Tv. Anche l’EFJ attacca il governo italiano: manca il pluralismo

Dell’allarme informazione sui media se ne sono accorti anche in Europa. Anzi, come spesso accade in Italia, aspettiamo che i moniti c’arrivino dagli organi europei per iniziare a muovere qualcosa. Nel corso dell’annuale meeting dell’EFJ (la Federazione Europea dei Giornalisti, che conta 280mila giornalisti provenienti da 30 Paesi), l’associazione europea dedita alla tutela dell’informazione nel Vecchio Continente ha lanciato l’allarme pluralismo all’informazione italiana. All’estero, infatti, è difficile che passi inosservato ciò che sta accadendo alle nostre latitudini, proprio perché il metro di giudizio applicato può beneficiare di un’esperienza che abbraccia differenti sistemi informativi, per cui spiccano maggiormente le pecche ed i difetti congeniti che accompagnano l’informazione italiana. Primo tra tutti, appunto, il pluralismo: la sovraesposizione mediatica di governo, maggioranza e, ovviamente, Presidente del Consiglio e, dall’altra parte, il silenzio colpevole nei riguardi di piccoli partiti, neonate associazioni, voci di dissenso. Non bisogna dimenticare, inoltre, che in questi giorni è in corso la campagna elettorale per le Europee e proprio in momenti come questo che l’assenza di par condicio televisiva colpisce di più. Anche l’Agcom aveva lanciato un monito alle reti televisive italiane riguardo la presenza sul piccolo schermo di esponenti di tutte le fazioni politiche, invitando le emittenti a non sovraesporre esponenti di governo e maggioranza, soffocando le piccole formazioni e quelle neonate. Un richiamo particolare era arrivato per Rete 4, ma anche in Rai non erano mancati gli scontri nell’ultimo periodo. Il neo eletto presidente della Commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, infatti, aveva alzato la voce nei giorni scorsi nei confronti dell’azienda, riguardo al trattamento riservato da questa ad una vecchia volpe delle campagne elettorali come Marco Pannella, sempre più ostracizzato dai media, che per questo motivo aveva indetto uno sciopero della sete, interrotto proprio ieri, prima della sua apparizione ad “Annozero”. Zavoli, ma anche il Presidente della Repubblica, Napolitano, avevano intimato alla Rai di assolvere alla propria funzione di servizio pubblico, dando spazio a Pannella e a coloro che, non avendo santi in Paradiso, non potevano sedere al tavolo delle spartizioni politiche delle poltrone Rai. Ieri Pannella è andato da Santoro, ha ringraziato Napolitano, ha presentato la propria lista Bonino – Pannella per le Europee, della serie non è mai troppo tardi. Forse. A proposito di Rai, ad ogni modo, il documento redatto dall’EFJ, parlava chiaramente delle polemiche connesse alle nomine, che avevano tenuto banco nell’ultimo periodo. “In questi stessi giorni – dice il documento – il servizio radiotelevisivo pubblico sta per nominare i nuovi direttori di testate e reti ed il governo sta esercitando un’influenza esorbitante: il tema è stato esaminato dai leader politici della maggioranza nella residenza privata di Berlusconi, che è anche il proprietario della televisione privata in competizione con il servizio pubblico”. Tale appello era stato rivolto prima che i nomi venissero resi noti e testimoniassero, meglio di qualsiasi documento, quanto detto. Le nomine di Mauro Mazza a RaiUno e Augusto Minzolini al Tg1, infatti, hanno fatto infuriare l’opposizione, che ha abbandonato l’aula di votazioni del CdA dell’azienda e ha avuto parole durissime nei confronti del governo e della maggioranza. Il leader del Partito Democratico, Franceschini, ha poi accusato l’esecutivo d’aver preso le decisioni a tavolino, a Palazzo Grazioli (residenza romana di Berlusconi), come sostenuto dall’EFJ. Al Meeting annuale dell’associazione giornalistica, tenutosi nella città bulgara di Varna, intanto, erano presenti anche Franco Siddi e Roberto Natale, rispettivamente segretario e presidente della FNSI, i quali hanno presentato un’altra importante mozione riguardante l’informazione italiana e in particolare dedicata all’importanza del diritto di cronaca che, secondo gli ambienti sindacali e non solo, verrebbe messa duramente a rischio dall’eventuale approvazione delle norme sulle intercettazioni telefoniche. “L’EFJ – dicono – sostiene la campagna del sindacato italiano in favore di una legge che difenda al tempo stesso il diritto alla riservatezza delle persone coinvolte nelle vicende giudiziarie e il diritto della pubblica opinione a conoscere eventi che sono socialmente rilevanti e di pubblico interesse”. Insomma, i sindacati italiani non sono da soli in questa battaglia. Anche se intorno a loro, in Italia, sembra farsi sempre più terra bruciata. (Giuseppe Colucci per NL)
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