4 italiani su 5 a favore dello sciopero fiscale. E’ quanto sostiene Contribuenti.it dopo aver lasciato votare gli italiani sul sito dell’associazione dal 24 al 31 agosto

Abruzzo (storico del giornalismo): possibile una rivolta fiscale che punti democraticamente a rifondare la Repubblica tramite una Assemblea costituente


dalla newsletter del sito Franco Abruzzo.it

Al quesito “Sei favorevole allo sciopero fiscale, non versando le imposte alla scadenza naturale, ma legalmente un anno dopo con gli interessi avvalendoti dell’istituto del ravvedimento operoso, al fine di ottenere una seria riforma fiscale fondata sulla tax compliance, armonizzando le norme e le aliquote italiane con quelle europee?” l’84,09% dei contribuenti, pari a 111.161 votanti, ha risposto con un SI e solo il 15,91%, pari a 21.032, ha risposto con un NO. “E’ un dato che deve far riflettere i politici italiani – afferma Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it – Serve una seria riforma fiscale armonizzando le norme e le aliquote italiane a quelle europee da realizzare gia’ nella prossima finanziaria unitamente ad una politica di tax compliance – continua Carlomagno – Forse è giunto il momento di spiegare agli italiani come vengono impiegati e spesi i soldi dei contribuenti vista la crescente e diffusa insoddisfazione per il funzionamento dello Stato”. (Sec/Ct/Adnkronos) 01-SET-07 17:30

Gli Stati Uniti sono sorti su una rivolta fiscale (la tassa sul bollo del 1765 e il “té di Boston” del 1774)

Franco Abruzzo: “Possibile una rivolta fiscale che punti democraticamente a rifondare la Repubblica tramite una Assemblea costituente”
Milano, 1 settembre 2007. Franco Abruzzo, storico del giornalismo, interviene nelle polemiche sul fisco innescate da Umberto Bossi (leader della Lega nord) e osserva che la situazione dell’Italia di oggi è simile a quella della Francia del 1788 come hanno dimostrato Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella con “La Casta”: la corruzione è diffusissima, inarrestabile, patologica. Lo Stato è una idrovora che divora miliardi, imponendo un peso fiscale mostruoso. Il bilancio dello Stato non viene spiegato minutamente al popolo: nessuno sa come vengono spesi i propri quattrini versati all’erario. Il controllo sull’uso del pubblico denato è un atto parlamentare dalle pro cedure oscure e non pubbliche. Basta una scintilla per far scoppiare un grande incendio, che travolga le attuali istituzioni e imponga una svolta pararivoluzionaria con la elezione di una Assemblea nazionale costituente incaricata di tracciare un nuovo patto tra cittadini e Stato. Vogliamo uno Stato leggero, che oggi, invece, ha 500mila dipendenti in più di quelli che servono. Vanno radicalmente ridisegnate le Regioni, che sono diventate piccoli Stati onnipotenti e spendaccioni. Vanno abolite le province e i tanti enti territoriali, che spendono senza produrre alcunché. Lo Stato deve uscire dall’economia (eredità fascista): basti pensare all’Alitalia e ai costi che tutti siamo chiamati a sostenere per tenere in piedi una compagnia decotta. Le nuove tecnologie oggi consentono una organizzazione velo ce, efficace ed efficiente di uno Stato presente sul territorio e al servizio reale dei propri cittadini”.

“Gli Stati Uniti d’America – osserva Abruzzo – sono nati su una rivolta fiscale contro il Governo di Londra, che aveva imposto nel 1765 la tassa sul bollo che pesava anche sui giornali e nel 1774 la tassa sull’importazione del tè. Gli italiani, di fronte agli scandali mostruosi di questi anni e alle imposte crescenti, hanno tante ragioni per avviare una rivoluzione democratica. I cittadini non ne possono più di corruzioni, mafie, arbitri, favoritismi. L’Italia di oggi assomiglia, alla Francia del Settecento: dà l’impressione di essere un accozzo di territori che non uno Stato razionalmente organizzato. Dopo 146 anni di unità nazionale, l’Italia e gli italiani sono da costruire su basi nuove. I cittadini devono essere pronti a fare la loro parte, mandando a casa tutta la classe politica che costa centinaia di miliardi e che ha distrutto le base morali e materiali della Repubblica”.

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