Gli 11 Giornalisti vittime di mafia e terrorismo ricordati a Roma dall’Unione cronisti italiani

«Ormai mi stavo rassegnando a pensare che toccasse solo a noi familiari, a noi superstiti, piangere queste vittime dimenticate» ha detto con fermezza e commozione Alberto Spampinato, fratello di Giovanni, ucciso dalla mafia nel ’72


da Franco Abruzzo.it

«Ormai mi stavo rassegnando a pensare che toccasse solo a noi familiari, a noi superstiti, piangere queste vittime dimenticate» ha detto con fermezza e commozione Alberto Spampinato, fratello di Giovanni, corrispondente dell’Ora di Palermo, ucciso dalla mafia nel 1972. «Questo pensiero forse più di ogni cosa in questi anni mi ha amareggiato, mi ha fatto pensare che il dolore che io e i miei cari abbiamo sofferto, la perdita che abbiamo subito fossero solo dolore privato, lutto personale di padri, madri, figli, fratelli, sorelle. Oggi voi che rappresentate il giornalismo e la Repubblica, con questa cerimonia ci dite che non è così: che il nostro dolore è anche il dolore del giornalismo e della Repubblica».

Roma, 3 maggio 2008. Per la prima volta gli 11 giornalisti uccisi dal dopoguerra e tutti quelli feriti dalla mafia, dalla camorra dai terrorismi rossi e neri sono stati ricordati insieme dai vertici delle organizzazioni giornalistiche e dai loro familiari. La cerimonia del ricordo si è svolta in concomitanza con la Giornata Mondiale della Libertà di stampa dell’Onu e dell’Unesco, chiudendo idealmente il cerchio con la creazione a Palermo del Giardino della Memoria. Ospitata nella Protomoteca del Campidoglio, ha ricevuto il saluto del neo sindaco Gianni Alemanno. Le storie di queste vittime della libertà d’informazione sono rievocate in un libro pubblicato dall’Unione nazionale Cronisti (Unci), il cui presidente Guido Columba ha parlato di «storie diverse, ma accomunate da alcuni aspetti: nessuno aveva la vocazione dell’eroe, ma nessuno si è accontentato della versione ufficiale o di comodo degli avvenimenti. Hanno fatto giornalismo d’inchiesta, sono andati a vedere di persona, hanno raccontato cose che gli altri non vedevano o non volevano vedere. Sono stati animati da carica ideale ed etica e da passione civile. Hanno interpretato il giornalismo come veicolo e garanzia di progresso sociale e democratico». Di libertà di stampa come «qualcosa che non si conquista mai, una volta per sempre» ha parlato poi il Segretario generale della Fnsi, Franco Siddi. Lorenzo del Boca, presidente dell’Ordine, ha definito il giornalismo come «il termometro della civiltà di un paese»; l’impegno dei cronisti siciliani (creatori del Giardino della Memoria) è stato evocato dal loro presidente Leone Zingales. Ma soprattutto toccanti sono state le voci dei fratelli, dei figli, delle mogli, che portano nomi scritti col sangue nella storia d’Italia: De Mauro e Casalegno, Tobagi, Fava, Rostagno ed altri ancora, compreso Emilio Rossi, che ha raccontato la sua vicenda di gambizzato dalle Br, quando era direttore del Tg1 nel 1977, due giorni dopo l’analogo attentato a Montanelli. «Ormai mi stavo rassegnando a pensare che toccasse solo a noi familiari, a noi superstiti, piangere queste vittime dimenticate» ha detto con fermezza e commozione Alberto Spampinato, fratello di Giovanni, corrispondente dell’Ora di Palermo, ucciso dalla mafia nel 1972. «Questo pensiero forse più di ogni cosa in questi anni mi ha amareggiato, mi ha fatto pensare che il dolore che io e miei cari abbiamo sofferto, la perdita che abbiamo subito fossero solo dolore privato, lutto personale di padri, madri, figli, fratelli, sorelle. Oggi voi che rappresentate il giornalismo e la Repubblica, con questa cerimonia ci dite che non è così: che il nostro dolore è anche il dolore del giornalismo e della Repubblica». Parole che riecheggiano quelle di Elena, la figlia di Giuseppe Fava («Se siamo qui è perchè non ci consideriamo più vittime»); che si legano a quelle di Giovanni, fratello di Peppino Impastato (ricordato nel film ‘Cento passì), quando ricorda che «negli anni Sessanta era impossibile perfino parlare di mafia». Parole che denunciano, come quelle di Francesco, figlio di Beppe Alfano, secondo il quale «quei giornalisti sono stati soli e oggi l’Ordine dovrebbe costituirsi parte civile nei processi. Dopo anni di processi tuttavia è stata riconosciuta da una sentenza la qualità di giornalista professionista di Mino Pecorelli, ha detto la sorella. Qualifica che ancora non aveva il giovane Giancarlo Siani, pubblicista corrispondente del Mattino da Torre Annunziata, il cui fratello ha invitato tutti, soprattutto i giornalisti giovani a leggere il libro della memoria preparato dall’Unione Cronisti Italiani. (ANSA).

NAPOLITANO, RICORDO VITTIME SIA ESEMPIO PER GIOVANI

Roma, 3 maggio 2008. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata del ricordo dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo, ha inviato al Presidente dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani, Guido Columba, un messaggio nel quale sottolinea che la manifestazione organizzata in Campidoglio a Roma «rappresenta un doveroso e significativo omaggio a quanti hanno sacrificato la vita per onorare la professione giornalistica e i suoi valori, dando testimonianza di coraggio personale, impegno civile e dedizione ai principi costituzionali di democrazia e libertà.» La Giornata, che si celebra in concomitanza con la Giornata internazionale della libertà dell’informazione indetta dalle Nazioni Unite, costituisce «una occasione di riflessione sul ruolo essenziale dell’informazione e sul principio costituzionale su cui la libertà di informare si fonda». Nel messaggio il Presidente Napolitano ha espresso «i più sentiti auspici affinchè l’esempio dei tanti giornalisti deceduti in aree di crisi e in zone di guerra costituisca parte essenziale di una memoria condivisa da trasmettere alle giovani generazioni». (Adnkronos)

SCHIFANI, SOSTEGNO A STAMPA CONTRO MAFIE E TERRORISMO. MESSAGGIO PER GIORNATA DEL RICORDO DEI GIORNALISTI UCCISI

Roma, 3 maggio 2008. «È con gratitudine che il nostro pensiero si rivolge a quanti tra i giornalisti hanno messo a rischio la vita ed in particolare ai tanti, troppi, operatori dell’informazione caduti per mani mafiose o terroristiche: uomini che ad occhi aperti hanno affrontato la morte per aprire gli occhi ai cittadini in nome della verità». È quanto si legge nel messaggio che il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha inviato al Presidente dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani, Guido Columba, in occasione della cerimonia celebrativa della Giornata del ricordo dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo, che si tiene oggi a Roma, in Campidoglio. «Il già difficile compito al servizio della verità, che è proprio dei giornalisti e tutelato dalla nostra Carta costituzionale -afferma il Presidente del Senato-, ha visto eroi civili affrontare con vera consapevolezza il rischio della vita. Ha commosso e commuove la loro passione, il loro coraggio e la essenzialità dell’approccio con il loro lavoro. Proprio questa loro consapevolezza nell’esercizio della loro missione ci rende maggiormente debitori ammirati e ci motiva ad un sostegno quotidiano e senza riserve». «La verità, parola affascinante e spietata -conclude il messaggio del Presidente Schifani-ha sempre avuto ed avrà bisogno della nobile complicità dei giornalisti». (Adnkronos)

FINI, ISTITUZIONI GARANTISCANO LIBERTÀ STAMPA

Roma, 3 maggio 2008. «La nostra storia repubblicana è drammaticamente piena di tragiche cronache che raccontano del sacrificio di questi veri e propri martiri della libertà» e la Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo deve portare a riflettere sulle «strategie possibili» perchè il diritto ad una informazione libera possa essere esercitato senza ostacoli. Le istituzioni in primo luogo devono assumersi la responsabilità di garantire l’effettiva libertà e indipendenza dell’informazione. Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un messaggio inviato al presidente dell’Unione nazionale cronisti italiani, Guido Columba. «È con autentico piacere -scrive Fini- che desidero rivolgere il mio più vivo saluto agli organizzatori della ‘Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismò, che si svolge oggi in significativa concomitanza con la Giornata della libertà d’informazione decretata quindici anni fa dell’Assemblea delle Nazioni Unite e dall’Unesco. Il diritto ad una informazione libera e plurale è solennemente sancito nella nostra Costituzione a tutela e garanzia dell’intero sistema democratico». «Tale libertà -continua il messaggio di Fini- è stata da sempre esercitata attraverso il lavoro e l’impegno appassionato e coraggioso di quanti operano nell’informazione, giornalisti ed operatori in primo luogo, che in nome della verità quotidianamente sono disposti a rischiare la propria vita. La nostra storia repubblicana è drammaticamente piena di tragiche cronache che raccontano del sacrificio di questi veri e propri martiri della libertà, tanto sul versante interno, mafie e terrorismo, quanto su quello estero, infiammato da tanti, troppi teatri di guerra». «La Giornata in loro memoria deve, perciò, essere un momento fattivo per riflettere tutti insieme alle strategie possibili perchè questo principio diventi sempre più effettivo nel nostro ordinamento e per capire quali siano i problemi in grado di minacciare il libero esercizio della professione giornalistica. Credo, in questo senso -avverte il presidente della Camera- che le istituzioni in primo luogo debbano assumersi la responsabilità di fornire quelle risposte di garanzia che sono presidio e tutela dell’indipendenza dell’informazione. A quanti oggi partecipano alla cerimonia, ai familiari delle vittime in primo luogo e a tutti i giornalisti ed operatori rivolgo, dunque -conclude Fini- il mio più sincero e fervido ringraziamento ed augurio di buon lavoro». (Adnkronos)

ALEMANNO,GIORNALISTI VITTIME MAFIE EROI MODERNI

Roma, 3 maggio 2008. «Considero i giornalisti vittime delle mafie e del terrorismo come degli eroi moderni perchè hanno portato all’attenzione della opinione pubblica profonde verità su fatti che venivano negati». Lo ha affermato il sindaco di Roma, Gianni alemanno, nel corso del suo intervento alla giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo organizzata dall’Unione Nazionale Cronisti Italiani nel giorno in cui si festeggia la Giornata mondiale della libertà di stampa. «C’era un tempo in cui si diceva ‘brigate rosse, rossissime anzi nerè – ha proseguito Alemanno – si negava l’esistenza del terrorismo rosso. Si pensava che tutto il terrorismo fosse di destra e per molti anni si è fatto finta che le Br non esistessero. Tutto questo sino all’omicidio di Moro, ma grazie all’attività di giornalisti si è fatta una operazione di trasparenza». Al termine del suo intervento nella sala della Protomoteca ai cronisti che gli chiedevano del rischio della rinascità in Italia del fenomeno terroristico, Alemanno ha risposto: «c’è sempre un rischio di fronte a noi anche se oggi le emergenze sono altre. Non credo nella risorgenza del terrorismo politico e non esasperando gli animi: oggi non c’è emergenza ma dobbiamo stare attenti». (ANSA).

INFORMAZIONE: 65 GIORNALISTI UCCISI NEL 2007

Roma, 3 maggio 2008. Il 2007 è stato l’anno più sanguinoso dell’ultimo decennio per la libertà di stampa. Sono stati 65 i giornalisti uccisi, ma si sta ancora indagando su 23 casi irrisolti. L’anno prima erano stati registrati 56 morti. Il record precedente risale a più di dieci anni fa, nel 1994, quando furono uccisi 66 reporter. L’Iraq, per il quinto anno di fila, rimane il paese dove muoiono più giornalisti: l’anno scorso sono stati 32. Il bilancio dal 1992 è di 125 giornalisti uccisi. In Russia, se non uccisi, spesso i giornalisti vengono messi in silenzio e portati in prigione. Fino al 1 dicembre 2007, la CPJ (Committee to Protect Journalists) ha registrato 127 arresti: il 17% senza alcun tipo di accusa, il 57% con accuse di «crimini contro lo stato». La Cina continua a mantenere il triste primato delle detenzioni per il nono anno consecutivo. Nonostante l’impegno a diminuire gli arresti in occasione delle Olimpiadi della prossima estate, il governo di Pechino ha imprigionato 29 giornalisti, dei quali 18 scrivevano su Internet. La maggior numero di vittime si registra nelle aree del mondo dove sono in corso guerre e crisi violente, e dove la situazione politica resta instabile, in particolare ancora in Iraq, in Afghanistan, in Pakistan (dove la campagna elettorale segnata dalla uccisione di Benazir Bhutto è stata accompagnata da numerosi assassini di giornalisti e da una serie di atti violenti e aggressioni ai media liberi), nello Sri Lanka e nelle Filippine. In Africa gravissima è la situazione in Somalia e in Eritrea, dove negli ultimi due anni si contano decine di vittime. In America Latina il più alto numero di giornalisti uccisi, feriti e aggrediti si registra in Messico, specie da parte di bande di narcotrafficanti. I reportage contro i traffici internazionali di droga e la situazione politica hanno determinato minacce e uccisioni ad Haiti, nella Repubblica Dominicana, in Colombia e Bolivia. Non dimenticando le repressioni anche violente della libera informazione in Birmania e a Cuba. (ANSA)

INFORMAZIONE: TG1, SCORRE ELENCO 65 GIORNALISTI UCCISI 2007

Roma, 3 maggio 2008. Mentre il direttore del Tg1 Gianni Riotta dedicava stasera il suo editoriale alla Giornata Mondiale della libertà di stampa, sul teleschermo in basso scorrevano i nomi dei 65 giornalisti uccisi nel 2007. «La libertà di informazione è a rischio – ha detto Riotta – Sono nel mirino i colleghi e i cronisti che, taccuino alla mano, vi raccontano il mondo perchè liberamente possiate formarvi le vostre opinioni. I dittatori mettono i giornalisti in galera – ha proseguito – in guerra si spara a vista sui reporter e nelle nostre democrazie l’informazione è minacciata da lobby occulte, mafie e falsi profeti che calunniano chi dialoga e si sforza di ascoltare. Con voi ricordiamo i colleghi e le colleghe cadute e il loro esempio che, senza retorica, ci dà la forza di informarvi con serenità, sordi alle invettive e ai ricatti. Certi – ha concluso Riotta – che la verità ci renderà tutti quanti liberi». (ANSA)

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