Tv. Telecom Italia Media registra risultati positivi anche in tempo di crisi e dimostra che la tv tradizionale non è affatto al capolinea

I dati relativi ai primi nove mesi del 2011, per Telecom Italia Media, sono nel complesso positivi dal punto di vista finanziario, ma soprattutto forniscono alcuni spunti interessanti per capire come si evolve la televisione in Italia, in questo periodo di crisi e di transizione dall’analogico al digitale, nonché dal broadcasting alla rete.

Innanzitutto si fa notare la performance di La7, che soprattutto grazie ai programmi di informazione e approfondimento, con il TG di Mentana in testa, ha guadagnato un audience intorno al 4% e un conseguente incremento degli investimenti pubblicitari del 36% circa. Nonostante il gran rifiuto di Santoro, e grazie invece al prossimo arrivo della Dandini, la rete ammiraglia di TI Media promette di migliorare ancora il suo appeal continuando a puntare sulla qualità, che evidentemente, e un po’ a sorpresa, paga anche nel nostro paese. Si tratta in ogni caso di una ulteriore conferma del fatto che la TV tradizionale è lungi dall’essere in crisi, mentre la nuova frontiera delle pay-tv tematiche in rete, over-the-top o IP che siano, non sembra ancora entusiasmare, come dimostra la chiusura del competence center che si occupava di fornire contenuti per i canali innovativi (Cubovision e simili). L’unica tv a pagamento che tira rimane quella broadcast, terrestre o satellitare, mentre il modello vincente della televisione via internet per ora è quello gratuito alla YouTube, che attira sempre più visitatori e si avvia a ibridarsi con la produzione per dar vita, questo sì, all’embrione della futura TV. E l’ampia disponibilità di contenuti musicali in rete ha avuto sicuramente un ruolo chiave nella fuga dell’audience giovane dai canali a tema come MTV, in lento ma inesorabile declino: addirittura si parla di prossima vendita del canale a Viacom. Un quadro con aspetti apparentemente contraddittori, spiegabile almeno in parte se lo si rapporta con l’attuale scenario di incertezza sul futuro e scarse disponibilità economiche, che spinge a restare legati alle abitudini consolidate e a interessarsi alle innovazioni solo quando non comportano cambiamenti radicali e nuovi investimenti. Sullo sfondo i paradossi del sempre meno mirabolante digitale terrestre: c’è chi non ha nemmeno una frequenza e chi, come TI Media, non riesce a trovare nessuno che gli affitti i multiplex: solo il 56% dello spazio lasciato deserto da Dahlia TV è stato ricollocato, e ancora non sono arrivati i canali del beauty contest. Misteri (o quasi) del DTT all’italiana. (E.D. per NL)

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