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DTT: regolamentata la procedura per l’assegnazione delle misure compensative per il volontario rilascio dei canali 61-69 UHF

E’ in Gazzetta Ufficiale dal 29 febbraio il decreto 23/01/2012 che regolamenta la procedura per l’attribuzione delle misure compensative finalizzate al volontario rilascio di porzioni di spettro funzionali alla liberazione delle frequenze della banda 790-862 MHz (canali da 61 a 69 UHF).

L’importo complessivo disponibile per l’attribuzione delle misure economiche ammonta ad euro 174.684.709 ed è destinato alle regioni già digitalizzate alla data di entrata in vigore della Legge n. 220/2010 e s.m.i.(Legge di Stabilità 2011) e, precisamente, a Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Lazio (esclusa la provincia di Viterbo) e Campania. Tali misure costituiscono, in particolare, un ristoro finanziario per i costi sostenuti dalle emittenti locali operanti nelle predette regioni per effettuare la transizione al digitale. L’importo è ripartito, per ogni regione, come segue: Piemonte 19.247.422,63 euro; Lombardia 48.179.402,48 euro; Veneto 23.987.670,47 euro; Trentino Alto Adige 1.119.602,38 euro; Friuli Venezia Giulia 6.003.449,08 euro; Emilia Romagna 21. 532.305,81 euro; Lazio (esclusa Viterbo) 26.273.513,36 euro; Campania 28.341.342,79 euro. Le frequenze da liberare sono in tutto 64, di cui 8 in Piemonte, 2 in Trentino Alto Adige e 9 in ciascuna delle restanti regioni. Il decreto indica l’importo per ogni frequenza da liberare, per cui in Piemonte la misura economica per ogni canale ammonta a 2.405.927,83; in Lombardia a euro 5.353.266,94; in Veneto a 2.665.296,72 euro; in Trentino Alto Adige a 559.801,19 euro; in Friuli Venezia Giulia a 667.049,90 euro; in Emilia Romagna a 2.392.478,42; nel Lazio (esclusa Viterbo) a 2.919.279,26 euro e in Campania a 3.149.038,09 euro. A seguito del volontario rilascio delle frequenze oggetto del diritto d’uso, possono partecipare alla procedura di attribuzione della misura economica di natura compensativa i soggetti abilitati alla trasmissione radiotelevisiva in ambito locale, ai quali sia stato attribuito il diritto d’uso di frequenze in tecnica digitale nelle regioni interessate, e che siano: “a) operatori di rete in possesso di diritto d’uso in ambito regionale la cui frequenza assegnata in via provvisoria possa essere utilizzata sull’arco di copertura dell’intera regione; b) operatori di rete in possesso di diritto d’uso in ambito pluriprovinciale, provinciale o limitati all’area di servizio di singoli impianti che, tramite costituzione di una intesa, chiedano il volontario rilascio di una medesima frequenza, assegnata in via provvisoria, in modo che la sommatoria delle loro coperture sia equivalente all’arco di copertura dell’intera regione” (art. 2, comma 1). Tali soggetti, se interessati a partecipare alla procedura, dovranno far pervenire entro il prossimo 30 marzo, tramite consegna a mano ovvero corriere o posta raccomandata o assicurata, apposite domande, verificate le quali il Ministero dello Sviluppo Economico – Comunicazioni stilerà una graduatoria, nella quale sarà data priorità agli operatori di rete che liberano le frequenze della banda 790 – 862 MHz, rispetto ai soggetti che rilasciano frequenze diverse da quelle comprese tra il canale 61 e il canale 69 UHF. Per le regioni per le quali verranno presentate domande in numero superiore alle frequenze da liberare, verrà riconosciuta la misura compensativa ai richiedenti che si troveranno in posizione utile rispetto al numero delle frequenze da rilasciare. Nell’ipotesi in cui vi sia una pluralità di domande di soggetti disposti a liberare frequenze diverse da quelle comprese tra il canale 61 e il canale 69, il Ministero procederà allo svolgimento di un sorteggio per ogni regione interessata e per il relativo numero di misure compensative da riconoscere. Ai sensi dell’art. 3 del Decreto, nel caso in cui non si raggiunga in una o più regioni il numero di frequenze da liberare e, dunque, che rimanga stanziamento non assegnato, quest’ultimo sarà destinato all’erogazione di indennizzi a favore dei soggetti delle regioni in questione che non otterranno l’assegnazione di diritti d’uso di frequenze, in esito alle procedure previste dall’art. 4 del D.L. n. 34/2011, convertito con modificazioni, dalla L. n. 75/2011, non collocandosi in posizione utile nelle relative graduatorie. La ripartizione di tali indennizzi verrà effettuata, proporzionalmente alla copertura della popolazione di ciascun operatore, al termine della procedura di volontario rilascio delle frequenze e delle procedure previste dal citato D.L. n. 34/2011. Entro il prossimo 7 marzo potranno essere presentate al Ministero richieste di informazioni e chiarimenti in relazione alla procedura avviata con il Decreto del 23/01/2012, tramite fax (065913110) o e-mail con conferma di ricezione (bando.tvlocali@sviluppoeconomico.gov.it). (D.A. per NL)

1 COMMENT

  1. Ci risiamo: di fronte a una importante modifica dell’assetto radioelettrico attuale (che assomiglia tanto a un pasticcio a causa di impreparazione e poca lungimiranza del precedente governo) si ricorre nuovamente a procedure inadeguate finanziate coi nostri soldi. L’abbandono spontaneo di una frequenza da parte di un operatore è un’ipotesi tutt’altro che concreta, piuttosto assomiglia a una speranza. Il governo "spera" che la situazione si risolva in qualche modo da sola a causa dell’esasperazione dei piccoli imprenditori portati sull’orlo del fallimento o senza più altra motivazione se non quella di monetizzare un’attività in cui non hanno più alcuna passione. Non c’è nessuna soluzione tecnica, nessuna alternativa offerta per poter tornare a fare gli operatori televisivi locali. Eventuali imprevisti saranno addirittura gestiti con un sorteggio! Si parla poi di Lombardia come se la provincia di Mantova avesse una configurazione radioelettrica molto più compatibile con quella veneta. Prendendo come riferimento sempre la Lombardia e le sue provincie abbiamo le seguenti emittenti regionali: Telecolor (LCN 18),Telereporter (13), Telelombardia (10), PiùBlu/Teletutto (12), Rete55 (17), Bergamo tv (16), che sono considerate le più importanti della regione e che nel migliore dei casi dovranno cambiare frequenza assumendone un’altra di copertura regionale (quindi non basterà l’abbandono di qualche piccola stazione locale per risolvere la cosa). E’ vero che Telelombardia e Telecolor hanno altri canali, ma resta comunque da sistemare anche TRS (storica emittente), Tlc (televisione che copre più regioni), e le tv locali insostituibili nella loro area come BGTV, La6, Brescia Punto tv. Inoltre per liberare le frequenze ex BC si dovrà trovare spazio anche per Videostar e Telesolregina. Appare scontato che non c’è soluzione. Tutte le piccole locali sono state già raggruppate sui canali: 21, 29, 32, 34, 39, 42 e se anche chiudessero tutte o si spostassero su altri mux in affitto (quali visto che resterebbero solo mux regionali?) non basterebbe comunque lo spazio. Ribadisco che il problema nasce da un fatto tecnico: non sono state riservate frequenze adatte alle locali provinciali fin dal principio. Non ci sono trasmettitori con bacino di utenza locale, non ci sono mux locali gestiti da un operatore di rete neutrale che non abbia già una sua emittente. Se si vuol far sopravvivere la tv locale provinciale vanno offerti questi strumenti, altrimenti lo si dica chiaramente che per lo stato italiano le tv locali sono illegali se non coprono almeno cinque o sei provincie. Per quanto improbabile, l’unica soluzione tecnica sarebbe adottare uno standard di trasmissione più capiente e resistente ai disturbi come il DVBT2, con compressione h264. Inoltre andrebbe creata una rete di trasmettitori cittadini che dai vari capoluoghi possano coprire le singole province senza troppe interferenze. Il vhf potrebbe essere dedicato alle tv provinciali, con mux gestiti direttamente dallo stato. Una rete ben fatta potrebbe essere adatta anche a veicolare il segnale regionale di Rai 3 liberando ulteriori risorse attualmente utilizzate in mux Rai quasi fotocopia. Inattuabile? Tecnicamente no: prima o poi il DVBT2 dovrà essere adottato anche da noi, ma giustamente la gente potrebbe non gradire il dover pagare di tasca propria quello che è stato un’altro pasticcio del nostro governo che in sei anni non ha concluso ciò che altri hanno fatto in pochi mesi. L’alternativa è abituarsi a un mondo televisivo senza tv provinciali.

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