V2-Day, Di Pietro: ovvero la giornata delle sciocchezze storiche sui giornalisti

Siddi (FNSI): “Di Pietro, come si dice dalle mie parti, ha fatto acqua fuori dal vaso. L’Ordine dei Giornalisti che vuole abolire con furia non è quello di Mussolini ma quello di Gonella”


da Franco Abruzzo.it

Abruzzo: “Caro Siddi, prima di parlare documentati: l’Ordine di Mussolini non è mai nato. Dal 1928 al 1943 l’Albo è stato gestito dal Sindacato fascista dei giornalisti e poi dal 1944 al 1965 dal Governo tramite la “Commissione unica per la tenuta dell’Albo”.

Milano, 25 aprile 2008. Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, oggi ha spiegato che Luigi Einaudi quando, nel 1945, si dichiarò contrario alla riedizione dell’Ordine professionale dei giornalisti «pensava certamente all’Ordine di Mussolini. Quell’Ordine – sottolinea Siddi – non appartiene alla cultura centenaria dei giornalisti della Fnsi. Era l’Ordine di un regime basato sulla propaganda e non sull’informazione», quello «che si macchiò dell’orrenda colpa di collaborazionismo nell’applicazione delle leggi razziali». Bisogna smetterla, una volta per sempre, di confondere l’ordinamento repubblicano della professione di giornalista con quello fascista. L’articolo 7 della legge 2307/1925 – che prefigurava la nascita di un Ordine dei Giornalisti – non è stato mai attuato dal regime, perché intervenne la legge 563/1926 sull’organizzazione sindacale di tutte le professioni. A questa disciplina giuridica fondamentale si adeguò necessariamente il Regio decreto 384/1928, che determinò la nascita dell’Albo (non dell’Ordine) dei giornalisti, Albo gestito da un comitato di 5 giornalisti operante all’interno dei sindacati regionali fascisti dei giornalisti. L’Ordine dei Giornalisti è nato nel 1963 su iniziativa di due eminenti personalità della democrazia repubblicana, Aldo Moro e Guido Gonella. Durante il regime fascista toccava al sindacato il ruolo che oggi è dell’Ordine! Dal 1944 al 1965 l’Albo è stato gestito dal potere esecutivo tramite la “Commissione unica per la tenuta dell’Albo”. E’ grave che Siddi, come Di Pietro e Grillo, ignori che l’articolo 7 della legge 2307/1925 non è stato mai attuato e che l’Ordine di Mussolini non è mai nato. Conclusione: riforma dell’Ordine sì, abrogazione no! (Franco Abruzzo)

V2-DAY: SIDDI,SU ORDINE GIORNALISTI DI PIETRO NON CI AZZECCA

Roma, 25 aprile 2008. Abolire l’Ordine dei giornalisti «con un colpo di spugna, senza un’idea di libertà garantita da un sistema di chiara legalità, significherebbe consegnarsi a poteri assoluti». È la replica di Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa, all’auspicio del leader Idv Antonio Di Pietro, intervenuto a Milano alla raccolta firme per il referendum sull’informazione che prevede la cancellazione dell’Ordine, nel mirino del V2-Day di Grillo. «Diciamolo chiaro: sfidiamo lui e tutta la politica alla riforma – aggiunge Siddi in una nota – ma Di Pietro stavolta con il suo urlo, mediatico, non ci ha proprio azzeccato». Il segretario della Fnsi ‘smonta il riferimento a Einaudi, citato da Di Pietro (insieme a Berlinguer) come personaggio che aveva criticato il ricorso all’Ordine «per poter scrivere e manifestare il proprio pensiero». Prima «di spararle grosse», dice Siddi, «occorre conoscere bene la storia e i fatti». Poi il segretario generale del sindacato dei giornalisti spiega che Einaudi quando si dichiarò contrario alla riedizione dell’Ordine professinionale dei giornalisti «pensava certamente all’Ordine di Mussolini. Quell’Ordine – sottolinea Siddi – non appartiene alla cultura centenaria dei giornalisti della Fnsi. Era l’Ordine di un regime basato sulla propaganda e non sull’informazione», quello «che si macchiò dell’orrenda colpa di collaborazionismo nell’applicazione delle leggi razziali». Per il segretario della Fnsi, l’attuale Odg «ha tanti difetti di funzionamento, causati da una politica capace solo di fare antipolitica sull’argomento anzichè di fare le indispensabili riforme. Ma c’è un ordinamento della professione del giornalista che, nella parte fondamentale dei principi, è e deve restare intangibile». (ANSA).

V DAY: SIDDI (FNSI), DI PIETRO SU ABOLIZIONE ORDINE GIORNALISTI NON CI AZZECCA. QUELLO ATTUALE NON FU VOLUTO DA MUSSOLINI MA DA MORO E GONELLÀ

Roma, 25 aprile 2008. «Di Pietro, come si dice dalle mie parti, ha fatto acqua fuori dal vaso. L’Ordine dei Giornalisti che vuole abolire con furia non è quello di Mussolini ma quello di Gonella, costituito 45 anni fa da un’idea base di Aldo Moro, due democratici veri, seri, uomini rimpianti della vita costituzionale repubblicana». È quanto afferma il segretario della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, Franco Siddi. «Da Beppe Grillo, che è un comico, parole fuori dalla verità sono comprensibili anche se restano le parole di un daltonico -osserva Siddi- Prima di spararle grosse, occorre conoscere bene la storia e i fatti e avere la sapienza di incidere sulle cose che non vanno, a cominciare, in questo caso dai meccanismi e dalle procedure dell’Ordine, che dopo 45 anni hanno fatto il loro tempo e non reggono più. Ma riformare è cosa più seria che sparare nel mucchio e cercare effetti speciali e risonanza mediatica. Dell’Ordine di Mussolini siamo vittime e martiri e, giustamente, la Repubblica l’ha abrogato». Ricorda Siddi: «A quello di Mussolini, certamente pensava Einaudi quando, nel suo contesto, si dichiarò contrario alla riedizione dell’Ordine professionale dei giornalisti. Quell’Ordine non appartiene alla cultura centenaria dei giornalisti della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Era l’Ordine di un regime basato sulla propaganda e non sull’informazione. Era l’Ordine che si macchiò dell’orrenda colpa di collaborazionismo nell’applicazione delle leggi razziali, segnalando ai prefetti del regime, per poi cancellarli dall’albo, tra il 1938 e il 1939, i giornalisti ebrei, privandoli così anche del diritto al loro lavoro».

Il segretario della Fnsi ricorda che ora «c’è un Ordine dei Giornalisti, che ha tanti difetti di funzionamento causati da una politica capace solo di fare antipolitica sull’argomento anzichè di fare le indispensabili riforme. Ma c’è un ordinamento della professione del giornalista che, nella parte fondamentale dei principi, come per la prima parte dalla Costituzione repubblica, è e deve restare intangibile». Siddi sottolinea quanto recita l’articolo 2 della legge Gonella del 1963: «È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà formazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori». Per il segretario del sindacato dei giornalisti, si tratta di «un presidio di autonomia e di libertà, anche per Di Pietro. E lui, che abbiamo anche apprezzato in tante battaglie contro poteri pericolosi e inquinanti e contro i bavagli, dovrebbe sapere più di ogni altro che, nel tempo attuale, far cadere l’Ordine dei giornalisti con un colpo di spugna, senza un’idea di libertà garantita da un sistema di chiara legalità, significherebbe consegnarsi a poteri assoluti. Diciamolo chiaro -conclude Siddi- Sfidiamo lui e tutta la politica alla riforma: ma Di Pietro stavolta, con il suo urlo mediatico, non ci ha proprio azzeccato…». (Adnkronos)

V2-DAY:GRILLO ATTACCA GIORNALISTI E SALUTA AL JAZEERA LIBERA

Torino, 25 aprile 2008. Sono 150 i giornalisti sotto il palco nel giorno in cui lui, Beppe Grillo, sferra il suo affondo contro l’informazione coatta, l’Ordine di casta, la legge sui finanziamenti all’editoria. Di fronte a una piazza, la centralissima San Carlo di Torino, stracolma di gente (ne contiene 50 mila, ma lui azzarda 100 mila, «se la questura ci aiuta», aggiunge) il comico saluta con entusiasmo solo quelle che lui definisce le «televisioni libere»: Al Jazeera, Cnn, Bbc, la tivù australiana. Il back stage, con un servizio d’ordine imponente che lo rende al suo arrivo inavvicinabile, vede giornalisti da tutte le parti del mondo. Oltre un centinaio gli accreditati (bisogna esibire la tessera professionale) -ma c’è chi dice 150- una ventina stranieri. Fotografi, cameramen, giornalisti di carta stampata, agenzie, tivù, tutti a seguire minuto per minuto le esternazioni di Grillo. Tra gli invitati a prendere la parola sul palco un giornalista doc, Marco Travaglio che al suo ingresso viene letteralmente assalito dai suoi colleghi. Lui, incredulo per tanto clamore, a una collega dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte che lo esorta a chiarire, quando interverrà, che la stragrande maggioranza dei giornalisti non fanno parte di alcuna casta e tutti i giorni si guadagno il pane e la libertà di scrivere onestamente, risponde: «Certo, eccome che lo dirò, questa non deve essere una manifestazione contro i giornalisti». Intanto la folla, sotto un sole decisamente estivo, aumenta col passare delle ore. E a ogni intervento di Grillo un boato da stadio arriva nelle vie adiacenti. (ANSA).

V2-DAY:RADICALI, FIRMATI REFERENDUM SU GIORNALISTI, EDITORIA E CONTRO LA LEGGE GASPARRI

Roma, 25 aprile 2008. «Come annunciato abbiamo firmato i tre referendum per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, contro il finanziamento pubblico dell’editoria e la legge Gasparri, perchè proposte che perseguiamo da anni per una stampa più libera e che dal 1965 pratichiamo con Radio Radicale». Lo annunciano, in una dichiarazione, Rita Bernardini dei Radicali Italiani, Marco Verduca eletto al Senato nelle liste Pd, Marco Cappato segretario dell’associazione Luca Coscioni, Mario Staderimi direzione Radicali Italiani «Ai tavoli del Parco della Basilica di San Paolo – riferiscono – abbiamo riscontrato una grande partecipazione popolare a testimonianza del fatto che gli italiani sono a favore degli strumenti di democrazia diretta che gli opinionisti di regime ritengono essere un’arma puntata». (ANSA)

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