Digitale terrestre: Romani lancia l’idea di un’asta per i canali UHF 61-69. Chi deciderà di consorziarsi per liberare frequenze avrà una buonuscita

L’ipotesi preannunciata su queste pagine tempo fa ha avuto conferma: il governo sta studiando un’asta per assegnare anzitempo agli operatori di tlc i canali dal 61 al 69 UHF (che l’UE ha chiesto che entro il 2015 vengano impiegati per il potenziamento dei servizi wireless).

A parlare di asta di frequenze, di consorzi di tv locali volonterose e coscienziose e di opportunità economica per il pubblico e per i privati, è stato il viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, che ha auspicato la concretizzazione dell’ipotesi a condizione "che sia il piu’ vantaggiosa possibile per lo Stato". La prospettazione di un ulteriore dividendo digitale rispetto a quello che andrà in gara nel 2011 per le nuove reti nazionali che usufruiranno della riserva frequenziale del Piano di assegnazione delle frequenze recentemente approvato da Agcom è per Romani una strada da percorrere  "al piu’ presto", parallelamente con gli switch-off che da settembre interesseranno la gran parte della popolazione italiana (ed anche per limitare il più possibile gli interventi della magistratura amministrativa, che il MSE-Com teme come il diavolo, sottolineano i maligni). "E’ un processo da fare rispettando la storia di questo Paese e gli imprenditori che, anche a livello locale, si sono impegnati in questo settore", ha spiegato ieri Romani in occasione di un congresso della FNSI. "C’e’ un confronto avviato con varie istituzioni, tra cui il Tesoro, sull’ipotesi di destinare una parte delle risorse che lo Stato incasserebbe dall’asta di queste frequenze a rimborsare gli imprenditori televisivi che le potrebbero liberare (magari consorziandosi e rinunciando a frequenze a quel punto superflue), mentre un’altra parte di queste risorse potrebbe essere destinata ad incentivare la diffusione della banda larga", ha evidenziato il viceministro al MSE. (A.M. per NL)
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