Tv, la pallottola di Sarajevo. Anzi, le pallottole

Una l’ha sparata il governo contro Sky: aumento dell’Iva al 20 per cento sugli abbonamenti per uniformarsi alle direttive europee. L’altra l’ha sparata Sky contro Rai e Mediaset


Fiorello lascia le aziende in cui ha sempre lavorato per approdare (in via sperimentale) a Sky

Lucido commento di Bruno Vespa su il Quotidiano.net a riguardo della prosima durissima guerra che si combatterà tra il big player del sat e i multipiattaforma (Sky sul sat e Mediaset/RAI su analogico, DDT e presto su un nuovo mux sat).

(Quotidiano.net) – Invitando a pranzo Fiorello pur senza illudersi di convincerlo, Silvio Berlusconi ha finito col battezzare la nascita della terza fase storica della televisione italiana. La prima va dal ’54, data d’inizio della programmazione Rai, alla fine del monopolio nell’82. La seconda comincia con la nascita dell’era Berlusconi e arriva a oggi. Ricevendo un Fiorello che se ne va, il Cavaliere è tornato con la memoria alla seconda metà degli anni Ottanta, quando era lui che rubava a suon di miliardi (e di rose rosse alle signore) le star alla Rai: a Mike Bongiorno, che l’aveva seguito nella fase pionieristica, s’aggiunsero Pippo Baudo e Raffaella Carrà, poi rientrati in tempi diversi. Biagio Agnes, direttore generale della Rai, guidò la controffensiva al grido di “Chillo a da murì”(Quello deve morire), dove “chillo” era ovviamente il Cavaliere. Ma Berlusconi la spuntò. Il 6 agosto 1990 la legge Mammì sancì la pax televisiva assegnando tre reti alla Rai e tre a Fininvest. Nasceva così una grande televisione generalista privata, che avrebbe completato il suo palinsesto nel ’92 con la partenza del Tg5.

Ogni tentativo di “terzo polo” è morto sul nascere. Non vi è riuscita (e non ha nemmeno tentato di farlo) La 7. Avrebbe potuto farlo Agnelli,ma mi disse che non era il suo mestiere. Sky è sbarcata in Italia nel luglio del 2003, nascendo dalla fusione delle due precedenti televisioni a pagamento: Stream e Telepiù. Berlusconi, patron anche di Telepiù, aveva capito da un pezzo quale futuro avrebbero avuto le televisioni a pagamento. Ma dovette mollare l’osso: non poteva crescere ancora.
Le ambizioni di Murdoch in realtà andavano oltre il satellite: voleva comperare Mediaset e Berlusconi stava per cedere. Quando anni fa gli chiesi conferma delle indiscrezioni che andavano in giro, il Cavaliere mi disse: “Me l’hanno impedito i miei figli Piersilvio e Marina”. Era vero. In sei anni Sky è diventata un colosso. Guardiamo i conti. Fattura 2,5 miliardi di euro, quasi tutti frutto di abbonamenti. Mediaset fattura tre miliardi (di cui 2,5 di pubblicità) e la Rai 3,2 miliardi (1,6 di abbonamenti e 1,2 di pubblicità, oltre ad altri introiti minori). Con la crisi pubblicitaria del 2009, la distanza è destinata ad accorciarsi e questo avverrà ancor di più quando Sky incrementerà negli anni il suo fatturato pubblicitario per ora simbolico (duecento milioni). Il suo passaggio a terza televisione generalista (Fiorello ne è lo strepitoso antipasto) segna l’avvio di una nuova era.

MA RAI E MEDIASET non sono rimaste a guardare. Oggi per i quattro milioni e mezzo di abbonati Sky il satellite comanda anche i canali Rai e Mediaset. Si parte da Sky e poi si va dappertutto. Le due aziende hanno deciso perciò di reagire e col digitale terrestre – insieme con La 7 e le televisioni locali – dalla fine dell’anno prossimo consentiranno a tutti gli italiani di vedere gratuitamente moltissimi canali di alta qualità tecnica. Un decoder per chi non vuole cambiare il televisore costa 70 euro, alle fasce di basso reddito sarà regalato ed è probabile una gigantesca azione di rottamazione per incoraggiare l’acquisto di nuovi televisori. Si aggiunga la prossima campagna sul canone Rai. Oggi gli abbonati sono 16,4 milioni, ma il trenta per cento degli italiani evade con una perdita di 600 milioni. E’ probabile che il canone diventi una tassa spalmata sulle bollette della luce, ma che l’importo venga ridotto e probabilmente abolito per i più poveri. E’ scoppiata una guerra senza frontiere e non ci sarà da annoiarsi.

di Bruno Vespa

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