Radio digitale: un gruppo per fare il punto sul Digital Radio Mondiale

Il DRM, concepito ormai diversi anni fa come evoluzione digitale delle onde corte analogiche, non si è mai veramente affermato anche se un certo numero di broadcaster continua a emettere parecchie ore di programmazione


(Radio Passioni) – Sto seguendo con molto interesse su Yahoo il gruppo di discussione DRM Italia, che ha ricevuto un forte impulso da quando a occuparsi della lista è Claudio Re. DRM Italia si occupa del sistema di radio digitale Digital Radio Mondiale dal punto di vista di (potenziali) utenti e addetti ai lavori e Claudio Re, ideatore della software defined CiaoRadio e responsabile tecnico dell’infrastruttura di Radio Maria è un esperto molto titolato nel condurla, anche perché conosce molto bene il sistema in questione.
Come sapete appartengo al partito degli scettici quando si tratta di radio digitale in-band, cioè di sistemi pensati per utilizzare le stesse porzioni di frequenza della radio analogica. Il DRM, concepito ormai diversi anni fa come evoluzione digitale delle onde corte analogiche, non si è mai veramente affermato anche se un certo numero di broadcaster continua a emettere parecchie ore di programmazione. La vera delusione consiste nella mancata nascita di un mercato di ricevitori stand alone, che a parte qualche eccezione, non ha mai scatenato il circolo virtuoso fatto di componentistica e terminali utente che alimenta gli altri settori dell’elettronica di consumo digitale. Quello tra utenti, fornitori di contenuti, sviluppatori di elettronica (chipset) e software e fabbricanti di dispositivi è un equilibrio molto delicato e in passato non è sempre stato possibile raggiungerlo partendo da una base sostanzialmente teorica come può essere uno standard di trasmissione digitale. Certo, non ci si poteva aspettare che il DRM imitasse i fasti del GSM o del DVB. Ma da quei fasti ai livelli di sostanziale clandestinità che oscura questo sistema di trasmissione ce ne corre. Forse ci si poteva almeno attendere il raggiungimento di una tappa intermedia, una significativa nicchia di mercato.
Quest’anno il DRM potrebbe ricevere un impulso dai nuovi tentativi da parte dell’industria del silicio, forte della nuova flessibilità acquisita con l’arrivo di componenti per la conversione diretta delle frequenze e dalla possibilità di implementare il grosso del lavoro a livello software, vuoi con microprocessori dedicati, vuoi in logica cablata (due categorie di componenti molto diverse ma caratterizzate da una curva di prezzo in rapida discesa). Da quel che leggo su DRM Italia, in questi mesi è prevista la conclusione della fase di testing di un ricevitore molto atteso, prodotto dalla Uniwave (una joint venture cinese, qui trovate una dettagliata scheda sul ricevitore preparata dal mio amico Benn Kobb) e basata su componentistica della britannica Mirics. Secondo Claudio Re i test di laboratorio sono conclusi e si attende una fase di beta testing “sul campo”, per la quale tra l’altro Claudio propone anche un suo protocollo di testing automatizzato. La fase di commercializzazione partirà a marzo e forse questo significa che i ricevitori arriveranno nella seconda metà dell’anno in volumi significativi.
Io ho qualche dubbio sulla reale possibilità di testare la ricezione DRM, come propone Claudio, con metodi statistici. Capisco la motivazione di fondo. Il DRM ha sempre destato parecche perplessità perché un segnale digitale che si propaga per via ionosferica va incontro all’inevitabile difetto del digitale. Quando arriva bene, la qualità del segnale è eccellente, ma in caso di disturbo o di abbassamento drastico delle soglie, l’audio sparisce. Misurare la resa del DRM lasciando che il computer conti gli intervalli di tempo in cui il segnale c’è e calcolando una percentuale di disponibilità produce risultati ingannevoli. Sapere che in segnale è presente nel 98% dei casi non aiuta quando il 2% di silenzio copre contenuti importanti per l’ascoltatore. L’ascoltatore della radio non è digitale, ma analogico. Forse è più disposto ad accettare un sistema che garantisce un 50% di ascolto forte e gradevole e un 50% di ascolto disturbato, a patto che la soglia di comprensibilità sia sempre più o meno garantita. Un esempio? Se io seguo in digitale una partita di calcio e il segnale sparisce del tutto un secondo prima del gol e ritorna solo 20 secondi dopo, rischio di perdermi il piacere del risultato. Anche con un segnale evanescente e disturbato, potrei riuscire a cogliere se non la voce del radiocronista, magari l’eco degli applausi nello stadio. Capirei comunque che qualcosa è successo e mi basterebbero pochi secondi di attesa per ricostruire gli eventi.
Se siete interessati e non l’avete ancora fatto iscrivetevi al gruppo, la discussione è veramente di ottimo livello. Un altro fattore di stimolo del DRM è la disponibilità della versione “plus” dello standard, quella predisposta per la trasmissione di segnali in banda FM. Anche qui gli ostacoli (la convivenza con segnali analogici in bande molto affollate, la mancanza di componenti) non sono pochi, ma intanto si sperimenta.

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