Settimana settoriale. Radio si scopre meno FM dipendente e regge crisi commerciale. DVB-T ora terrorizza grandi tv locali

MSE si riorganizza mentre Agcom si rafforza su territorio con Corecom; canone RAI avanti a TAR; L’Espresso in crisi televisiva? macché: allo start 12 ch tematici; l’UE richiama Italia a rispetto direttiva su audiovisivo; la stampa nel baratro


La notizia della settimana è la scoperta che la radio in Italia è ascoltata da oltre il 40% della popolazione anche con ricevitori diversi dal classico apparecchio FM. Ovviamente non stiamo parlando né del digitale radiofonico terrestre, che, come da prassi, continua a rimanere una tecnologia esoterica, né di quello satellitare, all’indomani del crollo del progetto statunitense Sirius-Xm, che sta cercando, con enormi difficoltà, di sopravvivere in attesa di improbabili investitori in grado di risollevarne le sorti. La sorpresa, piuttosto, è che, secondo il rapporto IEM della Fondazione Rosselli, il 22% degli italiani ascolta la radio anche attraverso il cellulare, mentre il 20% lo fa con il pc. Se c’era un dubbio che il futuro della radio sarebbe stato webcentrico, adesso dovrebbe essere fugato. Tale presa di coscienza (che negli USA ha già portato alla nascita dello standard Imda) apre la porta ad uno scenario pressoché inesplorato per quanto attiene al ruolo di content provider radiofonico degli attuali editori, peraltro anche in ambito analogico. Nonostante ciò, in alcuni stati si pensa di forzare la mano al mercato, fissando date di switch-off che quasi sempre vengono poi prorogate. E’ il caso, per esempio, dell’UK.
A livello istituzionale, se è da rilevare l’avvenuta pubblicazione in G.U. dei decreti di riorganizzazione del MSE, va menzionato altresì che Agcom ha siglato un accordo di collaborazione con i Corecom (organismi su cui più di una volta si è discusso a riguardo della concreta utilità o dell’eccessiva politicizzazione) che dovrebbe facilitare il controllo dell’organo di garanzia sul territorio. Però, per qualcuno, tale iniziativa incentiverà la deleteria sovrapposizione di competenze tuttora esistente tra Agcom e MSE-Com, generativa dell’ennesimo dispendio di denaro pubblico (Brunetta, dove sei?).
Sul fronte della pubblicità, quando continua lo tsunami della crisi finanziaria internazionale sulla raccolta pubblicitaria della carta stampata (che, dopo mesi nerissimi, sta cercando di riciclarsi su Internet), la radio accusa il colpo ma in misura molto, molto inferiore, mentre la promozione sul web, addirittura, registra una crescita (ma solo perché era a livelli bassissimi in precedenza, sicché l’effetto crisi ha inciso solo sul ritmo di crescita). Da rilevare, sempre sul medium radio, l’intensa attività delle concessionarie di pubblicità radiofonica nazionale tesa a consolidare le proprie posizioni in attesa della prossima ripresa economica e il diffuso negativo riscontro nella formula Diari della ricerca sull’ascolto radiofonico italiano Audiradio. Intanto, però, le emittenti radiofoniche locali minori sono infuriate perché accortesi di essere state abbandonate al proprio destino nella riforma della metodologia della rilevazione, che ha alzato il numero dei casi utili per comparire negli elenchi (non era meglio aumentare il numero delle interviste?).
In ambito televisivo, se continua a far parlare, ma più che altro straparlare, il caso Europa 7 (la tv che da “che non c’é” probabilmente diventerà “che non ha voluto esserci”), e non si placano le polemiche sul solito canone RAI, (con strascichi giudiziari e politici), la Francia abbandona anzitempo la pubblicità sulla tv pubblica, si affacciano sul mercato nuove tecnologie (la tv a tre dimensioni e la super alta definizione sul DVB-T) e L’Espresso tacita le voci di una presunta crisi di All Music, facendo sapere di avere nel cassetto 12 nuovi prodotti tv da lanciare con il DVB-T.
A proposito del digitale terrestre fenomeno presunto stravolgitore di equilibri consolidati di audience (con tanto di polemica di Petruccioli): le tv locali scoprono con terrore che – nonostante gli avvertimenti di correnti minoritarie – forse non sono poi così rose e fiori come le rappresentanze maggioritarie andava ciarlando. E ora strepitano. Ovviamente inutilmente.
Nelle tlc è guerra tra operatori, consumatori e controllori sulle regole specifiche. Il caso 899 finisce in Parlamento e probabilmente avanti al CdS, con durissime prese di posizione delle associazioni di consumatori. Gli operatori però non ci stanno e respingono al mittente le accuse. Intanto, noi pubblichiamo il testo della sentenza di cui tanto si parla ma che pochi hanno realmente letto.
Novità e curiosità giurisprudenziali per quanto attiene al rapporto tra privacy, giornalismo e tv e per la notifica di atti giudiziari via Facebook , mentre una bacchettata sonora viene dalla Commissione europea, che richiama l’Italia e altri 25 Stati membri Ue affinché procedano “rapidamente” alla trasposizione in diritto nazionale della nuova direttiva comunitaria sull’audiovisivo.
A livello normativo è da evidenziare che la temuta scadenza del 31/12/2008 per quanto attiene alle norme sulla sicurezza (che avrebbe colto impreparate la stragrande parte delle imprese) slitta di qualche mese. Ma la sensazione è che anche per allora le aziende arriveranno in ritardo.
Infine, la chicca nostalgica della settimana: il vinile torna sull’FM con i suoi crepitii e ricordi indelebili.
E che almeno sia un Buon Natale.

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