DTT, LCN: prove di (improbabile) riunione tra le associazioni a riguardo del contenzioso sub judice sulla delibera 366/10/CONS Agcom

Costantino Federico, editore di Telecapri e presidente dell’associazione CNT tenta di creare un fronte comune a riguardo della delibera Agcom 366/10/CONS (recante il regolamento sul logical channel numbering), annullata dal TAR Lazio con sentenza impugnata da Agcom avanti al Consiglio di Stato, che ne ha sospeso l’efficacia (con un decreto inaudita altera parte) sino alla camera di consiglio del 30/08.

Ricordiamo che a riguardo della sentenza dei giudici amministrativi di prime cure si sono creati tra le rappresentanze sindacali delle tv emittenti due fronti: uno, minore, che vede Aeranti-Corallo e DGTVi (associazione che però raggruppa i soli player nazionali) favorevoli alla decisione del CdS e propensi ad un intervento ad adiuvandum nel ricorso promosso da Agcom; l’altro, con CNT, Comitato Radio Tv Locali (ricorrente nel giudizio di primo grado), CONNA e REA, interessati a difendere la decisione del TAR Lazio (con un intervento ad opponendum nel giudizio introdotto dall’Autorità di Calabrò). Ignota, invece, la posizione della Federazione Radio Televisioni (FRT), che non risulta essersi espressa formalmente sulla questione. Ora, come detto in apertura, Costantino Federico tenta di rafforzare la posizione del suo schieramento con una lettera aperta indirizzata a Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo. "Caro Marco – scrive Federico nella lettera aperta resa anche a questo periodico –  sono rimasto letteralmente basito nel leggere i tuoi commenti all’inopinata sospensiva con cui il Consiglio di Stato con provvedimento d’urgenza cautelare adottato in composizione monocratica ha accolto il ricorso in appello dell’AGCOM facendo rivivere la famigerata delibera 366/10/Cons che prevede l’utilizzo delle graduatorie dei Corecom regionali per l’assegnazione della numerazione LCN alle emittenti locali. Mi sarei aspettato una tua adesione e quella di Aeranti-Corallo, nell’interesse delle emittenti locali, alla meritoria battaglia per l’annullamento della delibera 366 se non altro per il plateale contrasto con le indicazioni della stessa Autorità che individuava “nella abitudine dei telespettatori e nella preferenza degli utenti” i criteri per la formazione delle graduatorie e l’assegnazione dei numeri per l’LCN.LCN%20ricerca%20canali - DTT, LCN: prove di (improbabile) riunione tra le associazioni a riguardo del contenzioso sub judice sulla delibera 366/10/CONS Agcom Non può esservi dubbio alcuno che le graduatorie Corecom stilate con punteggi relativi solo ai fatturati e al numero dei dipendenti distino anni luce dalle indicazioni Agcom che individuavano correttamente “nella abitudine dei telespettatori e nella preferenza degli utenti” il giusto, non discriminatorio e imparziale metodo di assegnazione. Principi peraltro che sono alla base e rappresentano i requisiti essenziali dei provvedimenti amministrativi di cui a maggior ragione dovrebbero supportare provvedimenti di tale rilevanza sulle sorti aziendali come l’assegnazione della numerazione LCN". "Singolare e suscettibile di ogni tipo di commento e di valutazione anche formale – prosegue l’esponente del CNT – è il riconoscimento alle emittenti nazionali di applicazione di quei principi e degli indici di ascolto mentre per le emittenti locali si è inventato il ricorso alle graduatorie Corecom con l’evidente scopo di comprimere ancor di più gli spazi per le emittenti locali favorendo quelle più spregiudicate con distorsioni maggiormente clamorose e sconvolgenti. Solo così infatti può definirsi l’ulteriore grottesca invenzione di consentire a due emittenti provinciali di aree diverse di consorziarsi ed ottenere un ingiusto posizionamento nella decade 10-19 assegnate alle locali.  Accade così per esempio a Napoli la presenza in quella decade di ben quattro emittenti locai provinciali o sub provinciali mentre Telecapri la prima emittente della Campania in trentacinque anni di trasmissione in analogico si trova oggi collocata con una numerazione impossibile con effetti devastanti sull’audience e sulla raccolta pubblicitaria.  La domanda è molto semplice: secondo te corrisponde “alla abitudine dei telespettatori e alla preferenza degli utenti” impegnare ben sei numeri LCN della prima decade locale a emittenti di Salerno, Avellino e Caserta sulla area metropolitana di Napoli da Monte Faito con un bacino di oltre tre milioni e mezzo di utenti ed escludere Telecapri da sempre la tv più seguita ed apprezzata in quell’area?  Mi aspetto una obiezione: ma se Telecapri è stata sempre la prima emittente locale secondo tutti i parametri come mai nelle graduatorie Corecom nel triennio si è posizionata all’ottavo posto? Semplice: alcune emittenti hanno potuto gonfiare i bilanci grazie ad altre attività ovvero con appalti di servizi a terzi. Queste operazioni in numerosi casi hanno avuto carattere truffaldino e illecito tanto che sono pendenti già alcuni processi penali e altri sono in istruttoria. Non parliamo poi del personale e in particolare dei giornalisti che molte emittenti campane hanno accreditato nel proprio organico mentre lavoravano da tutt’altra parte limitandosi con le emittenti più disinvolte ed avventuriere a firmare una busta paga in realtà non corrisposta ma solo con un modesto compenso in nero. Sembra che i clamorosi arresti e le notizie relative alle indagini non abbiano provocato la condanna almeno morale. Quanto accaduto in Campania è solo un esempio visto che il fenomeno ha riguardato tutte le regioni e stupisce constatare che vi sia ancora chi difende il sistema delle graduatorie Corecom per l’LCN e quindi di fatto sostenga i responsabili della “tele mattanza” prossima ventura delle emittenti indipendenti e di quelle locali commerciali e comunitarie". "Mi addolora – prosegue l’editore campano –che tu sia tra questi anche perché occorre ricordare che le emittenti più attive in Campania nel falsificare bilanci ed organici sono in odore di criminalità organizzata con l’ovvia previsione che analoghi casi di illeciti si ripetano in tutte le altre regioni, vedi infatti in Puglia, Calabria, Lazio ma anche Veneto e Lombardia. Il 30 agosto si saprà se ancora vi è possibilità di vita per le emittenti locali, per gli editori indipendenti, per le emittenti comunitarie e di servizio in un complessivo e armonico sistema di equilibrata convivenza. Se questo obiettivo può essere comune, parimenti comune dovrebbe essere l’impegno per definitivamente abolire la famigerata delibera 366/10/Cons. AGCOM. Sono convinto che, res melius perpensa, a quell’udienza Aeranti Corallo da te rappresentata si schiererà con noi dalla parte giusta". (A.M. per NL)
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