Giornalismo tv. “Diffamatore professionista”, Travaglio querela Berlusconi

Si invertono i ruoli, per una volta, tra Marco Travaglio e Silvio Berlusconi. Dopo le scintille dell’ultima puntata di “Servizio pubblico” e la contro-lettera letta dal premier al giornalista, questa volta è Travaglio a querelare l’eterno rivale.

Berlusconi, in diretta, aveva definito Travaglio un “diffamatore professionista” perché avrebbe “dieci condanne per diffamazione”. La querela è stata annunciata dal cronista sul “Fatto quotidiano” in un articolo intitolato “le dodici balle blu” che il cavaliere avrebbe raccontato nella puntata di “Servizio pubblico”. “Il sottoscritto – scrive Travaglio -, in 30 anni di attività, su 30 libri, 30 mila articoli, centinaia di trasmissioni televisive e online, è stato denunciato circa 300 volte in sede civile e penale. In sede civile ha perso alcune cause, pagando il risarcimento del danno, mai per avere scritto il falso, ma perlopiù per casi di omonimia o per critiche ritenute eccessive o per fatti veri mal compresi dal giudice o mal dimostrati dalla difesa. In sede penale, non ha mai riportato una sola condanna definitiva per il reato di diffamazione”. “Quella citata da Berlusconi nella letterina scrittagli dal suo staff – prosegue il giornalista – scopiazzando da Wikipedia non è né definitiva né caduta in prescrizione: si tratta di una condanna penale in appello a risarcire Previti con una multa di 1.000 euro (per un articolo pubblicato sull’Espresso e uscito monco a causa di un taglio redazionale), su cui pende il mio ricorso in Cassazione senza che nessuno abbia dichiarato la prescrizione del reato”. Il lungo braccio di ferro tra i due protagonisti, in generale poco inclini all’autoironia, va avanti dal 2001 quando, alle porte della campagna elettorale, Travaglio presentò il libro “L’odore dei soldi” – che indagava sulle fortune economiche berlusconiane – nella trasmissione di Daniele Luttazzi. La sparata costò al comico l’allontanamento dalla Rai (da parte proprio di Berlusconi, rieletto primo ministro). Da allora l’antipatia reciproca è proseguita tra botta e risposta continui, fino all’ultimo faccia a faccia da Santoro di giovedì scorso. (AdG Informa)
 
 
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