Pubblicità: per Upa inversione di tendenza e crescita nel 2015

Lorenzo Sassoli De Bianchi, presidente Upa (utenti di pubblicità), in un’intervista a La Repubblica scommette sulla crescita della stampa “più forte se proporrà inchieste e approfondimenti”: per la svolta occupazionale dovremo attendere il 2016.

A margine della presentazione dei dati Nielsen avvenuti martedì 10 marzo, il presidente De Bianchi, come si legge in una nota Upa, ha dichiarato che: “Prevediamo un aumento degli investimenti nel 2015 fra il +1% e +2%, con una conferma del trend di ripresa degli investimenti registrato lo scorso anno. Segno che le imprese che investono in comunicazione credono in un pil italiano giunto ad un punto di svolta positivo, tanto da posizionare le previsioni ad un valore più che doppio rispetto alle sue dinamiche attuali. L’apertura a metà anno dell’Expo, insieme ad altri segnali macroeconomici, dalla migliore competitività dell’euro, alla diminuzione del prezzo del petrolio, alla ripartenza del settore automotive, lasciano ben sperare. Il mercato pubblicitario italiano – ha continuato Sassoli De Bianchi – ha chiuso il 2014 con un lieve calo (-0,4%), esattamente come avevamo previsto a metà anno in occasione dell’assemblea degli investitori. Se si pensa al calo a due cifre con cui si è chiuso il 2013, e a tutto il pessimo quinquennio precedente dall’autunno del 2008, si tratta di una performance considerevole. In linea, del resto, con altri segnali ancorché embrionali di crescita (occupazione, produzione industriale, consumi) che stanno caratterizzando questi primi mesi del 2015” – ha sentenziato il manager -. Dai dati Nielsen in merito al mercato pubblicitario sono poi emersi il significativo incremento degli investimenti sul web, stimati su tutte le piattaforme (video, social, search) e la ripresa dell’outdoor. “Nessuna euforia – ammette Sassoli de Bianchi -: ma il dato segna un’inversione di tendenza e arriva dopo sette anni di risultati negativi. La televisione resterà il canale privilegiato, ma si arresterà anche la caduta della carta stampata, che ha margini d’efficacia superiore rispetto al digitale”. In relazione al digitale, il manager ha aggiunto che “c’è bisogno di un linguaggio pubblicitario che deve ancora essere inventato. Quello attuale non è sufficientemente memorizzabile”. Il presidente Upa ha poi avuto modo di esprimere la propria opinione anche riguardo all’imminente riforma della tv di stato proposta dal premier Renzi: “non mi piace la proposta di un amministratore delegato nominato dal governo. Sono convinto che dietro questa scelta vi siano delle buone intenzioni, ma si tratterebbe di una lottizzazione mascherata. Come Upa proponiamo invece che la nomina sia affidata a una fondazione dove trovino rappresentanza tutte le componenti del paese. Quella figura presiederà anche un consiglio di amministrazione composto da cinque tecnici. E poi vogliamo un canale senza pubblicità, una Rai Uno sostenuta solo dal canone”. Affermazione che suona alquanto strana e insolita dal momento che viene pronunciata dagli utenti di pubblicità: “so che può sembrare contraddittorio, ma non lo è – è stato subito precisato -: siamo prima di tutto imprenditori, puntiamo alla crescita del paese. Una crescita anche culturale, in assenza della quale null’altro può avvenire. E siamo consapevoli che la qualità si ottiene sganciandosi dalla raccolta pubblicitaria. Bisogna ritrovare coraggio nelle programmazioni”. Ora resta da vedere se l’attuale canone sarà sufficiente per sostenere questi cambiamenti: “l’idea di collegarlo alla bolletta è buona, però non abbassiamolo, è già tra i più bassi in Europa”. Intanto, come i nostri lettori sapranno, nel panorama televisivo italiano sono in fermento nuovi possibili scenari: Telecom Italia sta infatti trattando con Mediaset e Netflix, così che il broadcaster italiano e il fornitore di internet tv statunitense potrebbero presto portare la propria offerta sulla banda larga. E a confermare queste voci, la scorsa settimana è stato proprio l’a.d. di Telecom Marco Patuano: “ci sono conversazioni in corso con Mediaset, Netflix e altri operatori, perché riteniamo che la nostra piattaforma debba essere aperta per chiunque abbia dei contenuti con cui voglia raggiungere il consumatore”. L’a.d. ha poi spiegato, come riporta un articolo di ItaliaOggi di mercoledì 11 marzo, che la convergenza tra tlc e media è un processo assolutamente naturale: è comprensibile allora l’importanza della fibra e del piano che prevede che a fine del 2017 sia coperto il 75% delle abitazioni, grazie a un investimento di 2,2 mld di euro. (V.R. per NL)
 

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