Tv. Agcom: necessario riequilibrare la concorrenza e consolidare il settore delle produzioni audiovisive

Regole uguali per gli over the top (ott) e un consolidamento del mercato, questo secondo Agcom è ciò che serve al settore audiovisivo italiano; forse però, iniziare con contenuti di qualità non guasterebbe.

L’industria audiovisiva italiana ha bisogno di pareggiare lo squilibrio attualmente esistente fra ott e player tradizionali, questo almeno è quanto sostiene Agcom attraverso la delibera n. 582/15/CONS, che conclude l’indagine sul settore avviata lo scorso anno. Alla luce dei cambiamenti nel mercato, infatti, gli operatori del web entrano sempre di più in competizione con i broadcaster tradizionali, che sono però gravati da maggiori obblighi di legge. Per questo motivo, sarebbe prioritario “ristabilire il level playing field tra i soggetti che attualmente forniscono i contenuti audiovisivi”. L’indagine, che ha visto la partecipazione di autori, produttori e broadcaster, propone anche una soluzione al problema: sottoporre questi operatori stranieri alle norme che valgono nel paese in cui operano e non in quello dove si trova la loro sede, in modo da dover rispettare le stesse regole di coloro ai quali fanno concorrenza diretta. Si tratterebbe, insomma, di applicare quanto sta avvenendo in Europa (attraverso la direttiva 200/31/Ce) per quello che riguarda l’e-commerce. L’indagine rivela inoltre alcune problematiche più profonde, come l’eccessiva frammentarietà. Sono, infatti, meno del 10% gli operatori che arrivano a fatturati superiori ai 10 milioni, e sono loro a produrre i tre quarti dei ricavi a causa della possibilità economica di investire nei segmenti più innovativi del mercato, come il mobile o l’on demand. L’indagine finisce quindi per auspicare un consolidamento del mercato, anche al fine di migliorare la competitività internazionale. Un fascicolo di lamentele, insomma, che addita concorrenza non equa e difficoltà negli investimenti come causa di tutti i mali. Ci si dimentica, però, che gli investimenti bisogna farli fruttare e, in questo, l’Italia ancora langue. Lo stesso documento dell’Autorità, infatti, ci mostra come le produzioni del nostro paese siano praticamente inesistenti a livello Europeo. Basti pensare che, il miglior risultato nella classifica dei quaranta produttori più popolari nel nostro continente, è quello di Taodue, con il suo onorevole ventiduesimo posto. (E.V. per NL)
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