Tv. Riforma Tusmar: proposta di raddoppio quote investimenti in opere italiane ed europee, è polemica con i broadcaster

Il Ministero dei Beni e delle Attività culturali sta lavorando ad una riforma del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) che abbia come obiettivo il sostegno alla produzione e distribuzione di opere audiovisive europee e italiane. Il progetto di decreto sarebbe incentrato sull’art. 44 Tusmar, che assegna ai gruppi televisivi delle quote minime obbligatorie da destinare “alla produzione, al finanziamento, al pre-acquisto e all’acquisto di opere europee e italiane”: l’intenzione del Ministro Franceschini sarebbe quella di innalzare progressivamente queste quote, fino a raddoppiarle nel 2019. Se questa riforma andasse in porto, le emittenti commerciali, attualmente vincolate ad investire il 10% del fatturato annuale per gli scopi dell’art 44 Tusmar, dovrebbero investire il 15% nel 2018 e il 20% entro il 2019; mentre la quota della Rai, già al 15%, passerebbe al 20% e poi al 30% nello stesso arco di tempo.
L’effetto della norma sarebbe enormemente positivo per l’industria della produzione degli audiovisivi e la misura farebbe il paio con i tax credit previsti dal dl 50/2017 per le opere televisive, cinematografiche e web con requisiti di eleggibilità culturale, agevolazioni che verranno a breve rese operative con l’approvazione di una serie di decreti attuativi. Si realizza però un impatto considerevole anche sugli affari e i conti dei broadcaster, che – si vocifera – non abbiano accolto le intenzioni del Ministro con tranquillità. Sarebbero state proprio le reazioni allarmate dei gruppi televisivi a frenare Franceschini dal presentare il progetto di riforma al Consiglio dei Ministri lo scorso venerdì 15 settembre: il Ministero dei Beni e delle Attività culturali ha trattenuto presso di sé il testo in questione per fare opportuni approfondimenti e consultazioni sulla materia da regolare. (V.D. per NL)

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