Gentiloni prova a smorzare i toni: carta costituente per la rete

“Solidarietà al popolo dei blogger” da parte Ministro, che però fa una proposta di cui non si avverte, in realtà, grande bisogno”


No all’articolo 7 del ddl di riforma dell’editoria e sì ad una carta costituente che “fissi alcuni principi” per regolamentare i contenuti del web. E’ questo il pensiero del ministro Gentiloni (foto) riguardo il recente polverone sollevato dall’opinione pubblica in seguito alla proposta-shock del Consiglio dei Ministri di mettere paletti alla rete, rendendo obbligatoria la registrazione al Roc per tutti. Ci aveva un po’ provato l’esecutivo, è giusto ricordarlo, a “tappare la bocca” ai blogger ed a tutti coloro che, senza doversi registrare a nessun organo e senza dover pagare nessuna tassa, popolano il web. Salvo ritrattare e parlare di “poca chiarezza della proposta di legge” una volta assaliti dalle critiche di tutto il mondo, incluse grandi ed autorevoli testate straniere che hanno letteralmente sbeffeggiato i nostri politici parlando di “attacco geriatrico ai blogger italiani”, da parte di personaggi che “capiscono a malapena come funziona un computer, figuriamoci il web”. Il ministro Gentiloni no, invece, lui si era subito dissociato dal ddl proposto da Ricardo Levi. Nonostante non si fosse degnato nemmeno di leggerlo, lui che è ministro delle Comunicazioni. Sorvoliamo. Ora Gentiloni, autodichiaratisi dalla parte dei blogger, dopo la “presa di coscienza” da parte del governo e la relativa modifica dell’articolo 7, rilancia con una proposta che sa di “contentino”, e che finisce per risultare di dubbia utilità.
Intervistato sull’argomento, parte con preambolo in cui critica la proposta precedente: “Non si può estendere la logica della stampa alla rete (nessuno si sarebbe mai sognato di farlo se non l’avesse proposto il Cdm di cui lui faceva parte, lo scorso 12 ottobre, ndr). Il difetto della norma era la definizione, così generica da rinviare all’autorità sulle Comunicazioni una palla avvelenata. Non bisogna discostarsi molto dalla normativa vigente”.
Il difetto della norma, a nostro avviso, risiedeva nella sua stessa ragion d’essere: quale bisogno si avvertiva, all’interno del marasma che si trova attorno al nostro sistema editoriale, di regolamentare la rete con questa urgenza?
Tornando a Gentiloni, comunque, la sua solidarietà nei confronti del popolo di internet si manifesta con una proposta regolatrice del comparto-rete, sul modello della direttiva europea “Tv senza frontiere”, il cui intento è prevalentemente quello di combattere l’incitamento, in internet, all’odio razziale ed alla pedofilia. Ragioni senza dubbio ineccepibili, ma resta il dubbio che il nostro governo abbia cercato, con armi non propriamente legittime, di mettere il bavaglio al world wide web. “Certamente è importante che tutti gli attori della rete, non solo il governo, si facciano promotori di questa carta costituente”. Come dire, dopo il tentativo d’imboscata, l’alleanza. Restiamo dubbiosi.
Altra “mazzata”, infine, (e questa volta i blogger non c’entrano) per il ddl che riforma l’editoria. Si è tenuta venerdì, infatti, la terza edizione del Forum nazionale della comunicazione locale, da cui è emersa una forte insoddisfazione da parte degli editori di testate locali per il passaggio dai Tribunali all’Agcom della giurisdizione sulla registrazione delle testate (art. 29 del ddl). Il Garante ha un solo ufficio, una sola sede, che si trova a Napoli. Sono capaci di immaginare i responsabili del ddl cosa vorrà dire, d’ora in avanti, far convergere su una sola struttura le registrazioni di testate provenienti da tutto lo stivale? (Giuseppe Colucci per NL)

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