Audiradio: prime riflessioni dopo la pubblicazione dei dati del IV bimestre 2007

Confermate le regole classiche: primo le frequenze; secondo il prodotto; terzo l’immagine


Sul sito Audiradio sono disponibili i dettagli dell’ascolto regionale nei FM e 7 gg.
Nel frattempo, si cominciano a tirare le somme della nuova tornata di dati tra le emittenti nazionali.
Al solito, è stata confermata la regola che gli investimenti in diffusione (in modulazione di frequenza, posto che il digitale via etere ha allo stato – e presumibilmente ancora per molti anni – una penetrazione insignificante, per non dire inesistente, a differenza del webcasting, che comincia a vantare qualche rilevanza statistica) sono premianti. Emblematico, a riguardo, il clamoroso caso di RDS e, in misura minore, di Kiss Kiss e di RTL 102,5, anche se il lento ma inarrestabile consolidamento di Radio 105 è pure esso un indicatore di una regola consolidata. Buono il risultato di RMC che, pur non destinataria degli investimenti milionari in frequenze delle concorrenti in target e fascia d’ascolto, ha più che retto il confronto, così come premiante è risultata la specializzazione di m2o che, con discrezione, sta creando una propria personalità dopo una scelta coraggiosa del gruppo Elemedia di presidiare un target abbandonato pressoché da tutti i competitori (calcolato percorso, seppur ovviamente su binari diversi, avviato col progetto Virgin Radio anche dal gruppo Finelco, sul quale saranno puntati gli occhi nel biennio 2008/2009).
Prevedibile il crollo di Radiodue, le cui ottime performance scorse era noto fossero riconducibili al fenomeno Fiorello e quello di Radiouno, motivabile con il complessivo appeal editoriale poco marcato dell’ammiraglia RAI (problemi di diffusione a parte), così, come anche la battuta di arresto di R101, dopo le precedenti abbuffate frequenziali e l’intensa esposizione mediatica, è da considerarsi, tutto sommato, fisiologica.
Poco preoccupante pare il dato di Radio 24, considerato il periodo di rilevazione, poco valorizzante i prodotti marcatamente informativi.
La stagione estiva ha, viceversa, dato una nuova boccata d’ossigeno alla da anni dolorante Radio Italia (il cui handicap più grave, a parte la sostanziale perdita d’identità di qualche tempo fa, a cui si è cercato di porre rimedio con un restyling del layout artistico, è la componente diffusiva, trattandosi di una delle pochissime reti nazionali ancora completamente assente da aree rilevanti del territorio nazionale).
Inaspettata è stata, invece, la crescita di Radio Capital, considerato che essa è stata registrata in un momento di riflessione editoriale e alla vigilia di un’implementazione del parco frequenze, mentre la buona tenuta di Dee Jay, rete anch’essa profondamente sofferente in termini di diffusione, è probabilmente da ricondurre ad una buona politica artistica e d’immagine.

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