendere tante cose: Press Freedom Index e diffusione dei quotidiani in forte calo in Italia ma non nelle altre nazioni europee.
Riflessioni opportune
Qualcosa su cui le redazioni e le proprietà dovrebbero forse riflettere a lungo. (M.H.B. per NL)









































