Editoria. Da settembre arriva “Il Fatto”, senza padroni, senza finanziamenti pubblici

Il conto alla rovescia è iniziato ed i centralini sono già in tilt. Solo tre giorni fa è stato dato l’annuncio che da settembre sarà in edicola un nuovo quotidiano, atipico, autofinanziato e, per questo motivo, totalmente libero da qualunque ingerenza politica. Per il momento la reclamizzazione sta avvenendo solo sui canali non convenzionali, in rete, sui blog, su face book. Ma l’annuncio semi-ufficiale è stato dato lo scorso 22 maggio, a Pisa, nel corso di un incontro dal titolo “Informazione: la verità prima di tutto”; cui hanno partecipato, tra gli altri, il giornalista Marco Travaglio e l’ex direttore de “L’Unità”, Antonio Padellaro. Il quotidiano si chiamerà “Il Fatto”, citazione, omaggio (voluto o no, non è dato saperlo) alla storica trasmissione di Enzo Biagi, nel preserale di Raiuno. “Il Fatto” sarà in edicola da settembre e racconterà i fatti, quei fatti che spesso gli altri giornali nascondono o non considerano “notiziabili”. Non sarà soggetto a nessun poter politico, istituzionale od economico, sarà in edicola solo se avrà una quota di mercato che glielo consente. Già, perché una delle novità di cui questo quotidiano si fa portatore è la quasi completa dipendenza dal numero di copie vendute e dagli abbonamenti, senza i quali sarà impossibile stampare. I finanziamenti pubblici, infatti, non saranno richiesti né accettati. E questa è un’altra novità assoluta ed essenziale. La proprietà non verrà affidata a nessun gruppo editoriale, né grande impresa, né finanziata da alcun partito, ma sarà composta da una cooperativa di piccoli soci, compresi i giornalisti che vi scriveranno, che avranno quote equivalenti. In futuro, probabilmente, sarà possibile anche per i lettori divenire azionista e supportare il proprio organo di stampa libero. Può apparire paradossale ai non addetti ai lavori, ma un giornale come questo rappresenta una novità assoluta per il panorama della carta stampata in Italia, dove chiunque, persino piccole testate cittadine e sconosciute percepisce contributi statali, divenuti oramai un vero e proprio mercato di speculazione. “Il Fatto” non accetterà soldi nemmeno dai partiti e questo consentirà ai giornalisti della redazione (snella, promette Padellaro) di scrivere in totale libertà intellettuale, trattando temi che altri non trattano, per calcolo politico, problemi di notiziabilità o imposizioni dall’alto. È già in corso una campagna promozionale via internet, con un numero di telefono e un indirizzo e-mail da contattare per chiedere informazioni riguardo gli abbonamenti, costi e modalità (nei primissimi giorni, sono già state oltre 2500 le richieste giunte al centralino). A chi si abbonerà preventivamente sarà destinato un trattamento economico particolare. Sarà questa campagna abbonamenti preventiva a dire se “Il Fatto” può davvero sperare d’avere un futuro nel panorama editoriale italiano o se sarà destinato a sparire a causa delle ristrettezze economiche in cui la rinuncia ai finanziamenti politici lo destinerà. Oltre alla campagna abbonamenti, nelle prossime settimane partirà, su iniziativa di alcuni siti e blog “amici” (www.voglioscendere.ilcannocchiale.com, ad esempio), “AnteFatto”, una sorta di rubrica d’aggiornamento sull’evoluzione del progetto. Il giornale dovrebbe essere composto da 16 pagine a colori, un’edizione web molto attiva, che seguirà di pari passo l’uscita dell’edizione cartacea, e la redazione, oltre che da Padellaro (che dovrebbe fungere da direttore), sarà composta (secondo le anticipazioni date dallo stesso ex direttore de “L’Unità”) da Marco Travaglio, Furio Colombo, Maurizio Chierici e, come si legge in una delle presentazioni in rete, firmata da Travaglio, da “un gruppo di firme, di inviati di punta e di autori satirici che hanno condiviso con noi la lunga battaglia contro il regime berlusconiano, senza sconti per un’opposizione troppo spesso complice”. (Giuseppe Colucci per NL)
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