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Ci fu un tempo che i canali tv andavano a ruba: il problema, semmai, era trovare qualcuno che li cedesse. E se era difficile scovare il singolo impianto da acquistare, figurarsi reti belle e fatte, tanto più se nazionali.

Dopo lo switch-off DTT, le cose sono cambiate. Prima l’asta per l’assegnazione del dividendo interno, dove, a prezzi stracciati (1/4 del valore del 2000), si potevano portare a casa canali per la copertura dell’intera penisola (ciononostante, si è presentato un solo offerente). Poi i ripetuti, falliti, tentativi di collocare sul mercato le quote di Persidera, il più grande operatore di rete nazionale dopo Mediaset e RAI; mica paglia. Infine, la decisione di Fininvest di cedere quasi l’8% delle quote di Mediaset: una scelta che deve essere costata al Cavaliere certamente più dei 377,2 mln di euro ricavati. La prova del nove sarà ora la delibera 44/15/CONS con cui l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha disposto l’avvio delle procedure per l’attribuzione, mediante beauty contest (quindi senza oneri), delle frequenze attribuite a livello internazionale all’Italia e non assegnate a operatori di rete nazionali ex L. 190/2014 (i canali 58 e 59 UHF). La graduatoria per gli operatori di rete si fonderà su diversi criteri, quali l’idoneità tecnica alla pianificazione e allo sviluppo della rete, la sostenibilità economica, patrimoniale e finanziaria e la capacità di realizzare l’infrastruttura diffusiva in tempi certi. Alla gara potranno partecipare sia i player locali che i nazionali, purché non risulti un numero sufficiente e idoneo dei primi istanti. Vedremo.
 
 
 
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