Digital Radio Conference EBU: senza una data precisa di switch-off non si cambia

"Diciamolo francamente: le ultime edizioni della Digital Radio Conference organizzata dall’EBU hanno avuto un serio problema di contenuto e finalità".

Esordisce così il post di Andrea Lawendel su Radio Passioni dedicato alla DRC dell’EBU. "Quello del passaggio dalla radiofonia analogica alla radiofonia numerica, cioè basata su modulazione di tipo digitale (l’OFDM tanto per essere tecnici), è chiaramente un tema importante ma fin troppo dibattuto", spiega il giornalista-blogger che segue il fenomeno fin dalla metà degli anni Novanta e con RP dal 2005. "La ridondanza dei temi e delle discussioni in questo lungo anno di tempo – continua Lawendel – ha raggiunto i livelli di guardia: sarebbe impossibile trovare parole nuove per magnificare le virtù della radio digitale o viceversa per criticarne la scarsa concretezza e la virtuale assenza nel "mindset" dei consumatori. L’ultima edizione della conferenze, a fine ottobre a Belfast, sembra aver definito un punto fermo e in ciò leggo l’unico elemento di novità (l’impegno sul fronte della collaborazione con l’industria dell’automotive è un altro slogano ripetuto da sempre, e forse l’automotive ha finalmente capito). Il punto fermo riguarda l’impegno a spingere a livello comunitario, sul governo dell’Europa, perché vengano adottate politiche di switch-off della radio analogica. La radio, secondo gli operatori convenuti a Belfast, non passerà al digitale se non si stabilisce una data in cui l’FM analogica verrà spenta per sempre. E’ un proposito forse condivisibile dal punto di vista dei fautori del digitale, ma apre a mio favore l’ennesimo scenario ipotetico, un altro "se, allora" di tipo non più tecnologico o di mercato, ma politico. Un campo dove può veramente succedere di tutto. Anzi, sono certo che non sarà difficile convincere gli europarlamentari sull’opportunità dello switch-off. Succederà per la radio quello che è già avvenuto per la tv (un mercato molto più ricco e molto meno variegato)? Io credo di sì. Ma temo che per l’intero mercato della radio l’inevitabile crisi di passaggio possa essere un trauma troppo grande da metabolizzare".
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