Un settore da 5 miliardi di dollari che cresce del 20% all’anno.
Un ambito dove – anche in presenza del video – è il parlato a fare la differenza ed un fenomeno che in Italia accomuna ormai 18 milioni di persone.
Ma, soprattutto, un contesto dove non serve essere grandi editori (o lavorare per un grande editore) per poter guadagnare.
Parliamo, ovviamente, dei podcast e lo facciamo con il fondatore di RSS.com, un italiano internazionalizzato che fa parte del gruppo di coloro che disegnano il futuro di questo affascinante medium.
Sintesi
Alberto Betella, co-fondatore di RSS.com e pioniere del podcasting italiano con il progetto Podcast Generator nato all’Università di Bergamo nel 2006, traccia un quadro preciso ed ottimista del settore: un mercato globale da 5 miliardi di dollari in crescita del 20% annuo, 18 milioni di ascoltatori in Italia ed un modello di monetizzazione accessibile anche a podcast con pochi ascolti.
L’audio resta dominante rispetto al video, il mercato italiano non è arretrato, ma semplicemente più ristretto per ragioni linguistiche.
Strumenti come la pubblicità dinamica programmatica (PAID), il tag Funding di Podcasting 2.0 ed il modello Value for Value aprono nuove strade anche per i creator indipendenti.
RSS.com
In un articolo di pochi giorni fa (Tag in Apple Music e nei podcast prodotti dall’intelligenza artificiale: una vera tutela per gli ascoltatori o nuova inutile burocrazia?) abbiamo citato un’importante società con sede negli USA, ma anima italiana: RSS.com.
In quell’occasione abbiamo contattato il cofondatore Alberto Betella chiedendo ed ottenendo un’intervista che coprisse quelli che – riteniamo – sono oggi i temi più a cuore dei podcaster: lo status del mercato italiano rispetto a quello anglosassone, lo sviluppo dei podcast video e la monetizzazione dei contenuti.
Questa è la trascrizione dell’intervista che ha avuto luogo il 18 marzo 2026 in videocall.

Chi è Alberto Betella
Alberto Betella è il co-fondatore di RSS.com; ha conseguito un dottorato in Affective Computing (Emotion AI) ed ha costruito la sua carriera all’intersezione tra innovazione e tecnologia.
Prima di fondare RSS.com, ha ricoperto il ruolo di Chief Technology Officer presso Badi, una startup che ha raccolto oltre 50 milioni di dollari in capitale di rischio ed ha ampliato la propria base utenti a più di un milione.
Successivamente, è diventato CTO di Alpha, la moonshot factory creata dal gigante delle telecomunicazioni Telefónica, dove l’iniziativa nel settore della salute si è trasformata in una società indipendente con un round di investimento da 30 milioni di euro.
Nel 2006, ha sviluppato Podcast Generator, uno dei primi strumenti open source per la pubblicazione di podcast, che ha sostenuto una comunità globale di podcaster per oltre un decennio ed ha gettato le basi per la nascita di RSS.com.
L’intervista
(Newslinet) – Cos’è RSS.com?
(Alberto Betella) – RSS.com è una piattaforma di podcast hosting: aiutiamo i podcaster a pubblicare, distribuire e monetizzare i propri show. Siamo tra i primi 10 al mondo per numero di nuovi episodi pubblicati e, ad oggi, ci collochiamo al settimo posto a livello globale con il 3,1% dei nuovi episodi pubblicati a febbraio 2026.
Quello che ci distingue è che non siamo solo un servizio di hosting: siamo un’azienda tecnologica. Abbiamo un brevetto statunitense sulla sintesi vocale AI per la pubblicità dinamica, un sistema proprietario di rilevamento spam ed un motore di analytics costruito internamente. Siamo tra le piattaforme che hanno adottato in modo concreto diversi standard aperti di Podcasting 2.0.
Qualche cifra importante
(NL) – Come sta crescendo il podcasting?
(Alberto Betella) – Il podcasting è in crescita costante a livello globale. Secondo l’Infinite Dial 2026 di Edison Research, negli Stati Uniti, il 58% degli americani 12+ ha ascoltato o guardato almeno un podcast nell’ultimo mese (167 milioni di persone) e il 45% nell’ultima settimana (130 milioni). Inoltre, secondo una stima Deloitte riportata da Podnews, il mercato pubblicitario globale dei podcast potrebbe raggiungere i 5 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita del 20% anno su anno.
Il podcasting non è più di nicchia
Non è più un fenomeno di nicchia: è un mezzo di comunicazione di massa consolidato, con un’industria pubblicitaria che cresce a ritmi superiori a quelli di molti media tradizionali.
Video podcasting
(NL) – È vero che i podcast video stanno superando quelli audio?|
(Alberto Betella) – No: i podcast video stanno crescendo, ma l‘audio resta dominante. Il 92% degli ascoltatori settimanali di podcast dice di “ascoltare” piuttosto che “guardare”, anche quando usa YouTube.
È vero che chi ha iniziato ad ascoltare podcast di recente tende a preferire formati con video, soprattutto su YouTube, ma per la grande maggioranza del pubblico l’audio resta il formato principale. La forza del podcast audio è che si ascolta mentre si fa altro: in macchina, in palestra, camminando. Il video è un formato complementare, non un sostituto.
RSS e la distribuzione multicanale aperta
(NL) – Ma il video non è uno snaturamento di un prodotto nato in forma sonora?
(Alberto Betella) – Effettivamente alcuni video podcast non sono da considerarsi podcast. C’è una tendenza negli ultimi anni a chiamare podcast qualsiasi contenuto: una persona su YouTube che parla di un argomento, un talk show filmato, una diretta registrata. Con la popolarità del termine, l’etichetta iniziale è stata applicata a contenuti che non lo sono.
Il video nel podcasting non è una novità
Ma il video nel podcasting non è una novità: iTunes e poi Apple Podcasts, supportano il video da quasi vent’anni. Il punto è che un podcast ha caratteristiche uniche, la cui principale è il feed RSS, che permette una distribuzione aperta su moltissimi canali e app, senza paywall e senza essere vincolati a una singola piattaforma.
Il mercato italiano
(NL) – Il mercato italiano è ancora arretrato?
(Alberto Betella) – Non direi proprio che sia arretrato. Che la lingua inglese ed il mercato statunitense siano più grandi non c’è dubbio. Tuttavia, nel 2025 gli ascoltatori di podcast in Italia hanno raggiunto i 18 milioni, con una crescita del 75% dal 2018 a oggi. Ci sono anche iniziative e associazioni come ASSIPOD con cui collaboriamo. E poi l’Italia non è indietro rispetto al podcasting.
Podcast Generator
Anzi, RSS.com non esisterebbe senza Podcast Generator, il mio progetto open source che avevo sviluppato e lanciato vent’anni fa, nel 2006, proprio in Italia, all’Università di Bergamo, per dare vita a Pluriversiradio, un progetto di podcasting educativo che era tra i primi del genere in Europa.
Quindi in Italia c’è innovazione nel podcasting. Semmai, è un mercato che per motivi linguistici e demografici è più ristretto rispetto a quello anglofono e soprattutto statunitense.
Monetizzazione
(NL) – Parliamo di monetizzazione: ogni creator si trova a competere con centinaia di migliaia di prodotti simili. Difficile emergere e dunque sostenersi…
(Alberto Betella) – La monetizzazione nel podcasting non è riservata ai grandi show. Il modello si è evoluto. Oggi un podcaster ha diverse opzioni: pubblicità programmatica (inserita automaticamente), abbonamenti a pagamento tramite Apple Podcasts, contenuti sponsorizzati e donazioni dirette dagli ascoltatori. La chiave è che non serve avere milioni di download.
Podcasting 2.0
Noi per esempio supportiamo il tag Funding di Podcasting 2.0, che permette di inserire un link per le donazioni direttamente nel feed RSS del podcast. Ci sono podcaster con audience di nicchia che attraverso le donazioni ricorrenti dei propri ascoltatori riescono a coprire i costi di produzione e a sostenere il proprio show nel tempo. Non è necessario essere Joe Rogan: serve un pubblico coinvolto, anche piccolo. E gli strumenti giusti.
Value for Value
(NL) – Una delle soluzioni proposte da Podcasting 2.0 di Adam Curry è il “Value for Value” che utilizza i Satoshi (la più piccola unità frazionaria di un Bitcoin). È una soluzione concreta o troppo idealista?
(Alberto Betella) – È molto concreta, ma semplicemente poco diffusa. Noi supportiamo Value for Value (V4V) dal 2022, e permettiamo anche i cosiddetti split: se hai un ospite in un episodio o parli di un’organizzazione no-profit, ad esempio, puoi condividere con loro una percentuale dei “boostagram” (donazioni con messaggio) che ricevi.
Team editor, audio engineer, co-host
Ci sono anche podcast che fanno value split con il team: editor, audio engineer, co-host. Il modello funziona, non è diffuso perché solo poche app di podcast, soprattutto indipendenti, lo supportano, e quindi rimane una nicchia.
Come guadagnare?
(NL) – Nella descrizione della vostra soluzione “All in One Podcasting” si afferma che un creator può “Make money with as low as 10 downloads from dynamic ad insertions“. Quanto può realisticamente attendersi di guadagnare un podcaster agli inizi e quanto può rendere un podcast di buon successo, in Italia, oggi?
(Alberto Betella) – Il mondo della pubblicità funziona con il CPM, cioè il costo per mille impressioni. Per soluzioni programmatiche “run of network“, i CPM nel podcasting statunitense variano mediamente tra i 5 e i 10 dollari. Quindi, anche ipotizzando un CPM di 10 dollari, 10 download generano solo pochi centesimi.
Il caso italiano
In Italia, proprio perché il mercato pubblicitario del podcasting è più piccolo rispetto a quello statunitense, ci sono in genere meno campagne disponibili e CPM che tendono a essere più bassi.
Fill Rate
C’è anche un altro fattore importante: il fill rate, cioè la percentuale di slot pubblicitari effettivamente riempiti con un annuncio. In Italia il fill rate è spesso più basso perché c’è meno domanda. Molte aziende, infatti, investono ancora soprattutto in TV e radio o altri canali digitali, senza considerare ancora il podcast advertising come un mezzo centrale. Quindi, anche quando un podcast ha diversi slot disponibili, una parte di quegli spazi può restare invenduta. Di conseguenza, i ricavi dei podcast in lingua italiana sono mediamente inferiori a quelli dei podcast anglofoni, soprattutto per i podcaster agli inizi.
Decine di migliaia di euro al mese
Ma quando un podcast cresce, i ricavi possono comunque diventare significativi, nell’ordine delle migliaia fino alle decine di migliaia di euro al mese, a seconda del numero di download, del numero di slot pubblicitari presenti in ogni episodio e della percentuale di quegli slot che viene effettivamente riempita. Il motivo per cui abbiamo abbassato così tanto la soglia, rispetto alla maggior parte delle altre piattaforme di podcasting, non è tanto legato al guadagno iniziale in sé, quanto all’effetto che può avere sulla motivazione.
Monetizzare anche con un’audience molto piccola
I nostri podcaster ce lo hanno confermato: anche guadagnare pochi euro dalle proprie creazioni crea una sensazione di ricompensa che aiuta a continuare. Sappiamo che il “podfading” (perdita di motivazione o mancanza di tempo da parte del creator, N.d.R.) è una delle ragioni principali per cui molti smettono di pubblicare episodi, spesso quando la motivazione cala. Permettere di monetizzare anche con un’audience molto piccola può quindi dare quella spinta in più per continuare a pubblicare, migliorare e far crescere il proprio show.
Getting… PAID
(NL) – Quali sono i passi da compiere per abbracciare questa soluzione?
(Alberto Betella) – È semplicissimo. Attraverso il pannello di controllo di RSS.com, una volta raggiunti almeno 10 download nell’ultimo mese si può attivare ciò che chiamiamo, con un gioco di parole, PAID (Programmatic Ads Inserted Dynamically).
Pre-mid-post-roll
Una volta attivato, in pochi click si può scegliere dove gli AD saranno automaticamente inseriti: pre-roll (inizio episodio), post-roll (fine episodio) e mid-roll, che possono essere posizionati automaticamente dal nostro sistema o marcati manualmente dal podcaster nei propri episodi. Da lì, si inizia a guadagnare in pilota automatico.
Podcasting e Radio
(NL) – Avete relazioni col mondo radiofonico?
(Alberto Betella) – Sì, ci sono varie radio, da molto piccole a grandi gruppi, che lavorano con noi per la distribuzione della loro programmazione anche in formato podcast. Per esempio, lavoriamo da anni con Grupo Fórmula in Messico, uno dei gruppi media più grandi del paese, fondato nel 1968. I loro show generano milioni di download ogni mese.
Le radio vogliono offrire i propri contenuti anche on demand
Vediamo una tendenza chiara: le radio vogliono offrire i propri contenuti anche on demand.
La radio non scompare ma si estende
L’ascoltatore non vuole più essere obbligato a sintonizzarsi a un orario preciso, vuole poter recuperare una trasmissione quando gli fa comodo. Il podcast risolve esattamente questo.
L’esempio di DeeJay
In Italia un esempio storico è Radio Deejay, che pubblica molti dei propri programmi in formato podcast con decine di show nel catalogo. È una direzione naturale: la radio non scompare ma si estende. (M.H.B. per NL)


































