Cappon: o si cambia o nel 2010 l’indebitamento sarà di 500 milioni

Il direttore generale della Rai presenta il Piano industriale di rilancio 2008-2010 davanti alla Commissione di vigilanza


Parola d’ordine: discontinuità. E’ questa la ricetta per risollevare le sorti della Rai, altrimenti proiettata verso un triste destino. Discontinuità in ogni campo, dai palinsesti alla gestione economica dell’azienda, dalle ingerenze politiche alla tecnologia, fino alla fascia di pubblico su cui puntare.
Continuando di questo passo, con il satellite che, oltretutto, erode ogni giorno di più spettatori e investitori pubblicitari, Cappon (foto) ha calcolato che entro il 2010 il debito delle casse della Rai toccherebbe quota 500 milioni di euro, con perdite annue alterne, superiori negli anni pari per via delle spese da affrontare per i grandi eventi sportivi internazionali (Olimpiadi, Mondiali di calcio ed Europei).
La Rai deve introdurre elementi di discontinuità rispetto alla gestione industriale del passato, oltre che nella mentalità”, osserva Cappon. I punti cardine del nuovo Piano industriale, in sostanza, riguarderebbero il mutamento delle dinamiche costi-ricavi, attualmente insostenibili; la rigidità del palinsesto, da rendere più sfaccettato e differenziato secondo i target delle reti; l’invecchiamento del pubblico, da stimolare e ringiovanire; l’adattamento alle nuove piattaforme, superando l’attuale gap tecnologico che la divide da altre realtà concorrenti; l’indebolimento delle competenze editoriali dei responsabili e, infine, lo snellimento della struttura aziendale, attualmente intricatissima. Si tratterebbe, in buona sostanza, di rifondare l’azienda dai suoi cardini, cosa che si prospetta alquanto complicata data l’enorme mole di interessi sottostanti le dinamiche aziendali della Rai. Tra i primi punti proposti da Cappon, comunque, vi è la parziale privatizzazione di RaiWay, la società che gestisce la rete di trasmissione.
Tutte queste proposte di cambiamento, assolutamente necessarie, si trovano, poi, all’interno di una cornice tutt’altro che serena. Mentre è atteso il secondo responso da parte del Tar del Lazio sulla vicenda dell’allontanamento del consigliere Angelo Maria Petroni, la Commissione di vigilanza, per bocca del suo presidente, Mario Landolfi, fa sapere che l’attuale Presidente, Petruccioli, sfiduciato giorni fa dalla stessa Commissione, non sarà più convocato a palazzo San Macuto (sede della Commissione), dal momento che il suo ruolo è ritenuto oramai illegittimo. In sua vece sarà interpellato Sandro Curzi che, in quanti consigliere più anziano, dovrebbe assumere i poteri a lui sottratti. “Lascerò non appena ci sarà un successore nominato secondo la procedura stabilita dalla legge”, fa intanto sapere il Presidente. E la querelle continua. (Giuseppe Colucci per NL)

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