Facebook e le aziende: un rapporto “do ut des”?

Sempre più aziende affidano il marketing a Facebook, esponendo in vetrina i prodotti, servizi e knowhow: implicitamente regalano utenti a Mark Zuckerberg per ottenere in cambio pubblicità, spazio imprenditoriale e vendite.

Il rapporto di complicità tra linguaggio digitale e imprenditoriale è tanto efficace quanto pericoloso: le aziende si spogliano, affidano alla rete strategie e marchi al fine di instaurare un collegamento immediato e veloce con il cliente. I contatti, quindi partoriti da Facebook, sono destinati a rimanere nelle mani del social network: è questo l’unico limite del marketing sociale, in quanto lo spazio imprenditoriale rimane alla mercè della rete. Da qui nasce l’esigenza di porre attenzione su tale matrimonio di convenienza, il quale necessità di essere ridimensionato alla luce della creazione di un luogo commerciale – virtuale nel quale gli utenti entrano indossando le vesti di consumatori, e quindi assolvendo una scopo bene preciso e determinato. Per quanto Mark Zuckerberg possa aiutare il mercato, è sempre una persona terza rispetto al consueto e sano rapporto bipolare di vendita. L’interazione dell’utente di Facebook con le aziende è per ora superficiale, in quanto ci si limita a porre un “like”, che indubbiamente gonfia l’immagine dell’azienda stessa, condannando tale astratta preferenza a rimanere fine a se stessa: perché spesso frutto dell’abitudine, imitazione e notorietà del marchio. È per questo che la questione abbraccia soprattutto le piccole aziende, che non possono e non devono affidare totalmente al social network, bensì pensare e tentare di realizzare una sorta di community ad hoc, nelle quali invitare gli utenti per uno scopo preciso, rendendo perciò possibile profilare i clienti, in base ad età, sesso e provenienza. Su questa scia Marco Camisani Calzolari, professore di linguaggi digitali allo Iulm di Milano, fonda “Speakage”, una società che costruisce piattaforme web (dalle community alle web tv), per aziende o altri soggetti (per esempio politici). Il consiglio è quindi di non investire totalmente sul social network, bensì proteggere il proprio patrimonio dedicando uno spazio personale e privato, e quindi non tralasciando il proprio sito. Le energie spese da Facebook a favore del mercato, sono direttamente proporzionali alla ricchezza percepita, con l’ulteriore vantaggio della proliferazione di utenti di iscritti. Attenzione quindi all’equilibrio del connubio social network – impresa: confidenza con l’utente è il primo passo verso un marketing volto al valore aggiunto, in grado di disegnare il profilo del cliente, imitarlo e soddisfarlo. (C.S. per NL)
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