Radio & web. Tra radio mutanti, difficoltà di dialogo tra FM e IP, il caso Lifegate: l’importanza della distinzione e della reputazione

Cercare di portare alla discussione sull’evoluzione del medium radiofonico un argomento come questo non è solo operazione difficilissima da farsi, ma anche molto pericolosa, tanto è facile essere fraintesi e ritrovarsi ancora una volta come allo stadio in due curve contrapposte, in mezzo ad ultras carichi, come ad un derby.
E non è neppure facile mettere in fila gli argomenti che possono rispondere alle tante domande che man mano si accavallano perché il momento storico che stiamo vivendo non aiuta certamente a fare chiarezza; è stato detto molte volte ma anche l’osservatore più distratto ormai lo percepisce: questa è una fase storica di transizione, dove a tutti i livelli si notano movimenti grandi e piccoli di “posizionamento” e “riposizionamento” e qui potremmo anche fermarci, anzi no, da qui si dovrebbe (ri)cominciare che è poi anche una delle basi del marketing.
Perché Radio FM e Internet Radio parlano due lingue e perché quando interloquiscono proprio non si capiscono?
Potremmo ridurre il tutto ad un questione semantica perché entrambe usano il termine “Radio” anche se ne danno poi un significato diverso, il proprio perché entrambe non guardano alla piattaforma sulla quale viaggia, dando per scontato che quella sia l’unica e la migliore.
Dal punto di vista storico, la Radio è quella nata sulle onde di Guglielmo Marconi; ma se esaminiamo la questione dal lato della evoluzione del linguaggio e dei significati che le generazioni che si sono succedute nel tempo le hanno dato, oggi è tutta un’altra cosa e potremmo pure faticare a riconoscerla sotto questa veste, anzi nel periodo di transizione che stiamo vivendo la Radio sta proprio completamente cambiando anche nella sua stessa funzione.antenne traliccio grande - Radio & web. Tra radio mutanti, difficoltà di dialogo tra FM e IP, il caso Lifegate: l'importanza della distinzione e della reputazione
Non c’è dubbio che in questo momento in una sorta di resistenza al nuovo che inesorabile avanza, la squadra che vince i campionati sia quella dell’FM, ancora molto innamorata del “ferro” e del suo glorioso passato e capace di ingaggiare i migliori fuoriclasse ma come la Vecchia Signora, anche lei dovrà prima o poi cedere a schemi più moderni e prendersi rischi attaccando in pressing alto gli avversari per esempio anziché aspettarli, senza più rallentare il ritmo o creando densità a centrocampo. Il buon vecchio catenaccio all’italiana non funziona più e se vuoi vincere la Champions League qualcosa devi cambiare nel tuo modulo di gioco.
La Radio dovrà parlare la lingua della rete, prima o poi la Radio sarà solo IP e se in questo momento può pure essere facile pensare di trasportare il modello radiofonico così com’è dall’etere alla rete, dal punto di vista della comunicazione e del marketing è un’operazione non più tollerabile.
Abbiamo già vissuto certi brutti momenti quando ci chiedevano di prendere lo spot della TV per farne una copia audio per la Radio con i risultati che tutti ricordiamo e che hanno portato sempre e solo a disastri da nascondere come la polvere sotto il tappeto. Non che si sia imparata ancora la lezione, visto che ciò che comunque oggi registriamo è per larghissima parte una sorta di esodo da una piattaforma all’altra senza mutazioni degne di nota: le stesse radio native digitali, ancora ricalcano gli schemi delle sorelle FM, incapaci cioè di abbandonare quel possesso del ferro (ancorchè virtuale) e quel modo unidirezionale di offrire contenuti ormai sconosciuto alle nuove generazioni; giovani che per inciso nella loro “componente più anziana”, sono ormai vicini ai 40 anni.
Gli strumenti ci sono per cominciare a costruire la Radio che potremmo anche chiamare “La Cosa” o in qualsiasi altro modo voi vogliate, se proprio vi sentite così legati all’oggetto ma prendete atto che nulla sarà più come prima già adesso (e neppure si potrà tornare a come eravamo), una volta superata questa crisi decennale che oltre ad aver cambiato abitudini consolidate ha fatto crescere quelle generazioni di cui accennavamo poco sopra: Millennials e iGen. Nei fatti la crisi è già finita perché ha generato una nuova fase storica.
Come in un epoca paragonabile al Medioevo, la confusione che regna è ovviamente ancora tanta, basta guardare la reazione che hanno avuto in molti all’annuncio del “Fiorello su Radio Facebook” dove quasi tutti hanno pensato che si potesse portare finalmente la Radio sulla piattaforma di Zuckerberg, che fossero prove tecniche di trasmissione con un testimonial d’eccezione. In realtà Fiorello non ha fatto Radio, ha fatto altro, magari anche un piccolo pezzo della “Cosa” a cui non sappiamo dare altro nome.

Nel marketing vale una regola semplice da enunciare che è “vince chi arriva primo”, regola tutt’ora valida anche se i tentativi di aggirarla non si contano ma che presto o tardi, daranno tutti lo stesso identico risultato: vi faranno perdere tempo e soldi.
Tutti inseguono la “notorietà” pensando sia la soluzione a tutti i guai senza vedere che oggi, per arrivare primi, si stanno già gettando le basi per quella che sarà la comunicazione di domani e che si declinerà con la “reputazione”; senza andare a cercare esempi nei paesi dove comunicazione e marketing sono nati e cresciuti, in Italia si può vedere già oggi un pezzo di questo virtuoso futuro con Lifegate che nasce da un’idea semplice e sana di posizionare un prodotto, un marchio attraverso la creazione di contenuti, dando corpo ad un concetto di “sostenibilità – nel caso di specie – portata sin dentro la programmazione musicale della parte audio della “Cosa” ma che non costituisce il traino principale per portare all’ascolto le persone, scegliendo anche gli “speaker” giusti, ben accordati a quel concetto fondante e proposti dentro una forma nuova, corretta che ha rotto la noiosa ripetitività del clock.Lifegate - Radio & web. Tra radio mutanti, difficoltà di dialogo tra FM e IP, il caso Lifegate: l'importanza della distinzione e della reputazioneLifegate Radio potete pure considerarla una radio di flusso, ma è innegabile che allo stesso tempo se mai lo fosse per  questo specifico aspetto, è un’altra cosa, diversa dalle altre. Da questo punto di vista  Lifegate è arrivata prima, con una tecnica anche questa del marketing che dice che se sei secondo, terzo o anche ultimo nella speciale classifica che si forma nella testa del consumatore – che non è una cloud con spazio infinito, ricordiamolo quando immettiamo segnali col rischio quasi certo che possano diventare rumore di fondo –  puoi sempre essere primo creando una nuova posizione la dove il “numero uno” non c’è, la debolezza della concorrenza.
In Lifegate – ed è aspetto di non poco conto – la stessa pubblicità non è mai sbagliata e si presenta anch’essa sotto forme diverse dal classico spot, capace di informare e non diventare l’interruzione a quanto stavamo seguendo.

Un progetto evoluto come Lifegate va visto però nel suo complesso, allontaniamoci perciò dal monitor del nostro pc e come degli astronauti nello spazio, osserviamolo come dentro un sistema governato da una stella. I pianeti anche a grandi distanze, sono riconoscibili per le loro caratteristiche peculiari: la Terra è quella blu, rosso è Marte, si possono poi notare anche i satelliti e allargando lo sguardo si riconoscono anche altre stelle molto molto lontane; certamente una Lifegate non si può confondere dentro l’ammasso informe di asteroidi che gira tra le orbite di Marte e Giove.
Lifegate è perciò importante per la visione che ci offre, grazie al suo esempio possiamo gettare uno sguardo al prossimo futuro della comunicazione, oltre la cortina di questa fase di transizione, sapendo che volendosi occupare anche di sola musica come punto di forza principale ad esempio, “basterà” metterla al centro come una stella e creare intorno un sistema di pianeti che a lei facciano riferimento da cui trarre l’energia necessaria a crescere e svilupparsi. (M.S. per NL)

Foto antenne di Floriano Fornasiero

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