Editoria. Commissione cultura, ok al testo per riformare i contributi

La commissione cultura della Camera ha adottato il testo di legge che delega al Governo la riforma di diversi aspetti riguardanti i contributi all’editoria.

Entro sei mesi dall’approvazione di questo, l’esecutivo dovrà stabilire i nuovi criteri di erogazione dei finanziamenti all’editoria, anche in linea con quanto affermato dalla Corte dei Conti e riportato nelle scorse settimane su questo periodico. Il primo dei punti toccati riguarda i destinatari dei fondi pubblici, i quali saranno oggetto di una “parziale ridefinizione”. Verranno ammesse “le imprese editrici che esercitano come unica l’attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale, costituite come cooperative giornalistiche, individuando per le stesse criteri in ordine alla compagine societaria e alla concentrazione delle quote in capo a ciascun socio”. Oltre a queste si includono “gli enti senza fini di lucro; e, per un periodo di tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le imprese editrici di quotidiani e periodici la maggioranza del cui capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi fini di lucro”. Infine, compresi anche quei periodici ritenuti “espressione delle minoranze linguistiche, dedicate a non vedenti e ipovedenti, delle associazioni di consumatori” e anche tutti quelli in lingua italiana diffusi all’estero; saranno invece esclusi “gli organi d’informazione di partito” e tutte quelle testate che non rispettano il contratto nazionale del lavoro giornalistico. Sarà inoltre ridotta a due anni l’anzianità prevista per accedere ai fondi. Per quello che riguarda l’entità del contributo, invece, non potrà in nessun caso eccedere il 50% dei ricavi totali dell’impresa editoriale ed è previsto che sia data la precedenza ad alcune testate in virtù dell’assunzione a tempo indeterminato di giornalisti con età inferiore ai 35 anni o che investono in formazione e aggiornamento dei dipendenti. In funzione delle copie vendute annualmente, le testate saranno suddivise in scaglioni numerici, ad ognuno dei quali corrisponderà una quota; per quello che riguarda i giornali online, si terrà conto invece dell’aggiornamento dei contenuti e del numero di utenti unici del sito web. Il testo sostiene, inoltre, che il Governo dovrà provvedere al superamento della distinzione fra testata nazionale e locale. Sarà infine obbligatorio, per chi risulterà idoneo alle condizioni, divulgare pubblicamente l’entità dei contributi ricevuti dallo stato. Tutte le misure di sostegno all’editoria confluiranno annualmente nel nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, insieme a parte delle entrate del canone Rai (fino a un massimo di 100 mln ogni anno) e le somme derivanti dalle sanzioni dell’Agcom. L’istituzione di un fondo unico per emittenti radiofoniche, televisive e per quotidiani e periodici (ripartito oltretutto annualmente), rischia di produrre una netta diminuzione dei fondi a disposizione dell’emittenza locale, che rischiano di subire un taglio significativo. (E.V. per NL)
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