Elettrosmog, Veneto: ARPA godrà di 1/3 ricavi sanzioni amministrative irrogate

La modifica alla Finanziaria 2007 licenziata dalla Commissione Sanità del Consiglio Regionale Veneto lascia inquieti gli operatori per i suoi aspetti reconditi


E’ passata curiosamente in sordina la notizia del 27/11/2008 (lanciata anche da questo periodico) che la Commissione Sanità del Consiglio Regionale del Veneto, presieduta da Raffaele Bazzoni (Forza Italia), ha licenziato con voto unanime (sic!) una modifica alla legge finanziaria 2007 che prevede di attribuire all’ARPAV (Agenzia Regionale Protezione Ambiente Veneto) una quota dei proventi delle sanzioni amministrative in materia di inquinamento elettromagnetico. La modifica consente quindi di estendere anche ai tecnici della prevenzione dell’Agenzia regionale per l’ambiente le medesime disposizioni previste per i tecnici degli SPISAL, dei servizi igiene e sanità pubblica e dei servizi veterinari, in base alle quali un terzo degli introiti derivante dalle sanzioni va attribuito allo sviluppo e al miglioramento delle attività e dei servizi stessi. Ciò significa che il 33% del ricavato delle sanzioni irrogate dagli enti titolati, sulla base della relazioni dell’ARPAV, per mancato rispetto dei parametri stabiliti dalla legge sui campi elettromagnetici generati da impianti tlc, di radiodiffusione o da elettrodotti in Veneto, finirà nelle casse dell’Agenzia, che potrà disporne direttamente. Un pensiero inquietante sarà ora sorto a molti operatori: ARPAV come impiegherà l’importante quota economica prossimamente retroceduta dagli enti pubblici competenti che avranno irrogato sanzioni (notoriamente molto rilevanti sul piano economico) per i superamenti delle soglie di attenzione in tema di campi elettromagnetici? Cosa deve intendersi per “miglioramento delle attività e dei servizi stessi”? Per caso anche incentivi per coloro che individueranno gli untori elettromagnetici? Il dubbio è più che lecito, posto che non si vorrebbe che la delicatissima fase dell’accertamento del superamento dei limiti di legge finisse per perdere la sua finalità sociale e scientifica superiore, degenerando in una ricerca certosina di punti di sforamento con finalità di natura decisamente più materiale. L’obiettivo delle indagini ambientali e sanitarie deve essere certamente quello della tutela della popolazione dall’inquinamento elettromagnetico; tuttavia esso deve contemperare il ruolo di motore economico delle imprese, pure costituzionalmente garantito, perché, non va dimenticato, numerosi sono stati in passato in Italia gli episodi di eccesso di zelo che hanno determinato danni gravissimi alle aziende senza produrre beneficio alcuno al cittadino. Va infatti ricordato che la sanzione viene irrogata dall’ente preposto sia per una riscontrata eccedenza vicina allo zero (rispetto alla soglia) – e quindi suscettibile di risultati diversi in momenti differenti – che per un superamento consistente – e quindi concretamente incontestabile e certamente perseguibile. In sede di riforme (tanto più attraverso norme di rango secondario come quella qui discussa) dovrebbero rimanere sempre in grande evidenza i principi costituzionali che devono guidare gli interventi di ogni organo della amministrazione pubblica. Essi, pare opportuno ricordarlo, sono puntualmente scolpiti nell’ordinamento: imparzialità (la pubblica amministrazione deve trattare tutti i cittadini allo stesso modo, senza favoritismi o discriminazioni); buona amministrazione (l’azione amministrativa deve tendere a soddisfare l’interesse generale in maniera efficiente e appropriata); legalità (gli atti emanati dall’amministrazione pubblica devono sempre e solo attenersi alla legge); ragionevolezza (la P.A. deve evitare di prendere decisioni arbitrarie e irrazionali; la sua attività deve essere aderente ai dati e coerente ai criteri stabiliti dalla legge); trasparenza (il suo operato deve essere d’immediata e facile controllabilità da parte dei cittadini). Solo gli strumenti facilitatori dell’applicazione di questi principi giuridici, sacrali in un paese civile evoluto, sono gli incentivi di cui la P.A. necessita. Solo così saranno evitate ulteriori decisioni assurde ed ingiustificate, che non a caso in passato erano state censurate dagli organi giurisdizionali aditi dalle imprese.

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