DTT. L’Italia è a rischio default, ma può ancora permettersi di regalare frequenze tv ai superplayer nazionali

Tagli su tutto e per tutti. Quarantacinque miliardi di euro in due anni: è questo il risultato del lavoro certosino del ministro Tremonti che, lima qua e sfronda là, per riassestare i conti di un paese sull’orlo della bancarotta e consegnarlo all’agognato traguardo di pareggio del bilancio, svuoterà le tasche delle famiglie italiane.

E mentre gli investitori esteri scappano a gambe levate e i vescovi insorgono contro la manovra-bis e dall’opposizione si grida – come sempre – al taglio del numero di parlamentari, nessuno fa troppo caso all’ennesimo spreco ad personam di questo governo: il beauty contest, l’assegnazione del dividendo interno (le frequenze accantonate dal Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per il digitale terrestre in ossequio all’ordine dell’UE di aprire ai nuovi entranti il mercato tv italiano ingessato da oltre un ventennio). Pochi giorni fa, sul sito del Ministero per lo Sviluppo Economico è stato pubblicato il bando e il disciplinare di gara per l’assegnazione dei sei multiplex DTT (cinque in tecnologia DVB-T e uno in formato DVB-H per la tv mobile, adibibile all’uso del nuovo standard DVB-T2), frutto di un “approfondito processo di confronto con la Commissione Europea”, che alla fine ha ceduto, approvando i meccanismi studiati dal governo per l’assegnazione delle frequenze. Meccanismi studiati a puntino per consentire ai grandi operatori nazionali – RAI, Telecom Italia Media e Mediaset (fberlusconi20dito20alzato 1 - DTT. L’Italia è a rischio default, ma può ancora permettersi di regalare frequenze tv ai superplayer nazionaliresca della fusione con la società di towering DMT che le consentirà di usufruire di un numero molto più alto di impianti DTT allocabili in postazioni primarie a cui avrà accesso immediato, cosa che influirà sulla valutazione da parte della commissione esaminatrice in sede di bando) – di aggiudicarsi la metà dei mux disponibili del dividendo, che nelle ormai lontanissime intenzioni originarie sarebbero dovuti toccare esclusivamente a operatori nuovi entranti nel mercato. Cui invece resteranno le briciole, o per lo meno non l’esatto ammontare di frequenze che avrebbe consentito loro di porre la prima pietra verso la rottura del duopolio televisivo italiano. Il governo aveva anche tentato di tenere Sky fuori dalla corsa, per non rischiare che le tv del Presidente e quelle dei partiti mangiassero un pezzo di torta più piccolo, ma la Commissione Europea glielo aveva impedito. Il beauty contest quindi ci sarà e, come sanno anche i sassi, assegnerà tutte queste frequenze a costo zero. Un sontuoso quanto immotivato regalo di un governo che si mostra invece così attento a tutti gli altri conti. E mentre Berlusconi & C. continuano con proclami della serie “va tutto bene Madama la marchesa”, invitando gli italiani a stringere la cinghia e magari a investire nelle aziende del presidente, il ministro Tremonti si tira dietro le antipatie della gran parte dei suoi connazionali con una manovra Finanziaria che lascia il paese letteralmente in mutande. Va notato che il valore dei sei multiplex che il MSE-Com sta criminalmente donando con la scusa – che non regge più da tempo – di favorire l’ingresso di nuovi agenti nel mercato, è di circa 1 miliardo di euro. Pari, quindi, agli “allineamenti” di cui ha parlato Tremonti a proposito delle pensioni. E allora perché si risparmia su tutto, si fanno incavolare le parti sociali e persino il Vaticano e poi si regalano sei frequenze a operatori privati (quasi tutti), tra cui il Presidente del Consiglio? (G.M. per NL)
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