Tv. Se la politica si fa azienda: Freccero critica Rai

Tra le fila di articoli e approfondimenti che puntualmente costellano il mondo dell’informazione, cattura senz’altro attenzione la mini riflessione concessa oggi da Carlo Freccero a Il Tempo.

Odiato e amato che sia, l’ex direttore di Italia Uno e RaiDue, ora Consigliere di Amministrazione Rai, offre il suo sguardo d’insieme sulla situazione interna della tv di stato e dichiara “che il consiglio di amministrazione sia un organo privo di potere decisionale è sotto gli occhi di tutti, ma non riguarda tanto e solo la Rai quanto la nuova concezione renziana per cui tutto il potere deve essere concentrato nell’esecutivo (Ad per la Rai, presidente del consiglio nella gestione del Paese, mentre si depotenziano consiglio di amministrazione e Parlamento)”. A dire di Freccero, si tratterebbe di una logica nuova, maggioritaria, per cui, chi viene designato decide tutto, senza lasciare spazio ad una opposizione interna. L’opposizione democratica si realizzerebbe solo nell’alternanza: se la minoranza riesce a farsi maggioranza, abbatterà l’esecrai20anni202750 - Tv. Se la politica si fa azienda: Freccero critica Raiutivo precedente per farsi a sua volta esecutivo: “Non sono d’accordo, ma non sta a me essere d’accordo. Se accetti un incarico con determinate regole puoi solo prendere o lasciare”. Passando poi alle considerazioni sull’operato dell’Ad, lo storico gestore di palinsesti afferma: “La fiducia illimitata che viene concessa all’Ad, secondo la logica renziana, ha lo scopo di permettergli di sperimentare, in tutta libertà, le sue idee, salvo poi giudicarle a progetto realizzato. Non c’è opposizione interna e non ci può essere perché siamo di fronte ad un esperimento nuovo, anzi alla sperimentazione del nuovo. Come un esperimento andrà poi verificato o falsificato, ed in base al successo, l’Ad avrà, o meno, la riconferma. Non possiamo prendere singoli atti, le nomine, i programmi, come giusti o sbagliati che non sappiamo come andranno a collocarsi nel disegno globale della nuova Rai”. Il consigliere della tv di Stato manifesta una certa sofferenza nel non potersi intromettere nella programmazione Rai (non essendo né direttore di rete ne’ presidente non può influire su questo segmento), ma avendo accettato il suo ruolo attende, per giudicare, di vedere il prodotto finito di cui i singoli momenti non sono che tappe di una gestazione. Ma c’è un punto in cui, a dire di Freccero, il suo ruolo diventa significativo e sarebbe proprio per questo che non ha rassegnato le dimissioni: “Con tutte le rivoluzioni possibili e ipotizzabili la Rai rimane sempre servizio pubblico, pagato col canone dei cittadini. Dirò di più. Il fatto che questo odiatissimo canone esista ancora è per me sinonimo di garanzia e di indipendenza. Il finanziamento della politica all’americana, con contributi da parte di banche e multinazionali, rende la politica subordinata a questi interessi. Ma la Rai è finanziata dai cittadini per svolgere un ruolo istituzionale, al di là del suo ruolo di intrattenimento. Questo ruolo è l’informazione e l’alfabetizzazione politica, soprattutto in momenti cruciali come questo, quando i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi su un cambiamento radicale della nostra carta costituzionale. Questo mutamento farà del presidente del Consiglio un corrispettivo dell’attuale Ad Rai, conferendogli pieni poteri ed indiscutibili, per tutto il corso del suo mandato. Sarà, perché non è ancora cosi. E se non è ancora così, la Rai ha l’obbligo di fornire, forse per l’ultima volta, anche l’immagine dell’altro lato della medaglia, deve garantire al No lo stesso spazio che garantisce al Sì”. E conclude dichiarando: “Tutti noi della Rai stiano facendo semplicemente il nostro mestiere, mestiere che ci impone di muoverci in una logica renziana per quanto riguarda l’intrattenimento, ma in chiave istituzionale per quanto riguarda forse l’ultima campagna di informazione politica. Se anche la politica si fa azienda, non ce ne saranno altre”. (S.F. per NL)

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