Crisi: i media ‘tagliano’ le corrispondenze dall’estero

Con la globalizzazione cresce il bisogno di saperne di piu’ di quel che accade nel mondo. Eppure, si moltiplicano le grida d’allarme per i tagli che i media stanno operando su questo fronte. Le corrispondenze dall’estero sarebbero un lusso


(ADUC.it) – Con la globalizzazione cresce il bisogno di saperne di piu’ di quel che accade nel mondo. “I nostri soldati combattono in Iraq e Afghanistan, in Paesi di cui sapevamo poco prima che intervenissimo”, scriveva di recente il Washington Post. E da dove prendere informazioni dirette sugli avvenimenti lontani se non dai corrispondenti all’estero? Eppure, si moltiplicano le grida d’allarme per i tagli che i media stanno operando su questo fronte. Le corrispondenze dall’estero sarebbero un lusso. Brian Tierney, che nel 2006 ha comprato il Philadelphia Inquirer, spiega: “Non abbiamo bisogno di un ufficio a Gerusalemme. Quello che ci serve sono piu’ persone a sud di Jersey. Cio’ che succede in Iraq o Israele lo possiamo avere online”.

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