Curdi, Kurdistan e la blogsfera: storia di un amore a sprazzi

I blog amministrati da curdi sono sempre meno e sempre meno attivi. L’orgoglio curdo ha preferito spostarsi su Facebook.
 
La rete è una delle risorse più utili per le minoranze, siano esse etniche, sessuali, politiche o quant’altro. Ciò che l’informazione mainstream non può fare, la rete può. Può diffondere le idee e la cultura di minoranze etnico – linguistico – culturali come quella curda, ad esempio. Per far sì che ciò accada, però, c’è bisogno di un po’ di coraggio e d’impegno, c’è bisogno che nei momenti di difficoltà, come possono essere gli attacchi che puntualmente i blogger curdi ricevono a franchi tiratori turchi, ci si rialzi e si eviti di inasprire i toni. C’è bisogno, infine, del passaparola e di una diffusione più radicale della cultura di internet all’interno della popolazione curda.
Global Voices, uno dei portali che più porta a galla i problemi delle minoranze, specie se connessi al mondo dei media e dell’informazione, monitora dal 2005 i movimenti dei blogger curdi. Intorno a quel periodo, dicono, c’è stato un boom di blog creati da curdi (perlopiù giovani), molti dei quali per la promozione della cultura curda ed il suo riconoscimento a livello internazionale. Nel corso egli ultimi anni, però, a quanto dice Global Voices, il numero di blog sarebbe precipitato e, quei pochi che hanno sopravvissuto, sono generalmente non molto attivi ed aggiornati. Attualmente sono 74, si legge, di cui solo 11 aggiornati negli ultimi due mesi (le rilevazioni sono riportate il giorno 09/07/2008) e addirittura solo 3 o 4 nell’ultima settimana. Un numero irrisorio, quindi, se si considera che la popolazione curda, tra Turchia e Iraq, conta circa 20 milioni di individui.
Dove sono finiti, quindi, i blogger curdi? Parecchi sono finiti su Facebook, pare. Ma, mentre, la diffusione del social network, normalmente, va di pari passo con quella dei blogger, negli altri Paesi del mondo, in Kurdistan (che un Paese non è, e nemmeno un’entità geografica, ma semplicemente un’entità etnico – culturale simbolica, e non ditelo ai turchi), pare che la diaspora dei blogger sia andata ad ingrossare le file dei facebookiani. Ma su questo c’è bisogno di un’analisi approfondita.
Come si manifestano, quindi, i curdi su Facebook? Ma, attraverso l’iscrizione ai classici gruppi di orgoglio nazionale, cittadino, regionale, sociale, etnico, eccetera eccetera. Il gruppo “How many kurdish are on Facebook?” conta 1367 iscritti, quello “Support the Independent Kurdistan” ne ha 1452. Dati non strabilianti ma che, comunque, testimoniano una predilezione, ad oggi, per luoghi-non luoghi in cui manifestare il proprio orgoglio d’essere curdi in maniera più soft, meno combattuta, più superficiale. E questo potrebbe risultare, alla lunga, un’arma perfettamente inutile e spuntata. Altro luogo telematico d’incontro dei curdi e di discussione sono diventati i forum, come ad esempio, The Kurdistani Forum e Roj Bash Kurdistan. Qui un po’ più di contenuto, in teoria, ci dovrebbe essere.
Ma, perché, quindi i blog non tirano più di tanto? Due risposte ce le forniscono i blog From Holland to Kurdistan e MedyaDaily. Il primo ha dovuto rendere privato il proprio blog a seguito di una serie d’intrusioni non autorizzate, spesso firmate da turchi nazionalisti. Il secondo, tenuto da un cittadino iraniano di etnia curda, spiega i perché di questa refrattarietà: “Voglio dirvi che conosco molti blog curdi, su cui numerosi idioti turchi (non intendo dire che tutti i turchi siano idioti, ma quelli lo erano) hanno inserito degli insulti tra i commenti. I toni si sono fatti subito assai violenti, rendendo di fatto impossibile ogni discussione, al punto che la piattaforma che ospitava il blog ha proceduto alla loro rimozione! Come è possibile quindi avere blog curdi, se poi c’è chi si diverte a distruggere ogni speranza di diffondere e condividere la nostra cultura!!?? Fortunatamente tutti possono accedere ad internet, quindi esistono altri modi per farsi conoscere e rispettare!”. Insomma, basta qualche turco a cui non va giù il desiderio d’indipendenza dei curdi per far crollare il dibattito, almeno così pare. (G.M. per NL)
 
 
 
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