Radio, playlist. Sergio Caputo: lobby dei network distruggerà musica italiana. Ma per qualcuno il tutto sa di mossa pubblicitaria…

"Non sono tipo da far polemiche a vanvera, o mettermi a sparare a zero su nessuno. Stavolta, ho ritenuto di non star zitto e di svelare al pubblico qualcosa che il pubblico generalmente non viene a sapere. Perciò approfondisco con voi il motivo del mio post apparso il 21 marzo sulla mia pagina facebook e su twitter".

Inizia così lo sfogo del popolare cantautore Sergio Caputo (quello del Sabato Italiano jazzcondito e del sudamericaneggiante Garibaldi innamorato, per intenderci) sul proprio blog. Il post incriminato era il seguente: “Comunico a tutti che – come mi informa il mio ufficio stampa – radio 105 non passerà alcun brano del mio nuovo album POP, JAZZ and LOVE in quanto "non in linea con la radio". Ne consegue che ciò che si sente in alcuni network non nasce dai gusti del pubblico, ma da un filtro dai criteri quantomai oscuri esercitato da – tipo – due o tre persone che decidono quali artisti debbano esistere e quali no. In attesa di spiegazioni, consiglio cortesemente a tutti i miei estimatori di non ascoltare più questa radio”. Il post, secondo il cantautore, sarebbe stato accolto da uno tsunami di consensi, "migliaia di condivisioni, centinaia di migliaia di views, e poche, anzi pochissime critiche". Ma cosa è successo? "E’ successo – spiega Caputo – che ho appena pubblicato il mio nuovo album POP JAZZ and LOVE, ricevendo finora accoglienze entusiasmanti. L’album ha un brano in italiano (il singolo) e nove in inglese, e come promette il titolo lo stile è pop-jazz. A mio avviso, uno dei migliori album della mia carriera. Sono un artista indipendente, e non avendo una grossa casa discografica a farmi da guardaspalle, ho assunto un ufficio promozionale per far conoscere il mio nuovo lavoro ai media, e far entrare il singolo nelle playlist delle radio. Perché se una canzone non va in radio, la gente non la sente, e se la gente non la sente, non può sapere che tu esisti o che hai scritto nuove cose. Insomma, mentre sono lì che spingo i miei bimbi sull’altalena al parchetto vicino casa, ricevo da Giovanna Palombini (l’addetta al suo ufficio stampa, ndr) un sms criptico con la frase: “105 ha detto di no”… Eh? Radio%20105 - Radio, playlist. Sergio Caputo: lobby dei network distruggerà musica italiana. Ma per qualcuno il tutto sa di mossa pubblicitaria...La chiamo, voglio capire bene, e Giovanna mi spiega che la radio – per bocca di due redattrici – non metterà in onda alcun brano del mio album in quanto non in linea con la filosofia editoriale dell’emittente. Per carità, non mi aspetto che i miei album piacciano a tutti, né che tutte le radio mi accolgano a braccia aperte. Ma non mi aspetto neanche di essere messo alla porta da nessuno, liquidato o schifato come uno indegno di essere messo in onda da questa o quella radio, con la motivazione implicita che la mia musica potrebbe rovinare la linea editoriale dell’emittente. Dopotutto, sono uno che scrive musica contemporanea e in tutta Italia riempie teatri e locali di gente che non era neanche nata quando ho iniziato la mia carriera. Qualcuno obietterà: ma una radio è ben libera di mandare in onda ciò che meglio crede, e se non lo ritiene opportuno non ti manda in onda; che problema c’è? Dipende. Intanto, una radio di portata nazionale, che ottiene le sue licenze dallo Stato ottemperando ad una serie di regole – prima fra tutte quella di trasmettere le news e di avere un certo numero di notiziari al giorno è una realtà sociale di tutti, insomma è un servizio pubblico; come tale, prima di discriminare, censurare o oscurare un personaggio pubblico , deve avere dei buoni motivi. Che non possono risiedere nei gusti personali dell’editore. Ovvio che talvolta è lecito censurare: ad esempio, in caso di contenuti offensivi, vilipendio, attacchi personali, linguaggio inappropriato (beh, su questo 105 dovrebbe farsi un esame di coscienza), razzismo, e così via. Ma questo non è certo il mio caso. Non ti piaccio? Pazienza. Il mio disco nuovo, il mio tour sono comunque notizie, e rifiutarsi perfino di annunciare il mio nuovo lavoro o i miei concerti non ha a che fare con nessuna linea editoriale, ma puzza lontano un miglio di discriminazione o peggio ancora di sabotaggio. In altri paesi ci sono legislazioni che impongono alle radio una serie di norme sulla messa in onda di una certa dose di musica e autori nazionali. Qui non esiste niente del genere. Qui, ci ritroviamo dei network “privati”, che discriminano a loro piacimento chi gli pare, e quasi sempre per interesse personale o scelte ignoranti. Il sottoscritto ha vissuto e fatto musica negli USA per 12 anni, dove in radio mi hanno messo in onda eccome. Negli USA – il paese inventore della radio moderna che qui tentiamo invano di imitare – ha molto senso parlare di “linea editoriale della radio”, perchè negli USA le radio sono tematiche, cioè hanno format radiofonici ben precisi per genere musicale. Ci sono radio che trasmettono esclusivamente country, esclusivamente Hip Hop, esclusivamente Rock anni ’70, esclusivamente Pop, etc. E uno può scegliere il genere musicale che vuole ascoltare. Se sei su una radio country, non ti ci ficcheranno dentro Kanye West o Celine Dion, se ascolti una radio Heavy Metal non ti ci piazzeranno a tradimento Skrillex o Bublè. E così via. Mi spiego? Ma in che modo il mio nuovo album non sarebbe compatibile con la linea editoriale di 105 è al di là della mia capacità di intendere. Il fatto è che – lo sanno in molti ma nessuno lo dice – c’è una LOBBY delle radio – che decide CHI nella musica debba esistere e chi no. E chi è che deve esistere? Indovinate un po? Ci torniamo più avanti. Le radio in Italia non sono più quelle di una volta, e questo si sa. RTL(1) - Radio, playlist. Sergio Caputo: lobby dei network distruggerà musica italiana. Ma per qualcuno il tutto sa di mossa pubblicitaria... Ma cosa è esattamente cambiato? Molte cose, alcune molto evidenti, altre più oscure. Ma una in particolare. Una volta esistevano i dee-Jay, ed erano loro a scegliere la musica da trasmettere; ogni programma aveva una sua linea, legata allo stile del dj, alla sua popolarità e al tipo di musica che trasmetteva. Secondo criteri di marketing in verità abbastanza vaghi – ma pur sempre criteri – i responsabili dei palinsesti decidevano in quali fasce orarie collocare i vari programmi a seconda del tipo di pubblico che era lecito aspettarsi ad una certa ora. Com’era il business della musica ai tempi dei dee-jay? Così: quando un artista usciva con un nuovo album, la casa discografica presentava alle varie radio la canzone più adatta per essere il singolo – che doveva avere una caratteristica essenziale: essere “radiofonico” (per la plebe incolta, “orecchiabile”). Poi doveva essere lungo circa tre minuti – mai più di quattro, e la gente da casa poteva telefonare alla radio e chiedere i brani che gli piacevano di più. In tal modo il dee-jay tastava il polso al pubblico della radio e si regolava. Il Dee-Jay era praticamente Dio. Come tale, un dee-jay a volte si divertiva a scoprire nuovi talenti e a farne delle star, e insisteva a martellare un brano finchè la gente non lo beccava. Era una questione di prestigio. Oggi i dee-jay non decidono più, le scalette vengono scolpite nel marmo dall’editore o dal programming manager, i brani – alternati da spot pubblicitari già montati nella scaletta – vengono messi in onda dal computer che ha un server centralizzato saldamente custodito dalle sacre mani dei responsabili della linea editoriale della radio che sono – per lo più – impossibili da contattare. Per non sentirsi del tutto inutili, i dee-jay di alcuni network si sono riciclati come apostoli del cazzeggio più o meno scurrile (il sottoscritto non è sicuramente un moralista, ci sono dei limiti), e la radio è diventata un casino allucinante di gente che parla una sopra l’altra e in mezzo un bombardamento continuo dei soliti venti brani. In tutte le radio. Cambiare stazione non serve. Linea editoriale de che? I network sono tutti uguali e mandano tutti la stessa roba. E arriviamo al punto. Lo sanno tutti e nessuno lo dice: c’è una lobby di radio che si sono unite per dominare la musica, la discografia, le edizioni, inzuppare il biscotto nel LIVE, e guadagnare percentuali di vario tipo dagli artisti che mettono in onda. C’è una etichetta discografica associata a tre grossi network in particolare (indovinate voi quali), e guarda caso quelle radio trasmettono solo gli artisti che ne fanno parte (ed eventualmente quelli enormi che non è possibile ignorare per questioni di audience). Ci sono artisti di questa etichetta che scrivono i pezzi di tutti gli emergenti. Ma se sei un emergente non sponsorizzato, non hai nessuna possibilità di passare in radio. Questo in termini schietti si chiama MONOPOLIO, e in Italia sarebbe proibito, ma nessuno parla. Perchè? Omertà. sergio caputo il garibaldi innamorato - Radio, playlist. Sergio Caputo: lobby dei network distruggerà musica italiana. Ma per qualcuno il tutto sa di mossa pubblicitaria...La gente ha paura di essere boicottata, e si fa censurare, mettere alla porta senza dire niente nella speranza che “un domani”… In questo quadro, la lobby ha interessi concreti ad oscurare chi della sua cerchia non fa parte, perché vuole che tutti i soldi che la gente ha intenzione di spendere in intrattenimento finiscano nelle loro casse e non vadano dispersi altrove. Se non ti passano in radio, hai più difficoltà a fare concerti. Se sei in radio 40 volte al giorno, batti che ti ribatti alla fine riempi i palazzetti. Ecco il giro di affari, ecco perchè certi artisti si sentono in radio duecento volte al giorno, e altri MAI. Sto aspettando il giorno – che forse non arriverà – in cui un giornalista particolarmente idealista, invece di sedere nella giuria di questo o quel talent show, inizi un’inchiesta per esporre questo marciume che è senza il minimo dubbio la punta di un iceberg di nome RADIOPOLI. Nel mio caso, non so quando esattamente mi abbiano messo all’indice. Tutte le radio che non mi passano ora, mi hanno passato eccome in anni diversi, e hanno fatto audience anche grazie a me, inclusa 105. Ma non voglio dare la sensazione di dare addosso a radio 105 in particolare, diciamo che stavolta mi sono incazzato con loro perchè mi hanno sbattuto la porta in faccia nel momento sbagliato. Giustamente, e a pieno diritto, ho esortato i miei estimatori a non ascoltare più questa radio, ma nessuno lo scambi per boicottaggio. Il boicottato sono io. Perchè, VOI potete boicottare me, eliminarmi dalla scena musicale italiana, e io non posso neanche informare il mio pubblico di ciò che fate? Par condicio, miei cari. Mentre scrivo, più di mezzo milione di persone hanno letto il mio post. Aumenteranno. Dicevo, 105 non è la sola. RTL non mi passa. E così altre emittenti. Un esempio clamoroso? Radio Italia (solo musica italiana), pure quella non passa le mie canzoni perchè “non in linea con la direzione editoriale della radio”. E che sono io, francese? bulgaro? indonesiano? Non mi passano. Lo hanno detto chiaro e tondo a mia moglie (e mia socia) quando un anno fa li ha chiamati per chiedergli come mai ero sparito dai palinsesti – nonostante proprio loro mi avessero poco tempo prima cercato come autore per un emergente – ma questa è un’altra storia. “Qui siamo tutti fans di Sergio”, le ha detto il direttore, “ma l’editore ha deciso così”. Questo modo di operare distruggerà – anzi, lo ha già fatto – la musica italiana e la discografia. Gli artisti di domani saranno solo quelli usciti dai talent show. Non bisogna essere chiaroveggenti per capire che questo strapotere – e disonestà – dei network finirà presto per travolgere anche loro, perchè la radio la ascolta sempre meno gente e quindi anche la pubblicità si inaridirà per migrare su altre piattaforme. Io, sicuramente, non smetterò di fare il mio lavoro solo perché qualcuno ha deciso così", conclude il cantautore. Precisazione di Caputo: "Attenzione: questo articolo si riferisce esclusivamente alla politica inammissibile adottata da certi grossi network radiofonici. Io amo la radio, ci sono cresciuto, mi ci sono formato culturalmente, e ed è un mezzo senza il quale non sarei mai diventato un cantautore di successo. In Italia ci sono centinaia di radio che svolgono correttamente il loro lavoro di diffusione della cultura musicale, e a loro porgo i miei omaggi". Ad ognuno le proprie valutazioni. Quel che è indubbio è che – come rileva qualche osservatore – le rispettive censure hanno sortito l’effetto di far parlare di entrambi: dei presunti censori (Radio 105, da una parte, e Caputo, dall’altra) e dei presunti censurati (Caputo, da una parte, e Radio 105, dall’altra). (E.G. per NL)
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