Riforma forense in bilico: chi troppo vuole nulla stringe. Maggioranza assente e allo sbando insieme ad un testo medievale trascinano nel baratro il progetto

L’errore strategico (peraltro banalissimo) lo hanno fatto inizialmente i grandi esponenti dell’avvocatura, volendo "caricare" eccessivamente il progetto di legge sulla riforma forense ed andando così in contrasto con tutti i settori dell’economia (non solo nazionale) ed anche col buon senso.

Si fossero accontentati di aggiornare lo schema essenziale della professione (il cui ordinamento risale all’epoca fascista ed effettivamente meriterebbe una riscrittura), probabilmente oggi la legge di riforma sarebbe già stata approvata. Invece hanno voluto oggettivamente esagerare nell’introdurre restrizioni, privilegi e difese corporative da suscitare la reazione negativa praticamente unamine di tutti i comparti socioeconomici. Se a inceppare il meccanismo sono state soprattutto l’inaccettabile previsione della riserva esclusiva della consulenza legale agli avvocati (che ha innescato una controffensiva durissima del mondo dell’imprenditoria in generale) e la soppressione dei minimi tariffari introdotti da Bersani (e ben accolti dai consumatori) gli eccessivi filtri all’ingresso all’albo hanno sollecitato l’intervento dell’Antitrust (già contraria ad ogni nuova forma di riserva professionale e di rafforzamento delle barriere d’entrata alle professioni ordinistiche) e delle associazioni dei praticanti legali e degli studenti universitari. Le altre assurde novelle di stampo medievale hanno poi fatto il resto. ”Ormai la maggioranza e il governo sulla riforma della professione forense non sanno piu’ cosa fare e l’assenza del numero legale nell’aula del Senato ne e’ l’evidente dimostrazione”, ha ieri affermato la senatrice Silvia Della Monica, capogruppo del Pd in commissione Giustizia. ”Quella che doveva essere una riforma storica e’ stata trasformata dal centrodestra in un attacco ai giovani, alle categorie produttive, ai principi dettati dall’autorita’ Antitrust e dall’Ue. Governo e maggioranza non sanno come uscirne e sono stati battuti gia’ due volte in aula”, ha concluso. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Che almeno i giuristi lo tengano in mente la prossima volta. (A.M. per NL)
 
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