Giornalisti: Farina & dintorni

Abruzzo: Alberizzi è un bravo chimico ma è un cattivo giornalista. Non consulta le fonti e non sa come funziona l’Ordine


di Franco Abruzzo/presidente OgL

Ho invitato più volte Massimo Alberizzi, leader di “Senza bavaglio” (modesta ma vivace componente della Fnsi), a utilizzarmi come fonte sui fatti dell’Ordine di Milano. Invito non raccolto. L’intento era di fornirgli informazioni lecite nel rispetto delle regole deontologiche. Alberizzi scrive sul “barbiere della sera” di “risvolti inquietanti” per quanto riguarda la “delibera Farina”. Questi risvolti semplicemente non esistono. Gli errori di Alberizzi sono collegati a una bestiale ignoranza delle regole interne a ogni Ordine professionale. Facciamo il riepilogo delle regole.

Le votazioni interne in sede disciplinare avvengono con le seguenti modalità: ogni consigliere si esprime in prima battuta sulla colpevolezza dell’imputato. Nel “caso Farina” gli 8 consiglieri presenti sono stati unanimi, scrivendo su un fogliettino anonimo: colpevole. Poi è scattata la fase del voto sulla sanzione (avvertimento, censura, sospensione da 2 a 12 mesi, radiazione). Sempre su un fogliettino anonimo, gli 8 consiglieri si sono divisi come risulta dalla delibera pubblicata sul sito dell’OgL: 4 hanno sc ritto radiazione, 4 hanno scritto sospensione di 12 mesi. Ha prevalso la sanzione della sospensione in base al principio giuridico del favor rei. I fogliettini sono stati distrutti dopo ogni votazione.

Essendo il voto segreto, non è possibile conoscere come abbiano votato sulla sanzione gli 8 consiglieri. Ogni dichiarazione in proposito non sarebbe suffragata dalla prova. Il verbale, come vuole la legge, è asciutto e ridotto all’osso. Non riporta le tesi dei consiglieri.

Il dibattito ha spaccato la categoria tra l’ala giacobina/leninista favorevole alla radiazione e l’ala cristiana/socialista (alla quale si iscrive il presidente del collegio estensore del provvedimento) attenta alla lezione di Cesare Beccaria, che ancora oggi parla attraverso l’articolo 27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”).

In conclusione Massimo Alberizzi sarà pure un bravo chimico, ma si è dimostrato un cattivo giornalista perché non consulta le fonti. Se lo avesse fatto, avrebbe appreso che gli 8 consiglieri hanno votato unanimi la colpevolezza di Renato Farina e che si sono legittimamente divisi sulla sanzione così come avviene in tutti i collegi giudicanti del mondo. I risvolti inquietanti non esistono: sono il parto di una persona che cerca di farsi pubblicità a spese di altri. Ora basta con le polemiche (inutili) e aspettiamo con calma la delibera di appello, che sarà emessa dal Consiglio nazionale dell’Ordine.

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09.10.2006-dal “barbiere della sera”

Caso Farina. Fuori i verbali

di Massimo A. Alberizzi*

Senza Bavaglio ha chiesto all’Ordine di pubblicare integralmente il verbale della riunione in cui è stato deciso di sospendere per un anno Renato Farina

La pubblicazione è necessaria per chiarire alcuni risvolti inquietanti della vicenda. Queste sono le circostanze in cui è necessario violare anche gli eventuali segreti che proteggono le sedute dell’Ordine. Il caso è troppo scottante.

E’ anno di elezioni all’Ordine e noi vogliamo sapere cosa hanno votato i consiglieri e, soprattutto, come hanno giustificato il loro voto. Consiglieri che forse si ricandideranno. Il segreto non giova alla trasparenza e la casa dei giornalisti dev’essere trasparente.

A noi risulta che qualcuno abbia sostenuto di essere un amico personale di Farina e di non potergli quindi votare contro. Risulta ancora, ma vorremmo averne la certezza, che un altro consigliere ha giustificato il suo voto, per la sospensione e non per la radiazione, in nome di un’antica militanza in Comunione e Liberazione. Sono dubbi che devono essere chiariti.

Se ciò fosse vero sarebbe gravissimo. Senza Bavaglio chiede a Franco Abruzzo di rendere pubblico il verbale di quella riunione. Se fossero vere queste indiscrezioni la sentenza sul caso Farina sarebbe invalidata dalla legittima suspicione e non avrebbe alcun valore.

Lo impone il giornalismo serio e responsabile. Non quello delle pastette, delle lobby e dei tarallucci e vino.

Io chiedo poi ai consiglieri dell’Ordine, anche individualmente, di rendere pubblico il loro voto e le motivazioni che l’hanno ispirato per non essere risucchiati con un’ammucchiata indecente nel vortice di una decisione scandalosa che nuoce all’intera categoria dei giornalisti e all’informazione tutta.

*Consigliere Nazionale FNSI

Senza Bavaglio

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