Radio e tv locali. Presentazione base programmatica Conna per manifestazione protesta a Roma

L’associazione di emittenti locali Conna ci ha inviato il testo della base programmatica che sarà presentata ai responsabili di Agcom nella mattina del 24 settembre dalle 10 alle 12,30 e alle 14 al sottosegretario del Mise Antonio Giacomelli.

L’iniziativa dell’ente esponenziale è sostenuta dalle associazioni dei consumatori ADUSBEF, CODACONS, FEDERCONSUMATORI. Durante la manifestazione indetta, fa sapere il Conna, "affermeremo i principi enunciati nei 7 punti che seguono, ai quali dovranno esserne aggiunti altri in sede di discussione con le parti istituzionali. Abbiamo scelto questa strada perché partecipazioni a convegni, audizioni all’Agom e presso le commissioni parlamentari – troppe ne abbiamo fatte ! – non hanno mai avuto il potere di cambiare una virgola a ciò che Agcom e politici avevano già deciso trasformandosi in prese in giro e perdite di tempo". "Raramente – continua il sindacato – abbiamo chiesto una mobilitazione a Roma sia pure per due ore ad amici che magari devono affrontare un lungo viaggio, ma i fatti autorizzano a pensare che ricorrendo a tutti i pretesti possibili Agcom soprattutto e Ministero (Mise) stiano tramando per togliere di mezzo definitivamente quelli che ritengono occupanti abusivi di frequenze da vendere a compagnie telefoniche multinazionali. Va da sé, che la manifestazione per riuscire convincente e partecipata è necessario venire a Roma. E’ ovviamente possibile sottrarsi all’appuntamento, ma coloro che lo faranno cercando una giustificazione più che per noi, per sé stessi, dovranno rendersi conto di perdere il diritto di lamentarsi di fronte al primo inconveniente che li colpirà personalmente e direttamente". Di seguito i punti della "Base programmatica in difesa dell’emittenza locale": 1) Tanti punti di impiego lavorativo sono andati persi per la chiusura di molte imprese locali a causa di leggi e regole di parte fuori dal buon senso e dalla legalità, messe a punto da soggetti incuranti di calpestare il dettato della Carta che stabilisce essere anzitutto il nostro Paese una “Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Le emittenti locali esistenti quindi non possono essere impedite di svolgere un compito di servizio pubblico locale per espropri o presunte mancanze di frequenze di trasmissione: una amministrazione differente delle frequenze da quella adottata con criteri truffaldini e di parte sarebbe in grado di soddisfare abbondantemente ogni esigenza. 2) E’ opportuno ripristinare la Commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo dove affrontare i problemi minuti della categoria, mentre le organizzazioni sindacali nazionali dovranno essere informate prima sul contenuto dei provvedimenti adottati dall’Agcom che riguardano i loro associati e non dopo, a decisioni già prese, ridimensionando nel contempo le ingenti somme di spese di giustizia richieste per i ricorsi avversi alle sue “Delibere”. 3) I canoni annuali di concessione dovranno essere diminuiti rispetto agli attuali divenuti insostenibili per la crisi economica, stabilendo un “aggancio” al fatturato mediante una aliquota da fissare; l’Agcom inoltre, non potrà intervenire nelle questioni legate fra emittenti e organizzazioni private, in particolare con quelle che curano il diritto d’Autore, dove in caso di controversia già la legge 633/41 prevede il ricorso all’Autorità giudiziaria. 4) L’Agcom, constatata l’inadeguatezza dei Corecom investiti di compiti di cui non hanno le necessarie competenze, deve affidarli ad un rinato Ministero delle Comunicazioni che riduca gli atti burocratici per televisioni e radio locali eliminando nel contempo per le radio l’obbligo incostituzionale di assumere dipendenti. 5) L’Autorità deve avocare le rilevazioni di ascolto come stabilisce la legge 249/97 magari affidandole ad un ente pagato con il Contributo annuale versato all’Agcom che non richieda esborsi da parte dei rilevati: focolai di equivoci e favoritismi. 6) Il recente pronunciamento del Consiglio di Stato in materia di numerazione dei canali, permette di utilizzare alcuni numeri costituiti da una cifra per l’emittenza locale; per la medesima ragione i numeri in progressione di due cifre, a partire dal 10, dovranno essere riservati alle televisioni locali generaliste legate al territorio. 7) Il mondo politico ed in particolare i sindaci, dietro sollecitazione dell’Agcom, dovranno cessare di considerare le televisioni e le radio locali come mezzi di investimento invece di elementi essenziali di socialità da tutelare come beni primari. Coordinamento nazionale Nuove Antenne (Co.n.n.a.)". (E.G. per NL)
 
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