Diritti tv, il tribunale di Milano condanna Berlusconi a 4 anni e all’interdizione dai pubblici uffici per 3 anni

L’ex premier è stato condannato per il reato di frode fiscale. I giudici della prima sezione penale hanno disposto per il Cavaliere anche l’interdizione dai pubblici uffici per 3 anni.

Assolto invece il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. Gli imputati giudicati colpevoli dovranno pagare una provvisionale di 10 milioni da versare all’Agenzia delle entrate. Era il 21 novembre 2006 quando il processo milanese sui diritti tv prendeva il via nell’aula della prima sezione penale del Tribunale di Milano. Per i dodici imputati, tra i quali Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri, venivano contestate accuse, a vario titolo, di riciclaggio, falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale. Contestazioni che, ad eccezione della frode fiscale e del riciclaggio (quest’ultimo attribuito a quattro imputati) sono tutte venute meno nel tempo per effetto della prescrizione. Ci sono voluti quindi quasi sei anni (undici dall’inizio delle indagini) per arrivare alla sentenza pronunciata oggi pomeriggio dai giudici presieduti da Edoardo D’Avossa. Sei anni di ‘stop and go’ durante i quali per ben tre volte i lavori sono stati ‘congelati’: il 25 febbraio del 2008 in attesa delle elezioni del 21 aprile successivo, il 26 settembre 2008 per il ricorso alla Consulta sulla legittimita’ del Lodo Alfano, il 19 aprile 2010 per una questione di legittimita’ costituzionale della legge sul legittimo impedimento. Nel frattempo due contestazioni sono state prescritte e un imputato, il legale inglese David Mills, e’ uscito dal procedimento appunto per intervenuta prescrizione delle accuse a cui era chiamato a rispondere. Lunedi’ scorso, dopo l’ultima arringa difensiva svolta per Fedele Confalonieri, i giudici si sono ritirati in camera di consiglio per il verdetto letto oggi nonostante sul procedimento sia ancora pendente la decisione della Corte Costituzionale su un conflitto di attribuzioni con la Camera: la presidenza di Montecitorio si era rivolta alla Consulta dopo che il tribunale di Milano, nel marzo 2010, aveva rifiutato il rinvio di una delle udienze nonostante che Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio, fosse impegnato in attivita’ di governo. E’ rarissimo che un Tribunale emetta sentenza mentre la Consulta deve ancora decidere su un passaggio del procedimento che e’ stato celebrato. Non ci sono obblighi, ma la procedura diventata prassi consolidata vuole che i giudici, in attesa di una decisione che riguarda il ‘loro’ processo da parte della Corte Costituzionale, proseguano i lavori fino a sentenza, ma a quella si fermino. Ma cosi’ non ha fatto il collegio della prima sezione penale del Tribunale milanese. La questione e’ di sostanza: se la Consulta dovesse decidere che quel giorno del marzo 2010 il Tribunale doveva accogliere la richiesta di rinvio avanzata dai legali dell’ex premier tutto quanto fatto dopo quella data, sentenza compresa, dovra’ essere rifatto. In altre parole, verra’ tirata una riga su due anni di lavoro compreso il giudizio finale. ma, evidentemente, questo e’ un rischio che i giudici si sono sentiti di prendere. Le accuse mosse, intanto. Secondo la procura di Milano il sistema organizzato da Fininvest negli anni novanta per acquisire i diritti dei film americani era finalizzato a frodare il fisco. Come? Comprando i diritti non dalle major ma da una serie di intermediari e sottointermediari, con un passaggio ‘utile’ per gonfiarne il prezzo cosi’ da poter poi stornare la "cresta" a beneficio della famiglia Berlusconi. Fininvest quindi, secondo la tesi del pm Fabio De Pasquale, avrebbe sistematicamente aumentato il prezzo dei diritti di trasmissione dei film delle major americane. Facendo cosi’ avrebbe aumentato le voci passive dei propri bilanci, con risparmi notevoli da un punto di vista dell’imposizione fiscale, riuscendo al tempo stesso a produrre fondi neri. Nel dettaglio, tra il 1994 e il 1998, il gruppo avrebbe avuto "costi fittizi per 368 milioni di dollari" nell’acquisto dei diritti tv su una spesa complessiva di un miliardo di dollari. Per Mediaset, come ha sostenuto l’accusa in sede di requisitoria, "ci sono stati 90 milioni di dollari in piu’ all’anno di costi gonfiati". La contestazione di frode fiscale mossa a Silvio Berlusconi riguarda, in particolare, gli anni dal 2001 al 2003 e, secondo l’ipotesi accusatoria, in quei tre anni nei bilanci del gruppo gli effetti dei costi gonfiati dei diritti tv sono di circa 40 milioni di euro.  Nettamente opposta la tesi difensiva dell’ex premier per la quale l’intermediazione e’ prassi costante nel mercato internazionale dei diritti televisivi. Senza contare che Silvio Berlusconi era da tempo impegnato nell’attivita’ politica e non nella gestione dell’azienda. Non solo. Nel procedimento ‘gemello’ ma riferito agli anni successivi, Silvio Berlusconi e’ stato prosciolto dal gup di Milano maria Vicidomini per "non avere commesso il fatto". Nel giugno scorso, a Roma, Silvio e Pier Silvio Berlusconi sono stati assolti nell’ambito del ramo romano dell’inchiesta sui diritti televisivi di Rti, controllata da Mediaset con un provvedimento che ha riguardato anche il dirigente di Mediaset Pasquale Cannatelli, l’ex ad di Rti Andrea Goretti, i manager Rti Gabriella Ballabio, Daniele Lorenzano, Giorgio Dal Negro, Roberto Pace e Guido Barbieri, nonche’ i manager cinesi Paddy Chan e Catherine Hsu Chun. Gli episodi sui quali ha indagato la procura riguardavano le dichiarazioni dei redditi del gruppo Fininvest del 2004 e del 2005 sulla compravendita dei diritti tv. (Adnkronos)
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